TEMPLARI, LA VERITA’ DELLA CHIESA (AGI)

A settecento anni dai fatti, la Chiesa proclama la sua verità sul processo e la condanna dei Templari. O meglio, sul processo e la loro assoluzione perché, é questa la novità, il Papa non li condannò mai, anzi. Fu piuttosto il Re di Francia, quel Filippo IV il Bello il cui ardore religioso era pari al fascino che esercitava sulle dame e le nobildonne, a forzare la mano per metterli sul rogo. Fino al punto di sfidare il Pontefice e intimidirlo con la minaccia di uno scisma. Non voleva lo scisma, il Re, ma mettere le mani sul tesoro dei Poveri Cavalieri di Cristo. Questi, fondatori del primo sistema bancario globalizzato della storia, avevano casse di oro che custodivano nella Torre del Tempio di Parigi. Al contrario il Re, impegnato a ricostituire l’autorità della Corona ed a tenere gli inglesi lontani da Calais (erano gli inizi della Guerra dei Cent’anni), aveva le tasche vuote. E un giorno i Templari avevano commesso l’errore di mostrargli il loro tesoro. Mal gliene incolse. Sette secoli: un’eternità anche per una istituzione dal respiro lungo come la Chiesa cattolica. Tanto c’é voluto per riuscire a recuperare, studiare, valutare i documenti necessari per sfatare una delle più longeve leggende nere d’Occidente, quella che vuole il Papato alleato del Re di Francia nello sterminio dei Cavalieri Templari e nella soppressione del loro Ordine. Una tragedia, anche dal punto di vista spirituale, di dimensioni colossali, dalla quale é scaturita con il tempo una aspra lotta tra la Chiesa e quanti, rivendicando l’eredità del Tempio e accusando i papi di collusione con Filippo il Bello, sono giunti persino a sostenere che quella dei Poveri Cavalieri fosse una sorta di Chiesa alternativa, cui era stata affidata da Cristo stesso l’essenza vera del suo insegnamento. Niente di tutto questo. A dir la verità, i Templari erano piuttosto uno stato nello stato in Francia come in Aragona, e questo non mancò di avere il suo peso nelle decisioni di Filippo il Bello. Nei documenti che saranno presentati in Vaticano il 25 ottobre, scoperti da una giovane storica chiamata Barbara Frale, sono contenute le prove di una verità non piacevole per il Vaticano, ma certamente diversa dalla vulgata secolare sulla natura, i fini e la conclusione del processo che portò Jacques de Molay ed i suoi compagni a morire sul rogo in quanto eretici un giorno di marzo del 1314. Secondo le pergamene rinvenute nell’Archivio Segreto il Pontefice era del tutto estraneo alla macchinazione antitemplare. Anzi, la subì in un primo tempo e quasi la neutralizzò in un secondo. Arrivò persino ad accordare l’assoluzione al Gran Maestro ed ai suoi uomini. Voleva semmai che l’Ordine del Tempio si fondesse con quello ospedaliere di San Giovanni, ma gli fu impedito da Filippo il Bello, che agitando lo spettro di uno scisma riuscì ad ottenere che Clemente V abbandonasse Jacques de Molay al suo destino, e le ricchezze dei suoi cavalieri andassero a ridare linfa alle esauste casse del Regno di Francia. Da allora l’Ordine del Tempio, mai soppresso anche se ai suoi membri venne imposto lo sciogliete le fila per le indegnità effettivamente commesse (abiura della fede, sputo sulla croce nella cerimonia di ingresso, baci osceni e in qualche caso sodomia), può essere riportato in vita in ogni momento. Ma solo una persona può farlo: il Papa erede di Pietro, colui che assolse il Gran Maestro una sera d’estate del 1308. A fare luce sul mistero della fine dei Templari una pergamena di 70 centimetri per 58, più o meno quanto una cartina geografica. La firmano i tre membri della commissione d’inchiesta pontifica inviata a Chinon a processare i vertici dell’Ordine, tutti cardinali: Berenger Fredol, parente dello stesso Clemente V, Etienne de Suisy e Landolfo Brancacci. Quest’ultimo considerato, tra l’altro, esponente del partito filo francese all’interno della Curia. (AGI)

ECCO LA VERITÀ DELLA CHIESA (2)
(AGI) – Roma, 24 ott. – “Poiché vedemmo che il Gran Maestro era pentito di ciò che aveva fatto”, scrivono i prelati in quello che é al tempo stesso un verbale di seduta ed una relazione per il Papa, “e poiché i frati ne fecero richiesta, e rilasciarono le loro deposizioni con tale umiltà da meritare davvero la Misericordia di Dio, abbiamo concesso l’assoluzione nella forma consueta della Chiesa, restituendoli alla comunione dei fedeli e all’amministrazione dei sacramenti”. Poche frasi che stravolgono secoli di ricerca storiografica, facili certezze e luoghi comuni. Una storia che incomincia quando Clemente V, primo papa francese della cattività avignonese, venne colto di sorpresa dall’annuncio dell’avvenuto arresto dei Templari presenti sul territorio di Francia. Tra questi anche il Gran Maestro dell’Ordine. Per quest’ultimo si trattava quasi di una trappola tesa da mesi: la sua residenza abituale era Cipro, quartiere generale dell’Ordine dopo la presa di San Giovanni D’Acri da parte saracena. Jacques de Molay era venuto in Francia per discutere con il Papa di un suo progetto: la fusione degli ordini cavallereschi in un ordine unico, cui affidare il rilancio della Crociata. Un progetto condiviso dallo stesso Filippo il Bello, che però intendeva porre a capo del nuovo rodine un esponente della sua famiglia, acquisendo così un ruolo preminente tra tutte le corti europee. Ma Filippo aveva anche un altro progetto: entrare in possesso delle ricchezze dell’Ordine che lui stesso aveva potuto ammirare anni prima nella Torre del Tempio di Parigi, dove si era rifugiato per sfuggire ad una rivolta popolare. Arrestati e torturati sotto la supervisione dell’Inquisizione di Francia, De Molay e gli altri templari confessano ed ammettono tutto: idolatria e sodomia. Messo di fronte al fatto compiuto, Clemente sceglie di non affrontare di petto il Re. Invia una prima legazione per un processo autonomo, ma i suoi rappresentanti non riescono nemmeno a condurre un interrogatorio: sono bloccati dagli avvocati del Re. Mentre tornano a Poitiers, residenza pontifica, Filippo fa pubblicare le confessioni estorte con la tortura. Una mossa che decide dopo che de Molay, mostrando i segni delle torture, ha ritrattato ogni ammissione. Il Papa agisce allora su un doppio binario: da una parte denuncia lo scandalo della condotta di alcuni templari (le oscenità in occasione della cerimonia di ammissione gli erano state confermate ben prima che scattassero gli arresti ordinati dal Re). Dall’altra crea una nuova commissione, dotata di pieni poteri, che dovrà tornare a Parigi a interrogare il Gran Maestro. Sulla carta la posizione di Filippo il Bello é fortissima, ma in realtà il Re rischia grosso. La commissione, come da diritto canonico, potrebbe addirittura aprire un procedimento contro di lui per calunnia, qualora appurasse che le accuse sono false. Un reato per cui può arrivare anche una scomunica. Filippo capisce che aria tira quando il Papa sospende dalle sue funzioni tutta l’Inquisizione di Francia, che si é resa complice della Corona nell’estorcere le confessioni. Filippo IV minaccia, fa pubblicare libelli diffamatori in cui si accusa il Papa di condotta dissoluta, ma alla fine deve cedere: la commissione papale vedrà i Templari per interrogarli liberamente. Il convoglio parte nel giugno del 1308 alla volta di Poitiers, ma a sue terzi del cammino la scorta blocca nel castello di Chinon il Gran Mastro e gli alti gradi dell’Ordine. Troppo malati per proseguire, fa sapere. Il Papa riceve ed assolve i Templari che compaiono di fronte al suo cospetto. Poi, praticamente di nascosto, invia tre emissari a Chinon. É qui che ha luogo l’assoluzione. I Templari possono continuare a vestire le insegne dell’Ordine. Ma Filippo, nel giro di pochi giorni, apre un nuovo fronte. (AGI)

