Un trauma vedere giovani rivoltarsi contro la propria patria

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La nuova propaganda, che si avvale principalmente del web, nasce da organizzazioni terroristiche e da paesi con lo scopo di fomentare le paure e dividere l’Europa. I parlamentari discuteranno questo pomeriggio in merito a contromisure più stringenti e maggiore collaborazione tra gli stati. Abbiamo parlato con l’autrice del rapporto Anna Fotyga (ECR, PL) sull’impatto della disinformazione e su come contrastarla: “Dobbiamo investire maggiori risorse contro la radicalizzazione”.

Che impatto ha avuto questa propaganda anti occidentale? Riguardo a ciò che è successo negli Usa ci sono parecchie teorie, per quanto riguarda l’Europa tali sforzi propagandistici potrebbero influenzare i risultati delle elezioni?

Dall’aggressione in Ucraina con successiva annessione della Crimea sono successe molte cose. Quello è stato un campanello d’allarme.

Dal nostro punto di vista, in Europa centrale e orientale avviene una influenza sui media per far passare informazioni distorte, già molto tempo prima della questione ucraina. A osservare i metodi e gli strumenti utilizzati, si può tranquillamente parlare di una continuazione della guerra fredda.

Ovviamente tutto ciò ha un’influenza nella società europea e non solo. I cittadini americani sono anch’essi sicuri bersagli della propaganda, attraverso molteplici canali.

Perché la propaganda dell’estremismo islamico, invece, ha avuto breccia su giovani musulmani spesso nati o cresciuti in Europa? Come possiamo difenderci?

Purtroppo, non si tratta soltanto di giovani musulmani. Attraverso numerosi canali e mezzi di comunicazione, gli estremisti islamici sono riusciti ad attrarre persone di età diverse e anche di religioni differenti, facendoli convertire e radicalizzandoli.

Ho incontrato molti rappresentanti delle istituzioni degli Stati membri europei, si tratta di un vero e proprio trauma vedere i giovani rivoltarsi contro la propria patria. È una sfida difficile da affrontare ma ci sarà un sostegno a livello europeo.

Abbiamo a disposizione strumenti molto eterogenei per fronteggiare la situazione; il rapporto da me proposto cita metodi di rivelazione oggettiva delle informazioni false e la necessità di descrivere come la radicalizzazione avvenga e quanto sia tragica, spesso, per intere giovani famiglie.

Ci sono supporti digitali, che sono a disposizione di tutti gli stati membri, che ci aiutano a monitorare i social media e gli eventuali casi di radicalizzazione. È un impegno molto grande ma almeno adesso siamo a conoscenza in maniera più approfondita di ciò che sta accadendo e possiamo collaborare più efficacemente.

Tuttavia, il finanziamento di queste organizzazioni rimane un problema. Bisogna investire molto di più in campagne per combattere la radicalizzazione.

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