Monarchia saudita, unico paese che impedisce donne guidare

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L’Arabia Saudita non è pronta per permettere alle donne di guidare”. Parola del giovane principe Mohammad bin Salman, 30 anni, figlio del re considerato uno degli uomini più potenti del Regno, in una dichiarazione raccolta lunedì scorso da Gulf News. “Non è tanto una questione religiosa – ha aggiunto – quanto una questione della società stessa che lo accetta o lo rifiuta”. “Crediamo – ha dichiarato il principe nell’intervista – che le donne nell’Islam abbiano dei diritti che devono ancora ottenere”. La difficoltà sta nell’interpretazione della tradizione islamica, dove ulema, imam e sceicchi vari sparsi per tutta la penisola pontificano su ogni aspetto della modernità rapportandola ai tempi di Maometto.

I clerici sauditi, solerti nel dare pareri ed emettere una fatwa per vegliare sull’applicazione della Shari’a, si sono sempre espressi in modo negativo sulle donne al volante.

Eppure, mai una voce di critica o di disappunto è stata levata dal clero saudita nei confronti di certi comportamenti poco islamici portati avanti proprio dalla casa reale saudita. Essa, tra eredi diretti – chiamati “altezza reale” – e indiretti – “altezza” e basta – conterebbe oltre 10 mila rampolli, alcuni dei quali dai comportamenti poco ligi alla religione e al pubblico decoro tanto zelanti nei confronti delle donne. Secondo quanto trapelato dai cablogrammi di Wikileaks, infatti, la nuova tendenza delle varie altezze sarebbe quella di farsi costruire discoteche nei seminterrati dei palazzi e dare festini a base di alcol, cocaina e prostitute.

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