IL BRACCIO DI FERRO TRA IL RE ED IL PAPA

(AGI) – Roma, 24 ott. – Nove anni di braccio di ferro, posta in gioco: il destino del più potente e ricco ordine monastico cavalleresco del Medioevo. Queste le tappe della sorda lotta tra Papa Clemente V e Filippo il Bello re di Francia. Un duello che cambiò molto della storia dei secoli successivi.
1305 – Sale al Soglio di Pietro Clemente V, al secondo Bertrand de Mot. Colto discendente della miglior nobiltà borgognone, é stato eletto con l’appoggio determinante della Corona di Francia (la cattività avignonese é appena iniziata). Nei giorni in cui riceve la tiara pontificale, Clemente viene informato da Filippo il Bello delle dicerie che circolano sui templari. In realtà il Re versa in gravi problemi economici dovuto alla guerra con l’Inghilterra, ed ha messo gli occhi sulle ricchezze dell’Ordine. Inoltre, convinto com’é della preminenza dei suoi poteri e della sua figura, non ama avere in Francia un vero e proprio stato nello stato, cosa che invece sono i Templari.
24 agosto 1307 – Cosciente delle voci insistenti riguardanti la condotta dei Templari – ma anche delle mire francesi sul tesoro del Tempio – Clemente V papa annuncia a Filippo il Bello l’intenzione di avviare un’inchiesta sull’Ordine. Il Gran Maestro stesso, Jacques de Molay, si trova dall’inizio dell’anno in Francia, dopo aver lasciato il quartiere generale di Cipro. É stato convocato dal Papa stesso per discutere la fusione, cui il Templari si oppongono, con gli Ospedalieri di San Giovanni. Il Papa vuole rilanciare, con questa fusione, la Crociata. Il Re di Francia é d’accordo sulla fusione, ma vuole che a capo del nuovo ordine monastico-cavalleresco vi sia sempre un membro della sua famiglia. Una cosa che darebbe ai Capetingi un potere immenso in Europa.
13 ottobre 1307 – Con un atto improvviso e illegale, Filippo IV re di Francia fa arrestare in un solo giorno tutti i Templari presenti sul suolo del suo regno. Accuse: eresia, sodomia, pratiche oscene, adorazione di dei. I Templari, per antico diritto, ricadono sotto la diretta giurisdizione del Papa, il solo a poterli giudicare. Filippo IV, invece, si accorda con l’Inquisizione francese per condurre una inchiesta autonoma.
25 ottobre 1307 – Il Gran Maestro del Tempio, Jacques de Molay, dopo essere stato torturato e tenuto in isolamento, confessa pubblicamente le sue colpe ed ammette i reati più gravi. Lo fa di fronte ad una assemblea di teologi e professori di diritto della Sorbona, riunita appositamente a Notre Dame. Ammette il triplice rinnegamento del Crocifisso, sul quale ha sputato durante la cerimonia di investitura, e rivela l’esistenza di pratiche oscene. É solo una parte delle accuse mosse all’Ordine, ma é anche quanto basta per sostenere l’azione illegale del Re. Ma pochi giorni dopo, sempre a Notre Dame, de Molay ritratta altrettanto pubblicamente, e si toglie la veste per mostrare a tutti i segni delle torture subite.
27 ottobre 1307 – Il Papa, allarmato ed incredulo riguardo la confessione del Gran Maestro, decide di inviare una prima legazione per appurarne la fondatezza. La commissione si mette in cammino da Poiters, dove si trova la corte papale, portando una bolla pontificia, la “Ad preclaras sapientiae”, che molto diplomatica nei toni ribadisce l’esclusiva competenza del Vescovo di Roma sulla questione. La missione é un fallimento: gli inviati del Papa non riescono né a sentire i Templari imprigionati, né a farsi ricevere in udienza da Filippo. Si devono accontentare di una serie di incontri, infruttuosi, con il Consiglio del sovrano e i suoi avvocati. (AGI)

