La protezione dei giornalisti nei conflitti armati

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Le convenzioni di diritto internazionale umanitario impongono, seppur in poche e laconiche disposizioni, agli Stati belligeranti l’obbligo di proteggere i giornalisti civili che si trovino sul teatro delle operazioni militari. Secondo le norme del diritto di Ginevra, esistono due categorie di giornalisti non combattenti: i corrispondenti di guerra e i giornalisti in missione professionale pericolosa nelle zone di conflitto armato. A conferma del mancato riconoscimento di uno status particolarmente protetto, entrambi, in virtù del combinato disposto degli articoli 50 e 79 del I Protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra del 1977, sono “persone civili” e godono, pertanto dell’immunità dagli attacchi.

Ovviamente, il divieto di dirigere attacchi contro i giornalisti si pone come un divieto di “attacco deliberato”, nella misura in cui il diritto internazionale umanitario considera legittime le perdite di vite umane quando costituiscano i c.d. “danni collaterali” che seguono ad un offensiva sferrata contro un obiettivo militare legittimo.

La protezione garantita ai giornalisti è, tuttavia, soggetta ad una condizione sospensiva che si verifica allorchè essi “partecipano direttamente alle ostilità”.

L’applicazione del principio della partecipazione diretta alle ostilità, peraltro non definito dalla Convenzioni di Ginevra del 1949 e dai protocolli addizionali del 1977, all’attività professionale dei giornalisti rivela qualche difficoltà.

Sicuramente, non è nel quadro dell’attività, abituale, di ricercare e diffondere informazioni inerenti al conflitto in corso, bensì nella prospettiva di un atto insolito, consistente eventualmente nel prendere le armi, che deve essere ritrovato il contenuto del divieto di partecipare direttamente alle ostilità.

Accettando che i giornalisti siano “considerati come civili”, gli Stati hanno convenuto di consentire loro l’esercizio del proprio mestiere, cioè scattare delle foto, girare dei filmati, fare delle registrazioni, prendere appunti.

Leggere il testo completo nella fonte di questo testo.

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Posted by on 26/06/2016. Filed under ARCHIVIO, GIORNALISMO. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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