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Ogni minuto un bambino muore per patologie legate all’acqua

Tra le principali cause di mortalità infantile vi sono malattie contratte attraverso l’acqua, uno scarso accesso a questa preziosa risorsa e servizi igienico-sanitari inadeguati. A denunciarlo, alla vigilia della Giornata mondiale dell’acqua, è Save the Children. Se a livello globale quasi 1 persona su 3 (2,1 miliardi) non ha accesso ad acqua sicura e 1 su 9 ai servizi igienici, infatti, l’acqua contaminata – osserva l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – è uno dei maggiori vettori di malattie quali il colera, la dissenteria, il tifo, la poliomielite e la diarrea; solo quest’ultima provoca ogni giorno il decesso di circa 1.000 bambini sotto i 5 anni, 361.000 in un anno.
“Già oggi 159 milioni di persone raccolgono l’acqua da laghi, pozze, fiumi e entro il 2025 metà della popolazione mondiale vivrà in aree dove è scarsa. È necessario adoperarsi col massimo impegno per garantire a un più ampio numero di minori l’accesso a questa essenziale risorsa in condizioni di sicurezza e ai servizi igienico-sanitari di base: non possiamo accettare che ogni anno centinaia di migliaia di bambini muoiano per patologie facilmente prevenibili contratte per mezzo dell’acqua” ha dichiarato Daniela Fatarella, vice-direttrice generale di Save the Children. Ai rischi connessi all’assunzione diretta di acqua contaminata (2 miliardi di persone fanno ricorso a fonti d’acqua contaminate) si aggiungono anche quelli legati al venir meno di quelle pratiche igieniche che, laddove l’acqua è molto scarsa, non sono considerate una priorità: di fronte alla poca disponibilità d’acqua, per esempio, è spesso considerato superfluo un gesto semplice come lavarsi le mani, che da solo può abbattere l’incidenza della diarrea infantile fino al 53% e quella della polmonite fino al 50%.
“La mancanza d’acqua innesca un circolo vizioso per cui, tra fonti contaminate e servizi igienico-sanitari carenti, le probabilità di contrarre patologie potenzialmente letali per i più vulnerabili, come i bambini, aumentano pericolosamente” ha aggiunto Fatarella. “A questa catena di conseguenze negative si aggiungono ulteriori anelli nel caso della siccità, che è accompagnata da complicazioni quali l’insicurezza alimentare e, dunque, dalla diffusione di elevati livelli di malnutrizione”. Nell’Africa orientale, in particolare, la siccità, unita ai conflitti endemici dell’area, ha condotto nel 2017 alla peggiore carestia degli ultimi anni. L’impossibilità di coltivare e la morte del bestiame causate dalla mancanza d’acqua hanno portato a una gravissima insicurezza alimentare che ha colpito 21 milioni di persone in Somalia (1,2 milioni di bambini malnutriti), Etiopia (3 milioni di bambini e donne incinte o in allattamento malnutriti, dei quali 333.500 bambini affetti da malnutrizione grave acuta), Kenya (circa 483.000 bambini malnutriti) e Sud Sudan (1,8 milioni di bambini e donne incinte o in allattamento malnutriti).
L’anno scorso, inoltre, sono stati registrati più di 131.200 casi di diarrea acuta e colera tra Etiopia, Somalia e Kenya. “Gli effetti della siccità sui bambini sono devastanti e non si limitano ai rischi sanitari: nei paesi colpiti in modo più pesante da questo fenomeno, come la Somalia, il livello di stress al quale la popolazione è sottoposta accresce il rischio di violenza e abusi. L’esigenza di contribuire in ogni modo alla sussistenza della famiglia, inoltre, conduce spesso alla separazione di famiglie, allo sfruttamento dei minori e alla loro fuoriuscita dal sistema educativo. Il futuro di questi bambini, – quando saranno abbastanza fortunati da averne uno – potrebbe essere irrimediabilmente compromesso” ha concluso Daniela Fatarella.

ADUC – Fi

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