IL BRACCIO DI FERRO TRA IL RE ED IL PAPA (2)
AGI) – Roma, 24 ott. –
7 novembre 1307 – Filippo il Bello fa pubblicare le confessioni, estorte con la tortura, dei 250 Templari interrogati sul territorio francese. Anche qui sono frequenti le ammissioni di colpe gravi. Intanto Jaime II di Aragona, l’altro regno su cui i Templari sono particolarmente presenti, prende tempo prima di seguire l’esempio della corte di Francia.
22 novembre – Il Papa promulga la “Pastoralis Preminantiae”, bolla con cui denuncia lo scandalo dei Templari, chiede a tutti i sovrani cattolici di arrestare i frati presenti sotto le rispettive giurisdizioni e di mettere sotto custodia i loro beni. Formalmente la linea di Filippo il Bello sembra prevalere, in realtà Clemente V sta giocando d’anticipo per impedire che il suo esempio sia seguito altrove. In questo modo, infatti, si impedisce che eventuali nuovi processi vengano celebrati sotto l’egida delle Inquisizioni locali.
30 Novembre 1307 – Un concistoro voluto da Papa Clemente V decide l’invio di una seconda commissione d’inchiesta incaricata di interrogare il Gran Maestro ed i suoi più stretti collaboratori. Alla commissione vengono dati pieni poteri: condannare i Templari, assolverli, persino scomunicare Filippo il Bello e lanciare l’interdetto sul Regno di Francia se, come in passato, dovesse essere impedito agli inviati della Santa Sede di vedere e interrogare liberamente i prigionieri. Gli inviati hanno pieni poteri di legare e di sciogliere: potranno anche assolvere pienamente i frati prigionieri.
Dicembre 1307 – Scontro tra il Consiglio del Re ed i messi papali. Gli avvocati della corte di Francia hanno capito che la partita é molto pericolosa: secondo il diritto canonico, accettato dalla stessa Inquisizione, un’accusa infondata avrebbe potuto significare con una condanna ufficiale per chi l’ha mossa, cioé il Re di Francia stesso. Se le confessioni fossero risultate estorte, Filippo avrebbe potuto incorrere nelle peggiori sanzioni ecclesiastiche.
Gennaio 1308 – La legazione riesce ad entrare in contatto con i Templari in carcere. Con uno stratagemma, Jacques de Molay ordina a tutti di ritrattare le confessioni rilasciate sotto la giurisdizione del Grande Inquisitore di Francia, Guglielmo di Parigi, il che avviene. Con una bolla di punizione, Clemente V sospende dalle sue funzioni Guglielmo di Parigi e tutta l’Inquisizione francese.
19 febbraio 1308 – Filippo il Bello reagisce con una lettera di minacce a Clemente V: é suo dovere sradicare l’eresia dalla Cristinità, pena l’essere considerato il fico sterile della parabola. L’avvertimento é esplicito. Il re fa anche circolare una serie di libelli diffamatori anonimi in cui il Pontefice é accusato, di avere un’amante nella persona della contessa Brunissenda di Perigord.
Maggio 1308 – Filippo il Bello pare cedere: cessa la campagna di denigrazione a danno del Papa e viene permesso ad un certo numero di Templari in sua custodia di recarsi a Poitiers per essere processati al cospetto del Papa.
Giugno 1308 – Il convoglio dei Templari parte alla volta di Poitiers, Tra loro c’é anche Jacques de Molay. Arrivati a due terzi del tragitto, però, gli uomini del re che scortano i prigionieri fanno ripartire tutti meno de Molay ed altri quattro Templari di primo piano. Le loro condizioni fisiche non permettono il trasporto, spiegano. I cinque restano pertanto incarcerati nel segrete del Castello di Chinon, sulla Loira. Il papa interroga personalmente i Templari comparsi al suo cospetto.
11 luglio 1308 – I Templari giunti nel frattempo a Poitiers vengono ascoltati ed assolti dal Papa. Nei loro confronti cade del tutto l’accusa di eresia. Sono semmai colpevoli a titolo individuale di pratiche non ortodosse (ma cade anche l’accusa di omosessualità). La questione é risolta con il perdono papale e l’imposizione di una penitenza. L’Ordine in sé, comunque, é salvo, ed ai Templari é concesso di continuare a vestirne le insegne. Assolti dal Papa, però, i Templari restano sotto custodia del Re. In pratica, agli arresti. (AGI)

IL BRACCIO DI FERRO TRA IL RE ED IL PAPA (3)
(AGI) – Roma, 24 ott. –
13 luglio 1308 – La Corona di Francia riapre il caso di Bonifacio VIII, predecessore di Clemente V ed accusato di simonia (avrebbe comprato l’elezione al soglio), stregoneria e di aver fatto morire Pietro da Morone, quel Celestino V che aveva abdicato al Pontificato spianandogli la strada all’elezione. Bonifacio VIII, morto poco dopo essere stato tratto in arresto ad Anagni dalle truppe francesi guidate da Guillame di Nogaret, avrebbe dovuto essere processato e condannato post mortem, ed i suoi atti pubblici dichiarati nulli. In un discorso pubblico dai toni apocalittici l’avvocato del Re Guillame des Plaisians, vera mente giuridica dello scontro con il Papa insieme a Guillame de Nogaret, chiede che il Papa canonizzi Celestino V, assolva lo stesso Nogaret e faccia bruciare sul rogo per stregoneria le ossa di Bonifacio VIII. Non si tratta solo di pretesa giustizia retroattiva: Filippo IV, se otterrà ragione, avrà in mano le armi giuridiche per dimostrare che tutta la linea di successione pontificale a Papa Caetani é nulla, a cominciare dall’elezione di Clemente V e dei suoi atti ufficiali.
12 agosto 1308 – Clemente V ordina l’apertura di inchieste sui Templari in tutta la cristianità. Non dovranno essere condotte, però, dalle Inquisizioni, ma dai vescovi competenti sulle diocesi. Si protrarranno tra il 1309 ed il 1311.
17-20 agosto 1308 – Una nuova commissione si reca quasi segretamente al Castello di Chinon. Ascolta, pondera, alla fine emette il suo giudizio (il Papa le ha conferito, anche in questo caso, pieni poteri). Assolti, tutti, con le stesse modalità e disposizioni di coloro che hanno potuto raggiungere Poitiers. La partita sembra chiusa, ma anche in questo caso Jacques de Molay resta sotto la custodia del Re di Francia. Una nuova bolla sospende (ma non scioglie) l’Ordine per le gravi irregolarità del cerimoniale di ingresso. Le decisioni finali verranno prese in un concilio che si terrà a Vienne.

