Italia, Presidente FIEG propone tassare Internet

Il presidente della Fieg (Federazione italiana editori giornali), Carlo Malinconico, per far fronte all’aumentato costo delle spedizioni postali (sono state abolite le tariffe agevolate) dei giornali cartacei, ha proposto che sia istituita una tassa (“un caffe’ al mese o giu’ di li’”) per chi ha la connessione ad Internet. Una tassa provvisoria per dare ossigeno al settore, anche in attesa di una soluzione al problema dei contenuti editoriali utilizzati in Rete dai motori di ricerca.
Chi pensa che questa possa essere la strada per la soluzione dei propri problemi non comprende la funzione della Rete, che non non e’ solo una possibile alternativa/concorrenza ai giornali cartacei, ma uno strumento che, a partire dall’informazione, e’ interattivita’.
In Italia abbiamo diversi problemi in materia, due i principali:
– si pagano cifre astronomiche per i collegamenti a banda larga, collegamenti che sono di qualita’ discutibile, lenti e spesso inesistenti o venduti in modo truffaldino spacciandoli per cio’ che non sono;
– il Governo non investe per la diffusione della banda larga. Furono stanziati 800 milioni di euro per rimediarvi. Una cifra ridicola: una decente copertura richiede miliardi di euro cosi’ come stanno facendo in altri Paesi. Ma gli 800 milioni sono stati bloccati. Il Governo per ora ha stanziato 20 milioni di euro (gli incentivi entrati in vigore lo scorso 15 aprile): 50 euro per ogni contratto di un 18/30enne.
Ed ora arriva la tassa per la connessione? Cosa succedera’ se il desiderio della Fieg divenisse realta’? Ci saranno meno navigatori in Internet e i giornali non avranno risolto i loro problemi economici.
Sul “meno navigatori” sarebbe rispettata la logica che si segue ultimamente in Italia quando non si riesce a far fronte alla domanda: restringere i diritti all’accesso. E’ stato cosi’ per il diritto a usare la giustizia (38 euro di tributi per un ricorso al giudice di pace contro una multa stradale), sembra che sara’ cosi’ per gli avvocati (tariffe minime, uso di un legale per quasi tutte le contese, difficile accesso per i giovani alla professione).
Sul “i giornali non avranno risolto i loro problemi”. Finita la tassa provvisoria, la stessa diventera’ permanente (come quella per la guerra d’Abissinia che ancora grava sul prezzo della benzina) e quindi i giornali saranno sempre piu’ dipendenti da contributi statali che, tendenzialmente, stanno sempre piu’ diminuendo. Al prossimo venir meno di una prebenda cosa faranno? Forse e’ meglio che chi fa proposte del genere chiuda subito il proprio giornali e si dedichi ad altro.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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