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Svizzera, Droga e prostituzione entrano nel PIL

A quanto ammonta il giro d’affari di una prostituta? A quanto ogni anno il business della vendita di preservativi o quanta energia elettrica e’ utilizzata per produrre della cannabis in serra? E come evolve il consumo di cocaina, di eroina o di metamfetamine in Svizzera? Domande che sembrano incongrue? Ma le statistiche e le dogane svizzere sono tenute a fare queste stime, perche’, per le Nazioni Unite, il traffico di stupefacenti e la prostituzione sono settori economici importanti che, se non vengono considerati, “darebbero un immagine falsa della realta’ economica di un Paese”.

In Svizzera, la prostituzione e’ anche valutata, piu o meno, allo 0,5% del prodotto interno lordo, cioe’ 3,3 miliardi di franchi ogni anno. “Per il traffico di droga -ci spiega David Marquis,portavoce dell’Amministrazione federale delle dogane- le importazioni sono state stimate a 1,35 miliardi di franchi nel 2016 (cioe’ lo 0,2% del PIL). I dati 2017 saranno noti solo nel prossimo mese di maggio”.

Un cambiamento “minimo”
L’attualita’ ci ricorda il ruolo di questi componenti per il calcolo del PIL come elemento comparativo tra le varie nazioni. La Francia, dopo aver resistito per quattro anni, nel prossimo maggio si adeguera’ rispettando le indicazioni dell’Istituto europeo di statistica, Eurostat. Dopo l’Italia, il Regno Unito, la Germania, i Paesi scandinavi, il Belgio o la Spagna, Parigi fara’ entrare le sue attivita’ illegali nel PIL. “Un cambiamento che -secondo l’Istituto nazionale delle statistiche e degli studi economici (Insee)- portera’ ad un leggero aumento del PIL, nell’ordine di qualche miliardo di euro”, cioe’ 0,1 punti di crescita per il 2017.

Parigi ha ceduto, senza neanche troppo avere le possibilita’ di non farlo. Nel 2013, l’Unione Europea ha preteso che tutti i membri facessero entrare prostituzione e commercio degli stupefacenti nel calcolo della ricchezza nazionale. Per Bruxelles, si tratta di una uguaglianza di trattamento. Infatti nei Paesi Bassi, la vendita di alcune droghe e’ legale. Non in altri Paesi. Non e’ nello stesso tempo diverso per la prostituzione, dove la sua tolleranza differisce fortemente tra il nord e il sud del Vecchio Continente. Ora, anche se non appartenente all’UE, la Svizzera armonizza da diverso tempo i propri standard in materia di statistiche con quelli dell’Europa.

Gia’ dal 2012 il PIL svizzero contiene questi due settori, uno, gli stupefacenti, illegale, l’altro, tollerato. Nello stesso tempo, il contrabbando figura anche nelle stime della ricchezza svizzera dal 1995, anche se, per definizione, e’ difficilmente catalogabile. Nel complesso, l’economia sotterranea svizzera rappresenterebbe il 7% del PIL, cioe’ 46 miliardi di franchi.

Il rientro nei ranghi della Francia e’ quindi una nuova freccia nel fianco che ci ricorda come di fronte a questo indice di crescita si potrebbe pensare che piu’ uno Stato e’ criminale, piu’ il suo PIL nelle carte internazionale e’ considerato buono.
“Il PIL prende in considerazione tutte le transazioni economiche di un Paese nel giro di un anno”, spiega Ueli Schiess, vice-capo della sezione “Conti nazionali” all’Ufficio Federale di Statistica. In primo luogo, gli Stati membri delle Nazioni Unite definiscono semplicemente cio’ che deve far parte dei conti e cio’ che non deve essere considerato come parte della produzione. Ne va anche del lavoro non remunerato che, in Svizzera, pesa per il 75% dei 660 miliardi di franchi del PIL.

Il PIL in questione
Ora, se la Francia ha cosi’ a lungo resistito, e’ perche’ l’ex-ministro dell’Educazione Najat Vallaud.Belkacem vi si e’ opposto, a nome del governo di Hollande. “Come si puo’ considerare la prostituzione -che fa milioni di vittime nel mondo- come un’attivita’ economica, nel momento in cui una delle parti non la pratica con consenso cosi’ come dovrebbe essere nella definizione di una attivita’ economica?”. In Svizzera, questa questione morale non ha fatto una piega e il Consiglio Federale si e’ spiegato solo una volta, il 25 febbraio 2015, su questo adattamento del PIL all’economia sotterranea.

Pertanto, il dibattito si intensifica sulle virtu’ di questo indice. Dieci anni fa, una commissione internazionale sulle misure delle performance economiche e sul progresso sociale, la Commissione Stiglitz dal nome del Premio Nobel di economia, si e’ occupata dei nuovi indicatori di ricchezza, “per non andare al di fuori di un approccio troppo compatibile delle nostre performance collettive”. Nello stesso tempo, un indice Sviluppo Umano (IDH) e’ stato messo in piedi grazie al lavoro di una altro Premio Nobel, Amartya Sen. Infine, l’Happy Planet Index classifica oggi 178 Paesi secondo tre indicatori-chiave: l’aspetto ecologico, la speranza di vita e il degrado di felicita’ della popolazione. Ma, al momento, solo il Buthan vi ha aderito.

(articolo di Elisabeth Eckert pubblicato sull’edizione Le Matin Dimanche del 25/02/2017)

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