MYANMAR, Al bando organizzazione monaci ultranazionalisti

Un organo dal governo birmano che regola il clero buddista del Myanmar ha messo al bando un’organizzazione di monaci ultranazionalisti nota per la sua retorica anti-islamica, ordinando al gruppo di sciogliersi o affrontare le pene stabilite dalla legge buddista e da quella secolare. Secondo un documento rinvenuto dai media, il Comitato Sangha Maha Nayaka (Ma Ha Na), un gruppo di monaci di alto rango che funge da autorità buddista del Myanmar, lo scorso 23 maggio ha informato i ministri del governo che aveva ordinato al gruppo estremista Ma Ba Tha di porre fine alle sue attività.

Negli ultimi anni il Myanmar ha vissuto frequenti ondate di violenza religiosa in seguito alle tensioni scatenate da gruppi estremisti come Ma Ba Tha. Uno degli ultimi incidenti è avvenuto il 9 maggio scorso in un quartiere di Yangon, dove i monaci di Ma Ba Tha sostenevano si nascondessero in maniera illegale alcuni musulmani Rohingya. In seguito ad un violento confronto tra buddisti e musulmani, due persone sono rimaste ferite e la polizia ha sparato colpi di avvertimento per disperdere la folla.

La decisione del Sangha di mettere al bando il Ma Ba Tha è arrivata diverse settimane dopo che ha impedito a Wirathu, un monaco prominente nell’organizzazione ultranazionalista, di trasmettere prediche per un anno. I suoi discorsi di incitamento all’odio contro le religioni diverse dal buddismo sono visti come causa di conflitto etnico e ostacolo agli sforzi comuni per mantenere lo Stato di diritto. Da allora il monaco ha fatto diverse apparizioni davanti alle folle con la bocca imbavagliata, in segno di protesta contro il silenzio imposto dalle autorità e di recente ha disposto una controversa visita nello Stato di Rakhine, nel Myanmar occidentale, che ospita la minoranza musulmana Rohingya.

La maggioranza buddista del Myanmar considera i Rohingya, un gruppo etnico apolide di 1,1 milioni persone, immigrati clandestini del confinante Bangladesh e da decenni le politiche del governo hanno negato loro cittadinanza e altri diritti fondamentali.

Le notizie del divieto imposto dal Sangha sono giunte mentre l’esercito del Myanmar respingeva ieri le accuse, lanciate da un rapporto delle Nazioni Unite di febbraio, di aver condotto una pulizia etnica sui Rohingya nello Stato di Rakhine. Anche il governo civile del Myanmar, guidato dal premio Nobel Aung San Suu Kyi, ha negato le accuse di violazioni dei diritti contro i Rohingya e si è rifiutato di autorizzare una commissione d’indagine dell’Onu nello Stato di Rakhine.

Fonte: ASIANEWS

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Posted by on 29/05/2017. Filed under ARCHIVIO, CRONACA ESTERA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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