Italia, Narcotraffico: Rapporto Icsa

Le rotte del narcotraffico sono in ‘continua diversificazione’, per un mercato mondiale della droga che ‘rappresenta la manifestazione piu’ tipica della globalizzazione della criminalita’ organizzata, i cui gruppi delinquenziali si caratterizzano ormai per la loro transnazionalita”. E’ quanto sottolinea la Fondazione Icsa nel Rapporto Narcotraffico 2012 realizzato in collaborazione con la Direzione centrale per i servizi antidroga del ministero dell’Interno e con l’Arma dei Carabinieri.
‘Una delle principali preoccupazioni della criminalita’ organizzata in tema di narcotraffico -viene rilevato- e’ la continua diversificazione e rinnovamento dei modus operandi e, conseguentemente, delle rotte navali, terrestri ed aeree da far seguire ai carichi di droga. Tali rotte, che ad un primo superficiale esame appaiono a volte antieconomiche, in quanto complesse e tortuose, vengono scelte perche’ presentano minori rischi di sequestro’.
Il documento sottolinea i ‘rapporti di cooperazione ed alleanze sempre piu’ strette, anche al di fuori dei confini nazionali, per gestire gli affari illeciti nel modo piu’ efficace, remunerativo e sicuro, come una vera e propria impresa commerciale’. Il mercato delle droghe diventa, cosi’, ‘ancora piu’ esteso, articolato e complesso, non solo per il proliferare delle sostanze psicoattive illecite (sono 65 le droghe sintetiche, prima non conosciute, rilevate negli ultimi due anni) o per la creazione di nuovi mercati e rotte, ma soprattutto per la varieta’ di soggetti e organizzazioni, delle piu’ disparate nazionalita’, collegati tra loro e pronti a stipulare accordi per realizzare ingenti e rapidi profitti’.
Uno sguardo globale allo stato del commercio illegale di droga nell’ultimo decennio rivela ‘una sostanziale stabilita’ del mercato, sia dal punto di vista dell’offerta che da quello della domanda’.
Un’analisi completa del narcotraffico ‘presuppone necessariamente il suo collocamento nel piu’ ampio ambito del cosiddetto ‘mondo illegale’. Si tratta di flussi di persone e beni che si muovono da un’area per raggiungerne un’altra. Ecco, quindi -si legge nel Rapporto Icsa- che ai traffici di sostanze stupefacenti si affiancano quelli di merci contraffatte, armi, risorse minerarie e ambientali, rifiuti tossici, fino ad arrivare al flusso clandestino di persone, siano esse migranti o donne destinate al mercato della prostituzione’.
La caratteristica comune a tutti questi fenomeni ‘e’ di essere gestiti e sfruttati da network criminali transnazionali, capaci di stringere alleanze in maniera sistemica ovvero per una singola transazione o affare. L’ambito d’azione e’ generalmente diversificato e puo’ riguardare piu’ interessi illeciti; in questa maniera si amplia la propria capacita’ e quindi la portata della minaccia’.
La libera circolazione di merci e capitali alla fine della Guerra Fredda ‘ha creato smisurate opportunita’ che le mafie storiche, capaci di enormi capitali, hanno saputo sfruttare a proprio vantaggio grazie ad una flessibilita’ operativa non soggetta a vincoli di sorta. Accanto ad esse si sono affacciate nuove realta’, in alcuni casi piu’ violente e determinate di quelle tradizionali, che hanno voluto partecipare anch’esse al grande business, ritagliandosi un proprio spazio e un proprio mercato grazie anche alla nuova e diversa distribuzione della ricchezza sul pianeta, alla nascita di economie emergenti, al mutamento nelle preferenze dei consumatori, che hanno aperto nuove possibilita’ e nuovi spazi’.
Un ‘significativo mutamento’ nei comportamenti criminali, peraltro, ‘si era gia’ registrato con il passaggio dai commerci cosiddetti ‘mono-prodotto’ al ‘politraffico’ delle droghe, un sistema per venire sempre di piu’ incontro alla variegata e mutevole domanda di consumo. Il caso piu’ emblematico -rileva il documento- e’ quello delle organizzazioni nigeriane. Forti di una presenza molto estesa del proprio gruppo etnico, hanno maturato le attitudini illecite diversificando l’attivita’ tra cocaina, eroina e droghe sintetiche’.