IL BRACCIO DI FERRO TRA IL RE ED IL PAPA (4)
AGI) – Roma, 24 ott. –
Settembre 1309 – A sorpresa, in una lettera inviata ai vescovi nelle cui diocesi si trovavano commanderie templari (e che in buona parte non avevano ancora avviato alcun processo, in attesa di ulteriori disposizioni), Clemente V annuncia di aver rinunciato al progetto di riforma dell’Ordine. Il Pontefice si rende conto che da parte francese si sta profilando il pericolo di un vero e proprio scisma.
Ottobre 1309 – Filippo il Bello fa arrestare e condannare al rogo per stregoneria, in un processo molto simile a quello intentato contro i Templari, il vescovo di Troyes, Guichard. La Chiesa é di nuovo sotto attacco da parte del Sovrano.
1310-1311 – Una nuova inchiesta sui Templari viene condotta a Parigi. Jacques de Molay, che non é mai uscito dal carcere, ritratta in parte le ammissioni contenute nel verbale del processo ecclesiastico di Chinon, al termine del quale é stato assolto. Legalmente ora é un “relapso”, vale a dire un peccatore che ha deciso prima di pentirsi e poi di tornare volontariamente al peccato. Il braccio secolare, cui la Chiesa affida in questi casi gli impenitenti, può applicare la Lex de Majestate e mandare sul rogo.
1312 – Il Concilio chiamato a decidere sulla sorte dell’Ordine dei Templari si tiene a Vienne. I Poveri Cavalieri sono sciolti per le colpe commesse, ma l’istituzione non viene né condannata, né soppressa.
17 marzo 1314 – Mentre Clemente V, praticamente agonizzante, si trova lontano dalla sede papale, Filippo il Bello fa prelevare dal carcere Jacques de Molay e i suoi compagni di prigionia. Sono trascinati di fronte ad un Concilio, che dovrebbe deciderne la definitiva condanna. Ma le loro testimonianze fanno sorgere più di un dubbio tra i prelati presenti, ed il Re fa immediatamente sospendere il Concilio.
18 marzo 1314 – Ultimo atto della tragedia: il Gran Maestro ed i suoi compagni sono portati su un’isolotto in mezzo alla Senna, dove sono messi al rogo all’insaputa del Papa e dell’alto clero. Secondo alcune fonti, lo stesso popolo di Parigi cerca di opporsi all’esecuzione, e viene disperso. De Molay, salito sul rogo, chiede che gli si allentino le corde per poter pregare, e muore rivolgendosi alla Madonna di Notre Dame, dove sette anni prima si era spogliato per mostrare a tutti i segni delle torture subite. (AGI)

I MASSONI RIBATTONO, ORA PIÙ GRAVI LE COLPE DEL PAPA
(AGI) – Roma, 24 ott. – Troppo tardi per rovesciare il giudizio storico, la nuova pergamena non cambia nulla: i templari furono sacrificati sull’altare dell’interesse economico del Re di Francia, e il Papa non riuscì a difendere “i suoi figli”, per debolezza ma anche probabilmente “perché davano fastidio anche a lui”. Il giudizio di Claudio Bonvecchio, ordinario di Filosofia Politica all’Università di Trieste e noto studioso massone, sul comportamento di Clemente V é severo: i documenti inediti sul processo ai templari “non scagionano l’operato del Papa, anzi lo aggravano. É chiaro che Clemente é stato costretto dalla situazione, dai rapporti con la Francia, dalla debolezza della Chiesa del ‘300. Senza dubbio ha avuto una posizione di acquiescenza verso il Re Filippo IV, e se ha avuto dei ripensamenti (persino l’assoluzione ai Templari?) non é riuscito a far valere la sua autorità”. I Templari vengono insomma schiacciati senza pietà da Filippo il Bello, con accuse “non verificabili, e che tra l’altro erano tranquillamente addebitabili anche ad altri: si parlava di idolatria, ma anche papa Silvestro II pregava davanti a un idolo a forma di testa”. Ma la Chiesa, secondo lo studioso massone, non ne esce bene in ogni caso: “Chiedere scusa 700 anni dopo mi pare un pò tardi, e non cambia nulla sul giudizio storico di quella tragica vicenda del ‘300”. Se é vero che la fine dei templari ha fatto nascere diversi filoni leggendari, tra cui quello di una discendenza diretta dall’Ordine proprio della massoneria, “non c’é nessuna prova – tiene a sottolineare Bonvecchio – su rapporti diretti. Certo alcuni aspetti spirituali, come gli ideali della cavalleria, sono riscontrabili anche nella Massoneria. E se i Templari, come sembra, avevano un fondo gnostico, questo certo li rende affini alla Libera Muratoria, che attinge nella filosofia gnostica parte della propria identità. E poi c’é un’idea di universalismo, che muoveva i Cavalieri, che hanno anche i massoni. Ma la Chiesa ha schiacciato, o lasciato che venissero schiacciate, queste istanze, come ha fatto tante volte prima e dopo”. (AGI

