Lavoro, ogni anno emigrano oltre 27mila giovani

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I giovani italiani scelgono di emigrare verso Paesi con economie solide e migliori opportunità di lavoro: se in Europa sono la Germania, la Gran Bretagna e la Svizzera a convincere cervelli in fuga e lavoratori più o meno specializzati, non bisogna sottovalutare il potere attrattivo di altri Paesi come l‘Australia, il Canada e il Brasile, che con la sua economia in crescita promette buone opportunità. Ad emigrare ogni anno sono oltre 27mila giovani che, ripercorrendo le orme dei loro nonni, lasciano l’Italia in cerca di un futuro migliore. I giovani italiani sono alla ricerca anche di contesti sociali nei quali il ruolo dei giovani sia riconosciuto come risorsa e in cui il loro apporto sia valorizzato in maniera meritocratica. I dati sono stati diffusi dall’Aire, l’Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero. (fonte)

I dati Istat del marzo di quest’anno in relazione alla disoccupazione riportano queste cifre: «Il numero dei disoccupati, pari a 2.312 mila, aumenta del 2,8% rispetto a dicembre (64 mila unità) […] l’area della disoccupazione riguarda sia gli uomini sia le donne. Il tasso di disoccupazione si attesta al 9,2%, in aumento […] rispetto all’anno precedente. Il tasso di disoccupazione giovanile, ovvero l’incidenza dei 15- 24enni disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, è pari al 31,1%, in aumento […] rispetto a dicembre 2011.

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) in Italia ha raggiunto il 35,3 per cento nel mese di luglio, un dato in aumento del 7,5 per cento rispetto all’anno precedente. “Questo spiega probabilmente il motivo per cui un numero crescente di giovani hanno scelto di emigrare in Germania o al di fuori dell’Europa per cercare lavoro” si legge nel focus sull’Italia del rapporto, diffuso il 28 settembre, dalla Commissione europea. L’Italia, c’è da ricordarlo in questo quadro, è anche l’unico paese europeo assieme a Grecia e Ungheria in cui non è previsto alcun tipo di reddito minimo garantito. In un paese con 2,5 milioni di precari, in cui quasi 3 dipendenti su 10 under 35 non hanno un posto fisso. Sono precari a tempo determinato, lavoratori dipendenti pagati a fattura con partita Iva o con contratti a chiamata: per loro non esiste la cassa integrazione e il sussidio di disoccupazione. (fonte)

 

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