Il tutto ‘non per lo smercio al dettaglio bensi’ con un ruolo ben piu’ preponderante, favoriti dalla situazione geopolitica del Continente Africano, geograficamente collocato tra Sud America ed Asia Centrale e prospiciente l’Europa, economicamente povero e politicamente instabile’.
Per quanto riguarda la cocaina, ‘le ultime rilevazioni indicano un decremento della produzione, concentrata tuttora in Colombia, Peru’ e Bolivia, rispetto ai livelli registrati nel quadriennio 2005-2008. Negli stessi tre Paesi e’ stato inoltre individuato il 99% dei laboratori di raffinazione, segno evidente della capacita’ della criminalita’ locale di gestire in autonomia l’intera filiera produttiva, incrementando di molto i margini di guadagno’. I sequestri di cocaina nel 2010 ammontano a 694 tonnellate, valore tendenzialmente stabile rispetto ai dati dell’anno precedente (732 tonnellate nel 2009).
L’analisi sui valori dei sequestri ‘da un lato testimonia la maggiore efficienza nell’attivita’ di contrasto, anche con il contributo dei Paesi produttori, dall’altro evidenzia le aree, specificatamente Caraibi ed Africa Occidentale, in cui al contrario e’ necessario intervenire con maggiore energia’.
Quanto all’eroina, ‘analizzando i dati disponibili piu’ recenti (2011) si e’ registrato un incremento molto lieve delle aree di coltivazione (1%) in Afghanistan e Myanmar che, insieme, rappresentano l’84% delle colture mondiali di papavero da oppio. A fronte, quindi, di una estensione delle colture tutto sommato stabile si e’ constatato invece un considerevole incremento della produzione di oppio grezzo (+47,6%) e, quindi, di eroina (+22%). La causa e’ da ricercarsi soprattutto nella fine degli effetti negativi prodotti dalla infestazione di un parassita, che aveva ridotto considerevolmente le capacita’ produttive dei campi coltivati’.
La raffinazione dell’eroina, che tradizionalmente era effettuata in laboratori situati lungo le rotte del contrabbando, in particolare in Pakistan, Iran e Turchia, ‘viene oggi avviata e conclusa anche nei Paesi produttori di oppio. Ne sono testimonianza i numerosi sequestri di laboratori avvenuti in Afghanistan. Cio’ comporta, di conseguenza, la necessaria importazione illegale di ingenti quantitativi di anidride acetica, precursore chimico necessario per la lavorazione dell’oppio, a fronte della quale, pero’, si registrano rare operazioni di intercettazione di tale sostanza’.
Sul versante del contrasto, i sequestri di eroina hanno subito un incremento del 7%, raggiungendo le 81 tonnellate complessive. La maggior parte dei sequestri e’ stata registrata in Asia Centrale (27 tonnellate nel solo Iran).
Per quanto riguarda i cannabinoidi, ‘risulta piu’ complicato fornire un quadro analitico completo e dettagliato per la cannabis. Le ragioni sono varie, ma tra di esse spicca la differente considerazione che le diverse legislazioni nazionali hanno di tale sostanza.
Il Rapporto Icsa segnala ‘il costante incremento delle colture in Afghanistan, dove si rischia di sottovalutare il pericolo costituito dalla sempre piu’ frequente conversione delle piantagioni da oppio a cannabis, la cui coltivazione e’ ritenuta maggiormente remunerativa sia per il controllo meno serrato delle Autorita’ che per i minori costi di produzione. In uno studio comparato condotto da Unodc emerge che la resa per appezzamento (di circa un ettaro) derivante dalla coltura di cannabis nel 2010 e’ stata mediamente di 9.000 $, contro i 4.900 $ della coltura di oppio’.
La produzione di hashish nei Paesi maggiori produttori (Marocco ed Afghanistan) e’ stimata complessivamente in 4.400 tonnellate. Sul versante delle droghe sintetiche, per le amfetamine nel 2010 si e’ registrato un forte calo dei sequestri (- 42%) mentre per le metamfetamine il dato rileva un notevole incremento (+ 44%). La produzione di metamfetamine continua ad essere concentrata in America Settentrionale, Stati Uniti e Messico nonche’ nel Sud-est Asiatico (Cina, Filippine e Myanmar).