LA LEGGENDA NERA DEI CAVALIERI ERETICI
(AGI) – Roma, 24 ott. – É l’alba gelida del 21 gennaio 1793, e la grande piazza parigina che ospita la ghigliottina assiste a uno spettacolo incredibile: la decapitazione di un Re. Quando la testa di Luigi XVI cade, dalla folla, racconta la leggenda, si leva una voce: “Oh, Jacques de Molay! Tu sei vendicato!”. Il riferimento é all’ultimo Gran Maestro templare, fatto giustiziare quasi cinque secoli prima da un altro re capetingio, Filippo IV, e che aveva giurato vendetta prima di soccombere alle fiamme. La “vendetta del templare” é solo una parte di una grande e articolata leggenda, la leggenda dei templari, che ha conosciuto nei secoli diverse incarnazioni, fino all’ultima, quella del post-codice da Vinci, dove si mischiano fantasy, horror, medievalismo a buon mercato, e si incrociano le leggende sul Graal, la Sindone, la supposta fuga di Gesu’ (che non sarebbe morto sulla croce) fino in Francia.
Un calderone che nasce sin dalla fine della storia “terrena” dei templari, con la soppressione ai primi del ‘300: cavalieri innocenti e perseguitati per Dante, eretici per Raimondo Lullo e Arnaldo da Villanova, maghi e alchimisti neri per Agrippa di Nettesheim, punto di riferimento morale e filosofico per Giordano Bruno. Nel ‘500 e nel ‘600 nasce una mitizzazione “positiva” dello scomparso Ordine, in coincidenza con il revival per tutto ciò che é “medioevo” in Europa, insieme con il terrore per i musulmani alle porte di Vienna.
Gli scomparsi templari allora divengono i campioni del cristianesimo contro l’Islam, ma anche, in una visione che risente del neonato protestantesimo, colpevoli di essere diventati troppo ricchi e superbi, troppo “papisti”. Ma il secolo d’oro della leggenda templare é il ‘700: gli uomini dell’illuminismo amano l’idea di nobiltà e cavalleria, di cui l’Ordine viene identificato come archetipo e modello, ma soprattutto nascono e si diffondono le Logge massoniche, ricollegate alla costruzione del Tempio di Salomone, e all’antichissima sapienza esoterica del leggendario Re biblico.
Chi meglio dei templari può incarnare questi miti, loro che nel Tempio vissero e ne furono custodi al tempo del loro splendore? Lo scozzese André-Michel Ramsay, uno dei padri della massoneria, nel 1738 collega esplicitamente le origini delle organizzazioni massoniche alle crociate: i cavalieri, ispirandosi alle misure del Tempio , avrebbero in questa visione rinnovato l’architettura sacra europea immettendovi il segreto messaggio di sapienza, di bontà, d’amore derivato dagli insegnamenti del Re profeta.
Con la Rivoluzione francese e la morte di Luigi XVI cade anche il velo “legittimista” che attaccava i templari per difendere la stirpe stessa di Luigi, rea di aver soppresso l’Ordine. In odio ai capetingi, si diffonde il mito dei Templari “vittime” di una cospirazione perché autentici cristiani, custodi di segreti e insegnamenti appresi nei secoli in Terrasanta, che la Chiesa e la Monarchia hanno occultato. E che, naturalmente, la massoneria intende riprendere. Quello dei templari sarebbe il vero cristianesimo, appreso dagli esseni: un cristianesimo esoterico, rivelato da Gesu’ a Giovanni, mentre il popolo cristiano era relegato al cristianesimo “essoterico” di Pietro, e della Chiesa. E la leggenda vuole che Giacomo di Molay, prima di morire, avesse affidato la preziosa eredità del sapere templare ad alcuni seguaci che, finiti in Scozia, hanno tramandato il mito.
É la nascita leggendaria della Massoneria. Ma il secolo dei Lumi presenta anche tentativi di ricreazione dell’Ordine: nel 1764, nel castello turingio di Altenberg, due ricchi proprietari terrieri convinti di essere capi templari di sfidano a duello in armatura medievale, e alla testa dei rispettivi seguaci, ma uno dei due (il padre del neotemplarismo, Karl von Hund) fugge dalla sfida, per poi morire in prigione. Ma se i “nuovi templari” finiscono presto nel ridicolo, il mito dei templari autentici non accenna a svanire. Il celebre Cagliostro, davanti all’inquisizione romana, parla dei cavalieri come una sorta di setta “in sonno”, sopravvissuta allo scioglimento ufficiale e tuttora pronta a combattere per la distruzione della religione cattolica e delle istituzioni monarchiche. (AGI)

LA LEGGENDA NERA DEI CAVALIERI ERETICI (2)
(AGI) – Roma, 24 ott. – É la teoria suggestiva (e decisamente infondata) del “complotto universale”, che va per la maggiore alla fine del ‘700: una linea ininterrotta che va dal mitico Vecchio della Montagna, gran maestro della Setta degli Assassini, fino alla presa della Bastiglia e all’opera eversiva di Luigi Filippo d’Orleans, che diede il suo voto (peraltro decisivo) a favore della decapitazione del cugino Luigi XVI. Una galleria di personaggi “neri”, da Mani a de Molay, da Cola di Rienzo a Cromwell, da Masaniello a Robespierre. E , ancora, il mito della sopravvivenza: salta fuori un documento (falso) che proverebbe l’esistenza di Gran Maestri segreti dell’Ordine dalla morte del di Molay al presente. Ancora nei primi dell’Ottocento i “Neotemplari” si riorganizzano, visti di buon occhio da Napoleone, e il governo imperiale invia uno studioso a Roma per spulciare tra le carte vaticane (con buona pace del papa, prigioniero a Fontainebleau) e trovare finalmente il “segreto templare”. Il viaggio finì con un nulla di fatto, e il crollo di Napoleone coincide con quello dei neotemplari. Il mito sopravvive, anzi cresce, con il romanticismo: i templari fanno la loro comparsa nelle pagine di Walter Scott, di Balzac, di Victor Hugo. E esoterismo, gnosticismo, mito del Graal e sapienza egizia e “giovannita” si fondono nel mito templare di fine ‘800, insieme alla pubblicazione del Ramo d’Oro di James Frazer. Ai templari si rifà il gruppo esoterico (mai esistito) del Gran Priorato di Sion, che costruisce l’ultima, più celebre incarnazione della leggenda. Il ricco tesoro dei templari, scampato alla persecuzione del Trecento, sarebbe in Francia, in un paesino chiamato Rennes le Chateau, e un umile parroco misteriosamente arricchitosi lo avrebbe trovato sotto la sua chiesa. Nel tesoro sarebbe compreso anche il Graal, coppa che raccolse il sangue di Cristo, dispensatrice di vita eterna. Ma il vero, grande segreto dei templari sarebbe da far tremare i polsi (ne sa qualcosa Dan Brown, che con il suo Codice da Vinci si é arricchito proprio riprendendo la vecchia leggenda): Gesu’, scampato alla croce, avrebbe sposato la Maddalena, e fuggita in Francia l’illustre coppia avrebbe dato vita alla stirpe dei Merovingi, i primi re di Francia. I templari, insomma, vivono e lottano. Pronti a tornare nel mondo, per dominarlo, forti del potere del Graal, della sapienza contenuta nell’Arca dell’Alleanza (che naturalmente custodirebbero loro), del vero messaggio cristiano tradito da due millenni di cattolicesimo. Comparse inconsapevoli del revival del fantasy legato alle Crociate (ben incarnato negli Indiana Jones di Spielberg), allegramente canzonati da Umberto Eco nel suo Pendolo di Foucault, i templari possono purtroppo essere ancora una cosa seria: uno pseudo “Ordine del Tempio Solare” ancora nel 1994 in Svizzera e nel 1995 in Francia ha chiuso la sua storia con due suicidi collettivi di massa. Forse, commenta lo storico Franco Cardini nel suo “Templari e templarismo. Storia, miti e menzogne”, “il vuoto culturale e il disorientamento morale che in Occidente stanno alla base della fortuna delle sette.non sono da prendere alla leggera”. (AGI)

