Messico, Ciudad Juarez: Abitanti disperati contro narcos, polizia, Usa e Ue

ciudad_juarezAl colmo della disperazione, oltre 5.000 abitanti di Ciudad Juarez, la citta’ messicana al confine con gli Stati Uniti con un tasso di criminalita’ tra i piu’ alti al mondo e tristemente nota per i numerosi omicidi di giovani donne, sono scesi in strada chiedendo ‘Pace e rispetto dei diritti umani’. Per lo piu’ vestiti di bianco, ma anche molti a lutto, donne e uomini, imprenditori ed operai, hanno anche gridato: ‘Fuori i delinquenti, ma fuori anche soldati e poliziotti’. La corruzione tra le forze dell’ordine a Juarez e’ infatti talmente alta che risulta nella maggioranza dei casi inutile denunciare i reati, quando non solo gli stessi agenti a compiere i crimini. La marcia e’ scattata in risposta al fatto che, nella notte di sabato, tra attacchi della malavita e regolamenti di conti tra bande del narcotraffico vi sono state 15 vittime. Tra i manifestanti anche madri di ragazze scomparse: almeno 36, tra i 16 ed i 22 anni, dall’inizio dell’anno. Si calcola che siano oltre 5.000 le donne di Juarez scomparse nel nulla dal 1993, mentre oltre 300 sono le vittime accertate. In strada sono scesi anche familiari delle centinaia di rapiti, di persone torturate da soldati e poliziotti, nonche’ negozianti ed imprenditori costretti a pagare il pizzo agli agenti corrotti in cambio di protezione.
Una quotidianita’ esasperante per chi vive a Ciudad Juarez, stato di Chihuahua. Che, essendo a ridosso degli Usa, da quando Washington ha bloccato le vie della droga dei Caraibi, e’ al centro del narcotraffico verso il mercato americano. Con la conseguenza che la massa di soldi che circola ha aumentato a dismisura malavita e corruzione, di cui fanno parte anche forze dell’ordine e politici.
Situazione che, nel marzo del 2008, ha spinto il presidente Felipe Calderon ad inviare a Juarez e dintorni oltre 8.000 soldati e poliziotti federali. Ma la cancrena non si e’ fermata.
Solo quest’anno sono state uccise 2.340 persone. ‘Il governo deve cambiare la strategia, perche’ finora cio’ non e’ servito a nulla’, ha detto Federico Ziga, presidente dei ristoratori della citta’, i piu’ colpiti da estorsioni e rapine.
Ma la richiesta di ‘fuori soldati e poliziotti federali’, ha anche a vedere con il fatto che, nella loro ‘guerra’ contro cartelli della droga e malavitosi, non badano a mezze misure. Domani, Amnesty International presentera’ un rapporto in merito.
Ribadendo quanto detto lo scorso aprile da Human Rights Watch.
Secondo la quale, in nove Stati le forze armate ‘hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani, come scomparsa di persone, omicidi, torture, violenze sessuali ed arresti arbitrari’.
Da quando, tre anni fa, poco dopo essersi insediato al potere, Calderon e’ ricorso ai soldati per far fronte alla dilagante violenza, soprattutto tra le bande di narcos, i morti sono stati oltre 15.000. Tanto che per gli analisti in Messico e’ in corso una ‘guerra di bassa intensita’. Calderon, che restera’ in carica fino al 2012, lo nega. ‘Non siamo il Paese piu’ violento dell’America Latina’, ha sostenuto il 24 novembre scorso, precisando che il numero di crimini per ogni 100.000 abitanti, e’ superiore in Brasile, Colombia e Venezuela.
Calderon, pero’, ha ammesso che la sua strategia non servira’ a frenare il narcotraffico. Ma solo per diminuire la malavita comune. Nel primo caso, pero’, si e’ anche lamentato: ‘Non e’ giusto che noi ci mettiamo i morti ed Usa o Ue i consumatori’.
E tutto fa supporre, che il tragico trend non cambiera’.
Aduc – Fi

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