L’Europa mantiene la leadership nella produzione di ecstasy, localizzata principalmente tra Olanda e Belgio da un lato e Polonia e Paesi Baltici dall’altro. L’assenza di un collegamento tra le sostanze ed una determinata zona geografica, come invece accade per le altre droghe in relazione alle aree di coltivazione, rende difficile la stima della produzione totale.
Quella contro il narcotraffico ‘e’ una battaglia certo difficile e complessa. Ma e’ una battaglia che si puo’ e si deve vincere. E che va combattuta con la partecipazione convinta dell’opinione pubblica, nella sempre piu’ diffusa consapevolezza che, lottare contro il narcotraffico, significa preservare la vita democratica dall’inammissibile potere di ricatto e corruzione esercitato dalle organizzazioni criminali e proteggere la qualita’ della vita di tanti giovani nelle nostre citta’ sottraendoli alla piaga della tossicodipendenza’. Lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Il rapporto, afferma il Presidente della Camera ‘rappresenta un importante e prezioso strumento di conoscenza del pericoloso livello di organizzazione e ramificazione raggiunto dai cartelli della droga, vere e proprie multinazionali del crimine che rappresentano una gravissima minaccia alla convivenza civile in Italia e nel resto del mondo’. La ricerca, inoltre, ‘illustra gli incoraggianti risultati conseguiti nel contrasto al narcotraffico dalle forze dell’ordine, a cui deve andare la riconoscenza delle Istituzioni e dei cittadini’ dice Fini rivolgendosi ai relatori: il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Leonardo Gallitelli, il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, il Capo della Polizia Antonio Manganelli, il Presidente della Fondazione ICSA Marco Minniti.
‘La lotta al narcotraffico va combattuta su molteplici terreni operativi e investigativi e deve essere ovviamente sostenuta con l’impegno attivo e convinto delle Istituzioni e dell’intero mondo politico perch‚ si tratta di una fondamentale battaglia di libertà, civiltà e democrazia’ aggiunge ancora Fini che ha rivolto in sala anche il benvenuto allo scrittore Roberto Saviano, evidenziando la sua ‘coraggiosa testimonianza civile e culturale’.
‘Siamo il paese al mondo con la giurisprudenza antimafia piu’ avanzata’, ma ‘va rafforzata sul piano del riciclaggio’. Cosi’ lo scrittore, Roberto Saviano.
‘La coca – e’ stato l’esempio di Saviano – poi diventa betoniera, supermercato, finanziamento alle campagne elettorali’, e’ usata ‘come bancomat per vincere gli appalti’. Lo scrittore ha richiamato al fatto che ‘ci troviamo di fronte a un problema sottovalutato, non dalle forze dell’ordine o dai magistrati, ma dalla politica’. Per questo, ha aggiunto, ‘mi rendo conto che il governo ha altre priorita’ ma sarebbe bello che iniziasse un percorso a livello europeo’.
‘Occorre nel contrasto al narcotraffico una strategia piu’ intelligente del proibizionismo’. Il presidente della Fondazione Icsa e deputato del Pd, Marco Minniti, pur non spingendosi a chiedere la legalizzazione delle droghe leggere, richiama sul fatto che ‘occorre concentrarsi su quelle sostanze che hanno il moltiplicatore di guadagno piu’ alto’.
Presentando il rapporto Minniti, ha ricordato che ‘siamo tra i primi al mondo nel contrasto ai traffici, ma nelle migliori annate arriviamo a sequestrare il 15%’ delle sostanze in circolazione. Per questo – ha aggiunto – ‘occorre riflettere sulle strategie di contrasto’. ‘Non credo – ha spiegato – si possa arrivare alla legalizzazione, ma concentrarsi su sostanze come cocaina, eroina e droghe sintetiche’ che, come e’ emerso dal rapporto curato insieme all’Arma dei Carabinieri e alla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno, consentono ricavi 200 volte superiori alla spesa iniziale. (ADUC)

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