[Messico] Narcoguerra. Arrestato capo cartello Sinaloa; le nuove strategie dei narcos messicani negli Usa di Trump

La giustizia del Messico annuncia la cattura di Damaso Lopez, uno dei leader del potente e violento cartello di narcotrafficanti di Sinaloa. Lopez, che comanda una gang chiamata “Damaso N.”, è indicato come uno degli uomini che ha lanciato la lotta per la successione al comando del cartello contro i figli di Joaquin Guzman detto “El Chapo”, che ora si trova in carcere negli Stati Uniti.

L’arresto di Lopez, confermato dalla procura federale messicana, è stato portato a termine dall’esercito e dall’Agenzia investigativa federale. Lopez, noto anche come “El Licenciado” (Il laureato), sarebbe il responsabile dell’agguato compiuto a febbraio contro due figli del ‘Chapo’. E’ stato però un elemento-chiave nella prima delle due evasioni del narcoboss, ora estradato negli Stati Uniti, compiuto nel gennaio del 2001. Nel 2011 Lopez è stato incriminato da un tribunale della Virginia di traffico di droga e riciclaggio.

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Vendere droga al dettaglio in Usa e’ frutto di grandi guadagni per i narcotrafficanti messicani, a condizione che non mettano piede a nord della frontiera. Sono le gang locali che devono fare questo lavoro e, inoltre, sono queste che si mettono in contatto coi cartelli, come quello di Sinaloa o Jalisco Nueva Generacion, che occultano bene le loro mercanzie ed e’ difficile per le autorita’ statunitensi riuscire ad intercettarle. Questi gruppi criminali, che operano in ogni citta’ degli Usa, non hanno legami stabili con nessuno: semplicemente vendono al miglior offerente.
Washington. “L’ombra del cartello di Sinaloa e’ in tutto il Paese; questo gruppo criminale ha quasi il dominio assoluto del mercato dell’eroina, della cocaina, della marijuana e delle memtamfetamine in piu’ di due terzi del territorio Usa, senza esseri fisicamente presente. Sono le gang locali, suoi operatori, che danno sbocco a questi narcotrafficanti del Messico”, spiega un funzionario del Dipartimento di Sicurezza Interna (DHS) degli Usa.
Il funzionario che accetta di parlare con la rivista Proceso a condizione dell’anonimato, conferma che da quando c’e’ il governo di Donald Trump, quanto accade si sa non per vie ufficiali: il crescente controllo della distribuzione e della vendita di droghe in Usa da parte del cartello di Sinaloa si deve alla sua collaborazione con i gruppi criminali locali, una gigantesca rete di bande che trasportano, distribuiscono e vendono le droghe al dettaglio. Dando un’occhiata ai documenti e alle mappe della rete di distribuzione e vendita di droghe che il governo di Trump attribuisce al cartello di Sinaloa, il funzionario del DHS presenta una situazione che qualifica come “massacrante” per il suo Paese: “Altri cartelli, come quello di Jalisco Nueva Generacion (CJNG) stanno seguendo i passi di quello di Sinaloa e gia’ dispongono del proprio esercito di bande”.
Le analisi dell’intelligence del Dipartimento di Giustizia -fornite a Proceso per una “rapida visione ed elaborazione dall’Amministrazione antidroga (DEA) e dall’Ufficio Federale delle Indagini (FBI)- sono una radiografia del territorio statunitense, dove la presenza del cartello di Jalisco si propaga come un cancro.
L’alleanza di questo cartello -diretto da Ismael, El Mayo, Zambada; i figli di Juan José Esparragoza Moreno, El Azul, e i resti di El Chapo Guzman- con le bande e i gruppi criminali Usa, non e’ infrangibile: le mafie locali si vendono al miglior offerente.
Gli alleati
In una della mappe elaborate dalla DEA si segnala che nello Stato di Washington, specialmente nella citta’ di Seattle, il cartello di Sinaloa distribuisce e vende eroina e metamfetamine attraverso le gang somale ed asiatiche.
