Ordine Europeo: Indagine penale aiuterà autorità combattere criminalità e terrorismo

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Il 22 Maggio è entrata in vigore la direttiva relativa all’ordine europeo d’indagine penale, che rende più semplice per le autorità giudiziarie richiedere prove situate in un altro paese dell’UE. Se, ad esempio, le autorità giudiziarie francesi localizzano un terrorista nascosto in Belgio, possono chiedere ai loro omologhi belgi di interrogare testimoni o di effettuare perquisizioni domiciliari. Questo nuovo strumento semplificherà e accelererà le indagini penali transfrontaliere.

Věra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: “I criminali e i terroristi non conoscono frontiere. L’ordine europeo di indagine aiuterà le autorità giudiziarie a cooperare per combattere meglio la criminalità organizzata, il terrorismo, il traffico di droga e la corruzione. Consentirà infatti a tali autorità di accedere rapidamente alle prove ovunque nell’UE.

Invito tutti gli Stati membri ad attuare quanto prima la direttiva in modo da rafforzare la lotta comune contro la criminalità e il terrorismo. A giugno discuteremo con gli Stati membri soluzioni per facilitare la raccolta e lo scambio delle prove elettroniche. È giunto il momento di modernizzare completamente gli strumenti a disposizione delle autorità giudiziarie per svolgere le indagini”.

L’ordine europeo d’indagine si basa sul riconoscimento reciproco, il che significa che ogni paese dell’UE è obbligato a riconoscere ed eseguire la richiesta di un altro paese secondo le stesse modalità con cui procederebbe per una decisione emessa dalle proprie autorità.

L’ordine europeo di indagine apporterà i seguenti vantaggi:

crea un unico strumento globale di ampia portata: sostituirà l’attuale quadro giuridico frammentato per l’acquisizione delle prove. Per gli Stati membri partecipanti coprirà l’intero iter di raccolta delle prove, dal sequestro probatorio al trasferimento delle prove esistenti;
fissa termini rigorosi per l’acquisizione delle prove richieste: gli Stati membri hanno fino a 30 giorni per decidere se accettare una richiesta. Se la accettano, hanno 90 giorni per effettuare l’atto di indagine richiesto. Eventuali ritardi dovranno essere segnalati al paese che ha emesso l’ordine europeo di indagine;
limita i motivi di rifiuto delle richieste: l’autorità ricevente può rifiutare di eseguire un ordine europeo d’indagine solo in determinate circostanze, per esempio se la richiesta è in conflitto con i principi fondamentali del diritto dello Stato di esecuzione o lede gli interessi di sicurezza nazionale;
riduce la burocrazia introducendo un unico modulo standard tradotto nella lingua ufficiale dello Stato di esecuzione, che permette alle autorità di chiedere aiuto nella ricerca di prove;
tutela i diritti fondamentali della difesa: l’autorità di emissione deve valutare la necessità e la proporzionalità dell’atto di indagine richiesto. L’ordine europeo d’indagine deve essere emesso o convalidato da un’autorità giudiziaria, e la sua emissione può essere richiesta da una persona sottoposta a indagini o da un imputato, ovvero da un avvocato che agisce per conto di questi ultimi, nel quadro dei diritti della difesa applicabili conformemente al diritto e alla procedura penale nazionale. Gli Stati membri devono garantire mezzi d’impugnazione equivalenti a quelli disponibili in un caso interno analogo e assicurare che le persone cui l’ordine europeo di indagine si riferisce siano debitamente informate delle possibilità di impugnazione.

In particolare, l’ordine europeo di indagine penale consente:

il trasferimento temporaneo di persone detenute, al fine di raccogliere prove;
controlli dei conti bancari e delle operazioni finanziarie di persone sottoposte a indagini o imputati;
operazioni di infiltrazione e l’intercettazione di telecomunicazioni;
misure di protezione delle prove.

Gli strumenti di indagine tradizionali non sono sempre adattati al mondo digitale in cui viviamo. Le autorità giudiziarie devono poter accedere alle prove che si trovano nel cloud o altrove nel mondo. La Commissione sta mettendo a punto soluzioni per dotare le autorità giudiziarie di strumenti di indagine moderni che semplifichino l’accesso alle prove elettroniche.

Prossime tappe

Il termine a disposizione degli Stati membri per attuare la direttiva relativa all’ordine europeo di indagine penale nei rispettivi ordinamenti nazionali scade oggi, 22 maggio 2017. La Commissione europea analizzerà lo stato di attuazione e, se del caso, prenderà le opportune misure di seguito nei confronti degli Stati membri che non abbiano ancora adottato le misure di attuazione necessarie.

Al Consiglio “Giustizia” dell’8 giugno la Commissione presenterà soluzioni per migliorare l’accesso transfrontaliero alle prove elettroniche.

Contesto

La direttiva si basa sul principio del riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie per quanto riguarda l’ottenimento di prove da usare nei procedimenti penali.

La direttiva si applica a tutti i paesi dell’UE escluse la Danimarca e l’Irlanda, che non partecipano alla direttiva. Il Regno Unito ha deciso di partecipare alla direttiva. La direttiva sostituisce i regimi di assistenza giudiziaria dell’UE per la raccolta delle prove, in particolare la convenzione relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione europea del 2000 e la decisione quadro 2003/577/GAI relativa al sequestro probatorio.

Il 21 maggio 2010 sette Stati membri dell’Unione europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Slovenia, Spagna e Svezia) hanno presentato un’iniziativa per un ordine europeo di indagine. La direttiva è stata adottata congiuntamente dal Consiglio e dal Parlamento europeo nel 2014.

Direttiva 2014/41/UE relativa all’ordine europeo di indagine penale
Giustizia penale — riconoscimento delle prove

Copertina: immagine di archivio

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Posted by on 23/05/2017. Filed under ARCHIVIO, SICUREZZA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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