TRIONFO E CROLLO DEI POVERI CAVALIERI DI CRISTO
(AGI) – Roma, 24 ott. – Custodi di segreti mitici ed esoterici, “setta” dedita a riti imperscrutabili, occultisti, eretici. É quasi impossibile tracciare una storia dei Templari prescindendo dalla loro leggenda, che dura fino ai nostri giorni. Eppure l’ordine dei cavalieri Templari ha un posto solido nella storia, non solo nel mito. I Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis (Poveri Compagni di Cristo e del Tempio di Salomone) nascono probabilmente nel 1118 in Terrasanta, da un nucleo, narra la tradizione, di nove virtuosi cavalieri. Solo pochi anni prima la Palestina era stata riconquistata dai Crociati. Ed é proprio il Re Crociato Baldovino II di Gerusalemme a consegnare ai neonati cavalieri alcuni locali del palazzo reale, a un passo dal Tempio di Salomone, da cui il nome. Nello stesso periodo, nascono l’ordine del Santo Sepolcro, quello di San Giovanni dell’Ospedale (i futuri Cavalieri di Malta), dei Teutonici e molti altri ancora. Ma sono i Templari i primi a inaugurare una figura inedita di ordine religioso: la loro regola monastica prevede oltre ai tre voti di castità, povertà e obbedienza quello della lotta armata senza quartiere agli infedeli. I Templari sono un ordine militare, monaci guerrieri incaricati di controllare la sicurezza nelle strade di Gerusalemme, cavalieri con la croce pronti a morire in difesa dei luoghi santi, dei pellegrini che giungono da tutta Europa e del conseguente fiume di denaro che comincia a scorrere in Terrasanta. La loro immagine ci é tramandata da Bernardo di Chiaravalle, grande teologo cistercense: “”Una nuova cavalleria é apparsa nella terra dell’Incarnazione… essa é nuova, dico… che si combatta contro il nemico non meraviglia… ma che si combatta anche contro il Male é straordinario… essi non vanno in battaglia coperti di pennacchi e fronzoli, ma di stracci e con un mantello bianco… essi non hanno paura del Male in ogni sua forma… essi attendono in silenzio ad ogni comando aiutandosi l’un l’altro nella dottrina insegnata dal Cristo”. Vestiti con la tunica bianca dei cistercensi sormontata da una croce rossa, i cavalieri devono sottostare a una regola durissima. Vietato qualsiasi contatto con le donne (non si può baciare neanche la madre), é abolito tutto ciò che é divertimento, non si può ridere scompostamente, parlare troppo o urlare senza motivo. In inverno la sveglia é alle quattro del mattino, in estate alle due, e bisogna dormire “in armi” per essere sempre pronti alla battaglia. Ma i Templari non sono solo soldati, per quanto singolari: grazie a un’organizzazione puntigliosa e moderna, e ai generosi lasciti, l’Ordine in pochi anni acquisisce terre, castelli, casali, e costituisce in tutta Europa degli insediamenti agricoli ed economici, “teste di ponte” per i regni crociati d’oltremare. In epoca normanna, dopo la pace del 1139 tra Ruggero II d’Altavilla e Innocenzo II, approda nel sud Italia, aprendo le sue “domus gerosolimitane” soprattutto in Puglia, con la sede più importante a Barletta. Potenti, ricchissimi, temuti: i templari hanno il loro quartier generale nella Cupola della Roccia, uno dei più importanti luoghi di culto islamici, che ribattezzano “Tempio del Signore”, perché convinti di trovarsi nel luogo dell’antico tempio di Gerusalemme. E non pagano le tasse (esentati da papa Innocenzo II dal 1139). Il ‘200 é il secolo d’oro dei templari, il più importante ordine militare di tutta la cristianità. Ma il tramonto é vicino: nel 1291 crolla Acri e gli ultimi lembi di territorio cristiano in Terrasanta tornano in mano ai musulmani. Rimangono sepolti in Palestina, dopo meno di due secoli di dominio, oltre 12.000 cavalieri Templari. Lo scioglimento ufficiale ad opera del Re di Francia Filippo IV (con papa Clemente V che, si scopre ora, era tutt’altro che favorevole alla persecuzione) risale al 1312. I templari sono condannati per eresia, sodomia, idolatria. I ricchi beni monetari, terrieri e immobiliari dell’Ordine vengono incamerati dall’indebitato re capetingio, e l’ultimo Gran Maestro, Jacques de Molay, viene arso vivo davanti alla cattedrale di Parigi. Con lui, bruciava anche Geofrey de Charnay, il primo europeo ad aver posseduto la Sacra Sindone. Da allora, sceso il silenzio sulla vicenda storica dei Templari, é solo leggenda. Nera. (AGI)