“I somali sono i distributori e venditori piu’ importanti per il cartello di Sinaloa a Seattle. I capi di queste gang non hanno mai messo piede in Messico ne’ conoscono i capi del cartello; sono semplicemente intermediari che ricevono una percentuale per la loro partecipazione a vendita e distribuzione dei narcotici al dettaglio”, dice il funzionario del governo di Trump.
“A Chicago, Boston, New York e Filadelfia, la mafia russa e le bande irlandesi, sono loro a collaborare col cartello di Sinaloa nella vendita di eroina, metamfetamine e cocaina. Il cartello messicano non ha limiti”.
La relazione tra i capi messicani e le gang Usa risale agli anni Settanta. Secondo indagini di DEA e FBI, questa collaborazione criminale e’ cominciata a Ciudad Juarez, con l’impegno a portare marijuana a El Paso (Texas) grazie alla collaborazione dei narcotrafficanti messicani con la gang statunitense che segue tutto operando da qui: Barrio Azteca.
Le analisi dell’intelligence delle agenzie federali statunitensi stabiliscono che in Usa sono decine di migliaia le bande dedite a trasportare, vendere e distribuire ogni tipo di narcotici. Non hanno alleanze indissolubili con nessun cartello messicano, lavorano con chi li paga meglio. Ed e’ per questo che ora il CJNG e’ in competizione col cartello di Sinaloa per il controllo del mercato statunitense.
Le note informative dell’intelligence fanno sapere che la media dei guadagni delle gang nelle loro relazioni col narcotraffico messicano e’ di 250 dollari per ogni 1.000 che ne ricevono in mercanzia per trasportare, vendere e distribuire al dettaglio.
“I membri delle bande conoscono tutti i nascondigli delle strade dei quartieri che controllano nelle diverse citta’ del Paese: sono, in larga parte, cittadini statunitensi di diverse origini: anglosassoni, afroamericani, ispanici, asiatici, russi, irlandesi, haitiani, africani o italiani, nonche’ di altri Paesi stranieri”.
Alle frontiere sud di California, Arizona, New Messico e Texas, le bande che collaborano coi gruppi narcotrafficanti messicani, sono ispaniche. “Essere bilingue ed avere un’origine come quella dei messicani, li facilita nella comunicazione coi narcotrafficanti del cartello di Sinaloa e di altri gruppi. Queste bande si incaricano di custodire le droghe in apposti magazzini della frontiera sud, cosi’ come del trasporto e della distribuzione in diversi punti del Paese attraverso altre bande e gruppi criminali”.
Le bande locali hanno l’obbligo di pagare al cartello messicano la quantita’ su cui si sono messi d’accordo per il prezzo all’ingrosso. In cambio si incaricano di distribuire la merce in piccoli pacchetti per mescolarla ad altri oggetti di distribuzione e di vendita in diversi punti degli Stati Uniti, dove a loro volta fanno diventare ancora piu’ piccole le singole quantita’ per finalmente venderle al dettaglio nelle strade.
“E’ una grande catena di collaborazione senza alleanze e senza compromessi, che rende piu’ difficile il lavoro per identificarle. Questo, al cartello di Sinaloa, e agli altri come il CJNG, conviene perche’ i loro alleati stanno scomparendo e i loro leader stanno tranquillamente in Messico, usufruendo dei ricavati della vendita senza rischiare nulla”.
“Crimine organizzato urbano”
La relazione tra i cartelli e le bande, tendendo a non essere alleanze esclusive, e’ piu’ sicura. E piu’ violenta.
Le analisi dell’intelligence del governo Trump fanno sapere che “se un membro di una banda intende fregare i narcotrafficanti messicani, avendo perso un carico di droga o del denaro, e’ ucciso, sia da membri di altre bande o da quelli della sua stessa banda. E si saranno cosi’ levati il peso del debito.
I documenti mostrati a Proceso, indicano anche altri metodi di punizione ai membri delle bande che pretendono di fregare i narcos messicani passando informazioni -attraverso telefonate anonime- alla polizia sulle attivita’ criminali dei singoli. Una volta in prigione, il membro della gang e’ assassinato. I gruppi criminali statunitensi alleati con il narcotraffico messicano hanno uno scarso controllo sulla popolazione di quasi tutte le carceri statali e comunali.
