La titolarità della Fons honorum nelle dinastie ex regnanti

Ogni volta che sia necessario qualificare come Ordine non nazionale un ordine cavalleresco, occorre poter dimostrare l’esistenza storica dello stesso, verificare la sua continuità storica sino ai nostri tempi ed accertare la legittimità della persona che rivendica in sè lo jus honorum.
I capisaldi dell’ordinamento italiano, stravolto quello del Regno d’Italia con il passaggio alla repubblica, appuntano la loro attenzione sul piano del diritto internazionale, dove è possibile qualificare quantomeno la titolarità delle prerogative sovrane e del patrimonio araldico della famiglia ex regnante spettanti, jure sanguinis, al re spodestato cui fare riferimento [4].
Lo Stato nell’ambito del suo territorio può vietare al sovrano spodestato l’esercizio di quel suo diritto, come è avvenuto per l’Ordine della SS. Annunziata, ma non potrà sopprimere un diritto cui non ha dato vita, limitandosi a vietarne l’ingresso nella sua sfera giuridica.
In genere, poi, al fine di annietarne concretamente ed internazionalmente il diritto, lo Stato subentrato subordina la revoca dell’atto di allontanamento dal territorio dello Stato stesso alla rinuncia alla pretenzione da parte del sovrano spodestato o del discendente subentratogli quale capo della dinastia: si tratta di perfezionamento della debellatio. Inutile dire che la rinuncia alla pretenzione proietterà i suoi effetti anche sulla discendenza: una volta spento il diritto diviene impossibile riaccenderlo.
In dottrina, si disquisisce sulle implicanze del caso di rinuncia del principe ereditario che può presentare ipotesi di estensibilità della perdita alla pretensione degli altri rami successibili. Se si potesse applicare il diritto dinastico il problema non sussisterebbe perché il principe ereditario può rinunciare al proprio diritto ma non può disporre del diritto di cui altri sono depositari. Da ciò discenderebbe il principio che per l’annietamento completo del diritto di pretensione occorrerebbe ottenere da parte dello Stato subentrato separata rinuncia da parte di ogni successibile.
Sia il Conte di Parigi che Otto d’Asburgo-Lorena, a suo tempo, hanno rinunciato ai loro diritti di pretensione per tornare rispettivamente in Francia ed in Austria e così hanno dovuto fare anche Vittorio Emanuele di Savoia, figlio di Umberto II, ed il principe Emanuele Filiberto di Savoia. Questo ultimo evento farebbe propendere poi per una rinuncia esplicita, da parte di Vittorio Emanuele, alla titolarità della Fons honorum da lui comunque esercitata, nonostante qualcuno lo considerasse già decaduto dalla sua qualità di pretendente al trono in forza del denegato assenso al matrimonio [5].
Interventi giurisprudenziali molto importanti in tema di Ordini non nazionali sono rappresentati da due pronunce della 1ª Sezione del Consiglio di Stato, rispettivamente il “Parere n. 1869/1981 avente per oggetto il riconoscimento di istituzione cavalleresca “non nazionale” dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio” (all’epoca conferito da Ferdinando Maria di Borbone-Due Sicilie Duca di Castro)[6], nonché il “Parere n. 813/2001 avente per oggetto la possibilità di autorizzare l’uso in Italia delle distinzioni cavalleresche dell’Ordine della Corona Ferrea[7].

Fonte: Wikipedia

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