Legge di Bilancio 2017, Fondo per l’Africa (Art.79)

L’articolo 79 istituisce un fondo allocato sul bilancio del MAECI per interventi straordinari di dialogo con i Paesi africani d’importanza prioritaria per le rotte migratorie. Si prevede una dotazione di 200 milioni di euro per il 2017. Il Governo italiano in occasione della Conferenza ministeriale ItaliaAfrica del 18 maggio 2016 a Roma ha esplicitato i contorni della strategia italiana per l’Africa. L’Africa rappresenta un continente di opportunità, ma pone numerose sfide: quella della crescita demografica, di governare i flussi migratori, la sfida energetica, le crisi di sicurezza.

A queste sfide occorre rispondere con una strategia di lungo periodo, in linea con quanto indicato dall’UE a La Valletta. Come chiarito dal Presidente Mattarella in occasione della Conferenza Italia-Africa, il fenomeno migratorio va affrontato “con un approccio multidimensionale” che tenga insieme la gestione dell’emergenza e la rimozione delle cause dei flussi migratori.

L’approccio proposto dal nostro Paese prevede: strumenti immediati per contenere i flussi; strumenti di medio-lungo periodo per lo sviluppo e gli investimenti nei paesi africani, allo scopo di affrontare in un quadro di partnership il fenomeno delle migratorio.

Il Governo italiano è impegnato a rafforzare le intese sui rimpatri e per crearle dove ancora non sono in vigore, innanzitutto in Nigeria e Costa d’Avorio, in Senegal e Niger.

Il Piano d’azione dell’UE della Valletta, adottata al termine dell’omonimo Vertice, tenutosi l’11 e 12 novembre 2015, si pone un insieme ambizioso di obiettivi: affrontare le cause profonde della migrazione adoperandosi per contribuire alla creazione di pace, stabilità e sviluppo economico; migliorare il lavoro di promozione e organizzazione di canali di migrazione legale; rafforzare la protezione dei migranti e dei richiedenti asilo, in particolare dei gruppi vulnerabili; contrastare in maniera più efficace lo sfruttamento e il traffico di migranti; collaborare più strettamente per migliorare la cooperazione in materia di rimpatrio e di riammissione.

Anche l’UE a La Valletta ha lanciato un “Fondo fiduciario d’emergenza dell’UE per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa”, con una
dotazione di 1,8 miliardi di euro provenienti dagli strumenti di finanziamento a
carico del bilancio dell’UE, nonché dai contributi degli Stati membri e di altri
donatori.

L’Italia tramite il Migration Compact ha inteso contribuire alla politica
migratoria dell’UE avendo come obiettivi la focalizzazione delle risorse e
degli strumenti esistenti in direzione dei paesi prioritari (in primis, dunque, i
Paesi africani di origine e transito) e un miglioramento degli strumenti di
governance: aggiornamento e potenziamento dell’Approccio globale in
materia di migrazione e mobilità, sviluppo delle linee tracciate dal Piano
d’azione della Valletta, dall’Accordo UE-Turchia e dai dialoghi che l’UE sta
promuovendo a livello regionale (Processi di Khartoum e Rabat in
particolare).
Per quanto riguarda i principali strumenti dell’UE di dialogo regionale, il
processo di Rabat, lanciato in occasione della prima conferenza interministeriale
UE-Africa su migrazione e sviluppo tenutasi nel luglio 2006, riunisce i governi di
55 paesi europei e africani (Africa settentrionale, occidentale e centrale) insieme
alla Commissione europea e alla Comunità economica degli Stati dell’Africa
occidentale (ECOWAS), e mira a intensificare il dialogo e la cooperazione tra
Paesi d’origine, di transito e di destinazione lungo la rotta migratoria dell’Africa
occidentale.

Il processo di Khartoum (iniziativa UE-Corno d’Africa in materia di rotte
migratorie) è stato lanciato durante il semestre di presidenza italiana dell’Unione,
nel novembre 2014, sulla falsariga del processo di Rabat, e coinvolge i paesi
d’origine e transito del Corno d’Africa (Sudan, Sud Sudan, Etiopia, Eritrea,
Somalia, Gibuti e Kenia) e i principali Paesi di transito mediterranei (Egitto, Libia
e Tunisia). A guidarlo, un comitato direttivo composto da cinque Stati membri
dell’UE (Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Malta) e cinque Paesi partner
(Egitto, Eritrea, Etiopia, Sud Sudan e Sudan), nonché dalla Commissione europea,
dal SEAE e dalla Commissione dell’Unione africana.

Si segnala, infine, che nello stato di previsione del MAECI, tra le priorità
politiche indicate dal Ministro Gentiloni per il 2017 all’Amministrazione
degli Affari esteri, figura quella dei flussi migratori. A tale riguardo si
legge: “La Farnesina dovrà contribuire, anche attivando il necessario
raccordo tra le amministrazioni nazionali interessate, all’identificazione e
introduzione di strumenti per la gestione di breve, medio e lungo termine
dei fenomeni migratori, da cui in parte dipendono stabilità sociale e
sostenibilità del progetto europeo, in un’ottica di contenimento dei flussi e
integrazione dei migranti. In sede europea andrà data priorità ai seguiti
delle proposte italiane del migration compact per un nuovo partenariato
con l’Africa, mentre a livello multilaterale andranno promossi i principi
della salvaguardia della vita umana, della lotta al traffico di esseri umani e
della protezione dei migranti più vulnerabili, quali donne e minori.

Fonte Istituzionale

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Posted by on 28/07/2017. Filed under ARCHIVIO, ECONOMIA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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