“Ad Atlanta, la mafia Russa e le sue bande sono molto presenti e controllano la distribuzione di eroina e di altre droghe. I russi sono alleati col cartello di Sinaloa e nella loro “azienda” sono state rilevate varie esecuzioni o sparizioni di criminali per problemi di narcotraffico”.
Le bande criminali, le gang e i club di motociclisti che sono dediti al business del narcotraffico in Usa, sono chiamati dalle agenzie federali come “crimine organizzato urbano”.
I documenti dell’intelligence fanno sapere che “le relazioni tra i cartelli messicani e le bande, sono all’inizio piu’ versatili per quanto riguarda l’immagazzinamento della droghe e meno esposti a cadere nelle maglie della polizia”.
L’invisibilita’ del cartello di Sinaloa negli Stati Uniti, grazie alle sue relazioni col crimine organizzato urbano di questo Paese, permette ai suoi capi di dissociarsi di piu’ dalla distribuzione, dalla vendita, dalla violenza e dal riciclaggio di denaro.
Jack Riley, capo delle operazioni di intelligence della DEA, in una intervista per la pubblicazione del libro “Los narcos gringos” (Grijalbo, 2016), ha detto che “trovare ognuna delle bande che esistono in Usa sarebbe come cercare un ago in un pagliaio; perche’ anche le stesse autorita’ non sanno esattamente quante siano”.
Ma le statistiche sui livelli di criminalita’ negli Stati Uniti mostrano una realta’ differente. Il funzionario del DHS sostiene che tutti i membri delle bande che sono in Usa, “senza eccezione”, desiderano collaborare col narcotraffico messicano.
“Guardando dentro gli Usa per individuare il problema del traffico di droghe, si scopre che non ci sono cartelli di base, ne’ membri delle bande che siano complici, delegati e intermediari dei narcotrafficanti messicani. I cartelli sono stati molto astuti nel creare relazioni economiche con le realta’ criminali statunitensi”, dice Riley. Per la FBI, almeno 1 milione e 400 mila persone fanno parte delle 33 mila bande che operano negli Stati Uniti. Sul suo sito Internet individua 13 di questi raggruppamenti in base al loro livello di pericolosita’ e coinvolgimento nel traffico di droghe: Calle 18, Florencia 13, Barrio Azteca, Juggalos, The Almighty Latin King Nation, Bloods, Crips, MS-13, The Trinitarios, Hermanos de Pistoleros Latinos, The Mexican Mafia, The Mongols e The Vagos.
Il Dipartimento di Giustizia, nelle note informative sulle relazione del cartello di Sinaloa con il crimine organizzato urbano degli Stati Uniti, include vari club di motociclisti: Hell’s Angels, Mongols, Outlaws, Sons of Silence y Gipsy Jokers, Free Souls, The Breed, Iron Horsemen, Brother Speed, Devil’s Disciples, Diablos, Los Bandidos e Los Cossacks.
Rispetto al CJNG e la sua relazione con le bande, le note informative dell’intelligence del governo di Trump fanno rilevare un’associazione con criminali della Costa Ovest per il trasporto di eroina bianca messicana in vari Stati, come New York, Massachusetts, New Jersey, Connecticut, Virginia, Maryland e Washington DC.
Il CJNG e’ alleato con le bande asiatiche, irlandesi e russe per portar via questo mercato non solo al cartello di Sinaloa, ma anche ai narcotrafficanti dell’Asia, che solo alcuni anni fa dominavano il mercato dell’eroina bianca in questa zona.
“La competenza per il mercato di eroina e metamfetamine tra il cartello di Sinaloa, gli asiatici ed ora il CJNG nella Costa Ovest, sta rendendo difficile il lavoro. La relazione dei criminali messicani con gli Usa e’ ogni giorno piu’ complicata e ampia, ed oggi c’e’ il cartello di Sinaloa che va per la maggiora”.

(articolo di J. Jesús Esquivel, pubblicato sulla rivista Proceso, edizione messicana, del 07/05/2017)

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Posted by on 10/07/2017. Filed under ARCHIVIO, CRONACA ESTERA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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