Libia tra interventi umanitari Nato e primavera araba

L’intervento NATO a guida USA del 2011 in Libia, ha portato ad un vuoto di potere che ha permesso a gruppi terroristici come l’ISIS di prendere posizione nel paese. L’Occidente è oggi sulla stessa traiettoria nei riguardi della Siria. Il Guardian ha riportato che, sebbene “la violenza, l’estorsione e il lavoro in schiavitù” siano stati già in passato una realtà per le persone che transitavano attraverso la Libia, recentemente il commercio degli schiavi è aumentato. Oggi la compravendita di esseri umani come schiavi viene fatta apertamente, alla luce del sole.

“Gli ultimi report sul ‘mercato degli schiavi’ , ci riporta una situazione tragica, una valle di lacrime per troppi migranti soprattutto per la Libia.

Il paese nordafricano viene usato spesso come punto di uscita per i rifugiati che arrivano da altre parti del continente.

Un sopravvissuto senegalese racconta di essere stato portato in una prigione improvvisata che è cosa comune in Libia. I detenuti all’interno sono costretti a lavorare senza paga, o in cambio di magre razioni di cibo, e i loro carcerieri telefonano regolarmente alle famiglie a casa chiedendo un riscatto. Il suo carceriere chiese 300.000 franchi CFA (circa 450 euro), poi lo vendette a un’altra prigione più grossa dove la richiesta di riscatto raddoppiò senza spiegazioni.

Fonti varie

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