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Le false visualizzazioni dei social net per attirare sponsor

In un’indagine pubblicata l’11 agosto, il quotidiano The New York Times rivela come è facile acquistare “false visualizzazioni” su You Tube, in modo da far crescere artificialmente la popolarità dei propri video. Il quotidiano americano spiega anche di aver testato nove differenti servizi che, per pochi dollari, promettono di far crescere il conteggio delle “visualizzazioni” dei video YouTube dei suoi clienti.

Tra questi nove servizi, sette si sono rivelati efficaci. Il miglior offerente tra loro ha permesso al quotidiano di ricevere più di 5.000 false visualizzazioni per 15 dollari (13 euro). Un altro, più costoso, ha permesso di far crescere il conto delle sue visualizzazioni di più di 30.000 in meno di una giornata al costo di 134,99 dollari (119 euro). Due, invece, non hanno permesso di guadagnare più di 2.000 visualizzazioni rispetto alle 5.000 promesse.
Dopo YouTube, questi risultati sarebbero stati resi possibili da errori corretti nel frattempo. Lo stesso giorno, il giornalista raccoglieva pertanto altre visualizzazioni, ancora una volta con successo, anche se riconosceva che “la consegna” (qualche volta bisogna attendere diverse settimane prima di ricevere queste visualizzazioni) era stata più lenta rispetto alla prima volta.

Pubblicità su Google
Il quotidiano di New York ha anche lasciato la parola ad alcuni patron delle aziende che mettono in contatto gli acquirenti e i venditori di false visualizzazioni. Questi sono contenti di aver già incassato centinaia di migliaia di dollari, in buona parte reinvestiti, per ragioni di visibilità, nell’acquisto di pubblicità… su Google, che appartiene allo stesso gruppo di YouTube.

Sono stati ascoltati anche alcuni clienti, tra cui una poetessa che ha pubblicato le sue opere a sue spese, respingendo il fatto che l’acquisto di visualizzazioni avrebbe avuto una qualche ricaduta sulle vendite dei suoi libri.

E i venditori creano volontariamente un po’ di confusione, e anche fornire il contrario, poiché i video “potenziati” non sono visti da vere persone, ma da programmi informatici automatici.

Artisti, musicisti, militanti vari: gli autori di false visualizzazioni sono in generale dei creatori di video in cerca di notorietà volendo far sembrare diffuse il più possibile le proprie opere e le proprie idee, sperando che una raccolta di visualizzazioni artificialmente gonfiata provocherà un effetto di trascinamento per portare loro una reale popolarità. Il New York Times nota che Demuvi ha tra i suoi attuali clienti dei dipendeti, o ex, della tv di informazione RT (finanziata dalla Russia), della tv del Qatar Al-Jazira English, o anche del New York Post, che hanno utilizzato i suoi servizi per “rilanciare” le statistiche dei video.
YouTube, sempre secondo il New York Times, svolgerebbe la funzione di guardiano sotto la soglia dell’1% del numero delle false visualizzazioni sulla sua piattaforma di condivisione dei video. Secondo i dati del quotidiano americano, nel 2013, la metà del traffico di YouTube sarebbe di provenienza da questi “robot”.

ADUC – Fi

NOTA DI REDAZIONE
Questo vale per tutti i social net, in particolare Facebook ove chi si spaccia con migliaia di utenti iscritti, spesso li ha comprati per rendersi più visibile rispetto ad altri concorrenti, non è da meno Twitter che addirittura declassa periodicamente gli account ritenuti fastidiosi, facendo pensare che non hanno alcun audience.

Un tempo Internet era scevro da questi comportamenti scorretti, ma oggi la concorrenza, in particolare modo se con più soldi a disposizione di altri, si comprano i like per truffare il prossimo (utenti, sponsor, ecc.).

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