IL PROCESSO AL GRAN MAESTRO NELLA PERGAMENA DI CHINON
AGI) – Roma, 24 ott. – Questo il testo del processo al Gran Maestro dei Templari, Jacques de Molay, riferito nella Pergamena di Chinon, con cui il Papa assolse i Templari dalle accuse loro mosse dal Re di Francia Filippo il Bello.. Ai Templari venne restituita, con essa, piena dignità, e l’autorizzazione a prendere i sacramenti ed a vestire le insegne dell’Ordine. “In nome Dio amen. Noi per misericordia divina cardinali preti Berengario del titolo dei Santi Nereo e Achilleo, e Stefano del titolo di San Ciriaco in Termis, e Landolfo, cardinale diacono del titolo di Sant’Angelo, rendiamo noto a chiunque visionerà ©l presente e pubblico documento quanto segue: dopo che, recentemente, il santissimo padre e nostro signore Clemente, per divina provvidenza sommo pontefice della sacrosanta e universale Chiesa di Roma, a causa di quanto riportato dalla pubblica voce e dalla accesa denuncia dell’illustre re dei Franchi, e di prelati, duchi, conti, baroni e altri nobili e non nobili del medesimo regno di Francia fece istruire un’indagine contro alcuni frati, preti, cavalieri, precettori e sergenti dell’ordine della Milizia del Tempio relativa a quei fatti che riguardano tanto i frati dell’ordine quanto la fede cattolica e lo stato dell’ordine medesimo, e per i quali fatti essi sono stati pubblicamente diffamati, lo stesso pontefice, volendo e intendendo conoscere la pura, piena e integra verità sugli alti dignitari del detto ordine, cioé il frate Jacques de Molay, gran maestro di tutto l’ordine dei Templari, e i frati Raymbaud de Caron, precettore d’Oltremare, e i precettori delle magioni templari Hugues de Perraud in Francia, Geoffroy de Gonneville in Aquitania e Poitou, Goeffroy de Charny in Normandia, ordinò e incaricò noi, con mandato speciale ed impartito espressamente dall’oracolo della sua viva voce, affinché, accompagnati da notai pubblici e testimoni degni di fede, ricercassimo con attenzione la verità nei confronti del gran maestro e degli altri precettori sopra nominati interrogandoli rigorosamente uno ad uno”. “Nell’anno millesimo trecentesimo ottavo dalla nascita del Signore”, prosegue il racconto della Pergamena di Chinon, “nella sesta indizione, il giorno diciassettesimo del mese di agosto e nell’anno terzo del pontificato di nostro signore papa Clemente V, nel castello di Chinon, diocesi di Tours, costituitosi di persona il frate Jacques de Molay, cavaliere e gran maestro dell’ordine del Tempio, dopo che ebbe giurato, attentamente interrogato sulla forma e le modalità ³opra riportate, disse che sono passati circa .quarantadue anni dacché presso Beune, nella diocesi di Autun, fu accolto come frate dell’ordine, per mezzo del cavaliere templare Hubert de Perraud, allora visitatore di Francia e Poitou, nella cappella della magione di quel luogo. E sulle modalità del suo ingresso nell’ordine disse che quello che lo aveva accolto, prima di allacciargli il mantello, gli mostrò µ®a certa croce, gli disse di rinnegare Dio la cui immagine era dipinta sulla croce stessa, e di sputarvi sopra: cosa che egli fece; e tuttavia non sputò sulla croce, ma per terra, a quanto disse. Disse inoltre che quel rinnegamento lo fece a parole, senza intenzione. Interrogato attentamente sul vizio di sodomia, sull’idolo a forma di testa e sui baci immorali disse di non saperne nulla. Interrogato se avesse confessato le cose appena dette su richiesta, per denaro, gratitudine, simpatia, paura o odio o istigazione di qualcuno ovvero per paura della tortura, disse di no. Interrogato se dopo che fu arrestato gli fossero state poste domande o fosse stato torturato disse di no. Dopo ciò noi cardinali, secondo le modalità e le forme sopra scritte, ritenemmo che al medesimo frate Jacques, gran maestro dell’ordine, che nelle nostre mani abiurava la ora rivelata e ogni altra eresia e che giurava sui santi Vangeli di Dio richiedendo umilmente anche il beneficio dell’assoluzione per questi fatti, fosse da impartire il beneficio dell’assoluzione secondo le forme della Chiesa, riaccogliendo egli stesso nell’unità della Chiesa e restituendolo alla comunione dei fedeli e ai sacramenti ecclesiastici”. (AGI)

IL MISTERO DELLA PERGAMENA SCOMPARSA
(AGI) – Roma, 24 ott. – É successo esattamente come nell’ultima scena di “Indiana Jones e i predatori dell’Arca perduta”, in cui l’Arca dell’Alleanza scompare per sempre nel luogo dal quale niente torna indietro: i tentacolari magazzini del Dipartimeneto di Stato americano. La Pergamena di Chinon, il documento che rivoluziona tutta la storiografia e la leggenda nata attorno al processo ai Templari, era lì da sette secoli, ad attendere che una mano sapiente la tirasse fuori da una cassa per farla conoscere a tutti. Era dove doveva essere, e dove era stata messa a suo tempo: l’Archivio Segreto vaticano. Che, a dispetto del nome, segreto non é. “Secretum”, in latino, vuol dire “personale”, a disposizione del Papa. Niente verità nascoste e inconfessabili, quindi, solo mucchi di polvere e di documenti ingialliti. Mucchi talmente alti dell’una e degli altri che, alla fine, anche le cose più importanti finiscono per perdersi. Facile immaginare che accadde nei decenni che immediatamente seguirono la vicenda. Il processo ai Templari venne letteralmente archiviato e non importava più nessuno, anche perché lo scontro tra Santa Sede e Regno di Francia era ripreso su altri livelli, ed aveva portato esattamente là dove Clemente V aveva fatto di tutto perché non arrivasse: uno scisma conclamato. Il perché Jacques de Molay fosse finito sul rogo, e le eventuali corresponsabilità del Pontefice, cessarono di essere di pubblico interesse. Non stupisce allora che, in una delle operazioni di riordino che una struttura comel’Archivio Segreto necessita periodicamente, l’archivista sbagliasse, o capisse male. Accadde nel 1628, ad opera di un tal Giambattista Confalonieri, custode di quello che allora era l’Archivio di Castel Sant’Angelo, dove le carte erano state messe a giacere, e forse anche a marcire. Confalonieri visionò le carte una ad una, lesse e capì quel che sapeva capire da quei fogli scritti in una minuta gotica difficilmente decrittabile, poi si soffermò su un particolare. La pergamena era datata Chinon, “nel territorio della diocesi di Tour”. Particolare, quest’ultimo, che lo indusse a ritenere quello il verbale di uno dei tanti processi diocesani a carico dei Cavalieri del Tempio fatti celebrare dal Papa proprio per sottrarre gli incolpati dalle grinfie ben più pericolose della giustizia reale. Avesse fatto più attenzione alle date non si sarebbe sbagliato, perché i processi diocesani ebbero luogo tra il 1309 ed il 1311, mentre la pergamena di Chinon riporta, con tanto di timbro notarile, una stesura risalente al luglio 1308. Ma, per l’appunto, Confalonieri non se ne accorse e mise tutte la carte, senza riordinarle troppo, in un faldone chiamato “Processus Templarorum” e le chiuse in un armadio contrassegnato dalla lettera D. Se avesse prestato attenzione avrebbe evitato ad una storica di nome Barbara Frale una immensa mole di lavoro, ma anche la soddisfazione di mettere le mani sulla scoperta storiografica più importante di questo scorcio di secolo. Ma la colpa non é solo di Confalonieri. Quando i napoleonici occuparono Roma e misero il successore di Clemente V agli arresti, la leggenda templare ed il templarismo erano in gran voga, particolarmente nelle fila dell’esercito francese. Il Generale Radet, che si occupò di impacchettare tutto l’Archivio e di spedirlo a Parigi, era estremamente interessato alla faccenda. Pretese addirittura di aver visione diretta e personale delle carte del processo, ed ordinò che le casse già imballate per essere trasportate in Francia venissero prima aperte al suo cospetto. (AGI)

