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La street art per denunciare i rifiuti tecnologici

Secondo la ONG Greenpeace, piu’ di sette miliardi di smartphone sono stati fabbricati dal 2007 e i consumatori americani cambiano in media un telefono ogni due anni. I rifiuti elettronici costituiscono il flusso maggiore e rappresentano il 70% di quelli tossici nei siti americani. La criminalita’ organizzata spedisce illegalmente ogni anno otto milioni di tonnellate di rifiuti elettronici europei verso la Cina.

Nel 2016, l’ONU stima che 44,7 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici siano stati creati, cioe’ un aumento di 3,3 milioni di tonnellate (+8%) in rapporto al 2014. E si prevede un aumento del 17% entro il 2021, per attestarsi su piu’ di 52 milioni di tonnellate.
Il BEE ha anche tenuto a sottolineare il carattere ironico dello slogan -”Creating a Better Future” (assicurare un futuro migliore)- scelto dagli organizzatori del Mobile World Congress che si chiudera’ il 1 marzo nella metropoli catalana, dove vi partecipano piu’ di 100.000 persone, ma che hanno rifiutato di accogliere all’interno dei padiglioni la creazione di Eduardo Relero e di non dare spazio alle organizzazioni ambientali.

Non “colpevolizzare” utenti e consumatori
“Le fabbriche hanno un grosso margine per allungare la durata della vita dei loro prodotti, ma si contentano di continuare a ricavare profitti dalla situazione attuale a spese dei consumatori”, dice Jack Hunter, un portavoce del BEE presente a Barcelona.

“Bloccano il ‘diritto a riparare’ ed usano la legge sul diritto d’autore e il copyright per minacciare i cittadini che mettono online dei video dove si denuncia in modo esplicito questa situazione”.

Il BEE si rifiuta di “colpevolizzare” utenti e consumatori. “Come per l’ambiente, essi sono vittime, stimolati a pagare costosamente gli ultimi prodotti molto pubblicizzati poiche’ e’ impossibile far riparare quelli piu’ vecchi”, spiega Hunter facendo notare che il Mobile World Congress e’ il luogo preferito dai leader della tecnologia mobile per “mettere ordine nei propri affari”.

La ONG invita le imprese ad “andare oltre le promesse”, concependo dei prodotti che siano riparabili e mettendo piu’ ampiamente a disposizione dei pezzi di ricambio per allungare la loro durata di vita, invece che tenersi il monopolio. E chiede loro anche di ridurre la quantita’ di sostanze tossiche come i ritardanti ignifughi, si’ da facilitarne il riciclaggio. E propone che la situazione della Svezia sia allargata agli altri Stati europei, con agevolazioni fiscali per i centri di riparazione.

Se gli effetti dell’iniziativa artistica e mediatica condotta da BEE e da Eco Union a Barcelona questo lunedì, sono difficilmente quantificabili, numerose persone che sono passate di li’ hanno immortalato l’opera di Eduardo Relero grazie… al loro telefonino portatile.

(articolo di Patricia Jolly, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 28/02/2018)

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