Peace Support Operations e DIU

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Il DIU normalmente si applica in situazioni di conflitto armato. L‟osservanza dello spirito e
dei principi del diritto dei conflitti armati va salvaguardata, tuttavia, anche nell‟ambito delle
operazioni di supporto alla pace.

Un contingente che svolge compiti di PSO, infatti, può
trovarsi di fatto coinvolto nelle ostilità con il grado e l‟intensità propri di un conflitto armato (per propria iniziativa o perché attaccato da combattenti nemici). Questo può avvenire in qualsiasi contesto di PSO, anche se è chiaro che tale fenomeno si verifica più facilmente in
situazioni di alta intensità.

L‟applicabilità del DIU, in tali casi, non dipende dal mandato istituzionale o dalla natura dell‟operazione militare, ma è determinata dalla situazione reale sul terreno delle operazioni.

Nel caso Tadic, peraltro, i giudici del Tribunale internazionale per l‟ex-Yugoslavia hanno chiarito che l‟applicazione del DIU “extends beyond the cessation of hostilities until a general conclusion of peace is reached”.

Un autorevole studioso perviene alle medesime conclusioni attraverso un approccio semplice e originale: l‟applicabilità del DIU nelle operazioni di pace sarebbe un falso problema, in quanto la sicurezza collettiva è una delle più nobili ragioni per cui gli Stati oggi fanno la guerra, e il DIU si applica proprio alla guerra.

Le Nazioni Unite hanno cercato di risolvere il problema con la pubblicazione, in data 6 agosto 1999, del Bollettino del Segretario Generale su:

“L’osservanza da parte delle Forze sotto l’egida delle Nazioni Unite del DIU”. Il Bollettino indica i principi fondamentali e le regole del diritto internazionale umanitario applicabili alle Forze delle Nazioni Unite impegnate, con compiti di combattimento, anche in operazioni di mantenimento della pace. In particolare, tali principi e regole si riferiscono alla protezione delle parti deboli del conflitto e ai mezzi e metodi di combattimento.

Il Bollettino affronta, inoltre, il tema delle eventuali violazioni del diritto internazionale umanitario da parte dei componenti della forza multinazionale, che saranno giudicate dai tribunali nazionali di appartenenza “in vece e per conto” delle Nazioni Unite. Ciò al fine di garantire effettività alla repressione dei crimini eventualmente commessi dai membri delle Forze operanti sotto egida ONU.

Anche in ambito nazionale si è inteso salvaguardare l‟osservanza del DIU da parte delle forze di pace. Nella premessa al manuale di diritto umanitario (SMD-G-014), infatti, è espressamente previsto che lo ius in bello si applica, tra l‟altro, a “qualunque operazione di forze militari di pace, autonoma o sotto l’egida delle organizzazioni internazionali, che coinvolga contingenti o aliquote di Forze Armate italiane in operazioni militari vere e proprie”.

Si è in tal modo estesa l‟applicazione del DIU a tutti i contingenti che operano
fuori area, sotto egida nazionale o multinazionale, che si trovano coinvolti, di fatto, in
situazioni di conflittualità. La possibilità di applicare le norme del DIU, pertanto, è legata
alla situazione effettiva sul terreno.
Ai fini dell‟applicazione del DIU, è inoltre importante stabilire la natura giuridica del conflitto
(conflitto internazionale, non internazionale o combinazione di essi). Solo sulla base della natura giuridica, infatti, si possono individuare le regole da applicare, talvolta differenti a secondo della tipologia del conflitto.

In ogni caso, indipendentemente dalla natura giuridica del conflitto, devono essere riconosciuti, in qualsiasi contesto operativo, gli standard umanitari minimi di cui all‟art 3 comune delle Convenzioni di Ginevra del 1949 e quelli derivanti dalle norme internazionali a tutela dei diritti umani.

Fonte: DIFESA.IT

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