IL MISTERO DELLA PERGAMENA SCOMPARSA (2)
(AGI) – Roma, 24 ott. – Non si conoscono le conclusioni che il Generale Radet trasse da quello che vide, né esattamente cosa vide. Si sa solo che, quando l’Archivio rientrò a Roma, già si sapeva che molte preziose pergamene erano andate perdute. O magari avevano solo cambiato di collocazione, il che é la stessa cosa in un archivio che, ancora adesso, ha una sala indici che da sola occupa uno spazio in cui a Roma può abitare una famiglia di quattro persone. Nell’Ottocento le carte iniziano ad essere prese in visione dagli storici. Le studia il Michelet, ancora adesso considerato il padre di questa branca tutta particolare della medievistica. Le studiano tra il 1886 ed il 1906, due storici tedeschi, Schottmueller e Finke. I due, indipendentemente l’uno dall’altro, procedono ad un riordino e ad una pubblicazione delle fonti documentali della vicenda templare. Ma anche loro, sviati dal Confalonieri, prendono la Pergamena di Chinon per un verbale di interesse locale e limitato. Quando, nel 1909, il Cardinal Melampo decide una riorganizzazione generale dell’Archivio la conclusione cui giungono gli studiosi é sconfortante: molti, troppi pezzi sono andati perduti nel corso del trasferimento per e da Parigi ai tempi di Napoleone. Il danno é irrimediabile, non c’é più verso di appurare la verità. Invece nel 2001 una giovane studiosa, Barbara Frale, rilegge le carte e si accorge che su una pergamena riguardante un processo locale compare, in qualità di giudice istruttore, un nome imprtante: Berenger Fredol, cardinale, membro del Sacro Collegio e uomo al quale il papa affodava le legazioni più delicate. Possibile che si fosse mosso per un processo diocesano? La lettura della pergamena dette la risposta. Gli imputati del processo erano tenuti a Chinon, ed i loro nomi erano quelli dei Templari più importanti. Soprattutto, però, c’erano alcune righe che avrebbero cambiato un giudizio storico ormai dato per acclarato. Fredol, investito dei pieni poteri da Clemente V, i Templari li aveva assolti. Tutti. La storiografia sui Templari, da oggi, ha bisogno di procedere ad una necessaria, improcrastinabile e radicale opera di revisione. Grazie ad una pergamena scomparsa perché custodita esattamente nell’archivio dove andava custodita. Come l’Arca dell’Alleanza nella saga di Indiana Jones. O come in un racconto di Chesterton, che una volta fa dire a Padre Brown: “Se si vuole nascondere una foglia e non farla trovare a nessuno, basta metterla in un bosco in un giorno d’autunno”. (AGI) (AGI) – Roma, 24 ott. – Non si conoscono le conclusioni che il Generale Radet trasse da quello che vide, né esattamente cosa vide. Si sa solo che, quando l’Archivio rientrò a Roma, già si sapeva che molte preziose pergamene erano andate perdute. O magari avevano solo cambiato di collocazione, il che é la stessa cosa in un archivio che, ancora adesso, ha una sala indici che da sola occupa uno spazio in cui a Roma può abitare una famiglia di quattro persone. Nell’Ottocento le carte iniziano ad essere prese in visione dagli storici. Le studia il Michelet, ancora adesso considerato il padre di questa branca tutta particolare della medievistica. Le studiano tra il 1886 ed il 1906, due storici tedeschi, Schottmueller e Finke. I due, indipendentemente l’uno dall’altro, procedono ad un riordino e ad una pubblicazione delle fonti documentali della vicenda templare. Ma anche loro, sviati dal Confalonieri, prendono la Pergamena di Chinon per un verbale di interesse locale e limitato. Quando, nel 1909, il Cardinal Melampo decide una riorganizzazione generale dell’Archivio la conclusione cui giungono gli studiosi é sconfortante: molti, troppi pezzi sono andati perduti nel corso del trasferimento per e da Parigi ai tempi di Napoleone. Il danno é irrimediabile, non c’é più verso di appurare la verità. Invece nel 2001 una giovane studiosa, Barbara Frale, rilegge le carte e si accorge che su una pergamena riguardante un processo locale compare, in qualità di giudice istruttore, un nome imprtante: Berenger Fredol, cardinale, membro del Sacro Collegio e uomo al quale il papa affodava le legazioni più delicate. Possibile che si fosse mosso per un processo diocesano? La lettura della pergamena dette la risposta. Gli imputati del processo erano tenuti a Chinon, ed i loro nomi erano quelli dei Templari più importanti. Soprattutto, però, c’erano alcune righe che avrebbero cambiato un giudizio storico ormai dato per acclarato. Fredol, investito dei pieni poteri da Clemente V, i Templari li aveva assolti. Tutti. La storiografia sui Templari, da oggi, ha bisogno di procedere ad una necessaria, improcrastinabile e radicale opera di revisione. Grazie ad una pergamena scomparsa perché custodita esattamente nell’archivio dove andava custodita. Come l’Arca dell’Alleanza nella saga di Indiana Jones. O come in un racconto di Chesterton, che una volta fa dire a Padre Brown: “Se si vuole nascondere una foglia e non farla trovare a nessuno, basta metterla in un bosco in un giorno d’autunno.

ECCO LA VERITA’ SUI TEMPLARI
Comunicato apparso sull’agenzia di stampa AGI
ECCO LA VERITÀ DELLA CHIESA
(AGI) – Roma, 24 ott.

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Posted by on 06/10/2011. Filed under ARCHIVIO, ATTUALITA'. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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