[Italia] La tassa sul sacchetto biodegradabile (aggiornamento)

Dal 1 Gennaio 2018 il sacchetto biodegradabile che troviamo a frutta e verdura avrà un costo; questa notizia l’abbiamo ormai letta ovunque, ma quanto ne sapete di cosa c’è dietro a questa operazione di business ? L’azienda che produce l’80% dei sacchetti di plastica biodegradabili in Italia si chiama Novamont (ex Enimont ex Montedison). Chi è l’amministratore delegato della Novamont ? Catia Bastioli. Nome sconosciuto ai più ? Facciamo un passetto indietro. Nel governo Renzi tale persona venne nominata Presidente di Terna. Il business dei sacchetti di plastica sarà di ben 400milioni di euro.

Catia Bastioli Come Amministratore delegato di Novamont nel 2011 ha stipulato una joint venture con Versalis per realizzare in Sardegna la bioraffineria Matrìca, e sempre nel 2011 ha fondato Mater-Biotech, joint venture con la californiana Genomatica, per costruire in Italia il primo impianto al mondo per la produzione di Butandiolo da risorse rinnovabili.

Nel 2012 ha ampliato il centro di ricerca Novamont rilevando da Sigma-tau un centro di ricerca di biotecnologie mediche riorientandone le attività verso le biotecnologie industriali.

Per queste attività è stata chiamata ad intervenire alle conferenza di apertura della Presidenze di turno del Consiglio dell’Unione europea: nel 2012 per il semestre presieduto dalla danese Helle Thorning-Schmidt e nel 2013 per il semestre presieduto dall’irlandese Enda Kenny. È stata anche membro di diversi gruppi di lavoro della Commissione europea.

Chi è Terna ? Terna – Rete Elettrica Nazionale è un operatore di reti per la trasmissione dell’energia elettrica con sede a Roma, Italia. Attraverso Terna Rete Italia, gestisce la Rete di Trasmissione Nazionale con oltre 72 000 km di linee elettriche in alta tensione. È il primo operatore indipendente d’Europa per chilometri di linee gestite.

Questa geniale donna oltre ad aver «inventato» i sacchetti biodegradabili ha presentato anche un bio-erbicida alternativo al glifosato, il diserbante sotto accusa.

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Legambiente fa sapere che vi sono altre aziende del settore che fanno business…

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5 Thoughts to “[Italia] La tassa sul sacchetto biodegradabile (aggiornamento)”

  1. Redazione Reporters

    Attenzione alle notizie bufala che pubblicano i vari giornaletti su internet, anche se conosciuti, verificate sempre la veridicità di quanto scrivono. Nel caso specifico: il sovraprezzo su ogni prodotto scatta in automatico nel momento stesso in cui viene passato il codice a barre della frutta e della verdura. Le anomalie riscontrate in ogni esercizio commerciale va denunciato, pertanto inviate copia dello scontrino con il prezzo pagato per il sacchetto alle associazione consumatori, per esempio l’ADUC.

  2. Redazione Reporters

    Dal 1 gennaio 2018 anche le farmacie sono coinvolte nell’obbligo di far pagare al consumatore finale il sacchetto di plastica biodegradabile che contiene gli acquisti.

    Le farmacie, rispettando la legge, introdurranno nello scontrino la voce “shopper” o “busta” introducendo un costo simbolico per venire incontro anche alle esigenze dei cittadini.

    Nello spirito della normativa europea, che vuole portare alla riduzione dell’uso della plastica per salvaguardare l’ambiente e i nostri mari, i farmacisti potranno proporre ai clienti la possibilità di portare via il farmaco senza sacchetto, in particolare quando di tratta di una singola confezione, e saranno disponibili all’impiego della borsa riutilizzabile portata dal cliente in tutti gli altri casi.

  3. Redazione Reporters

    Questa è un commento di Vincenzo Donvito dell’Associazione Consumaotri ADUC: “I disperati e’ bene che abbiano spazi e possano interloquire, ma tocca poi ai media (che dicono di essere
    professionisti perche’ hanno i loro scrittori e parlatori iscritti ad una corporazione che si chiama ordine dei giornalisti, e che per questo dicono che dovrebbero meglio tutelarci…)… tocca ai media decidere, stabilire, sviscerare, approfondire su un argomento piuttosto che un altro. E a parte quelli che per l’appunto qualunque cosa faccia il governo sono li’ ad urlare, e quelli che di natura fanno i lanciatori di merda (oggi le chiamano fakenews, e credono per questo di essere dotti per la loro transnazionalita’ linguistica), “sono perche’ lancio merda, altrimenti, chi mi si caga” (per restare nello stesso linguaggio), c’e’ il nulla.”

  4. Redazione Reporters

    il Ministero dell’Ambiente ha diffuso una circolare interpretativa per chiarire le novità scattate dal 1 Gennaio riguardo l’obbligo di pagamento dei sacchetti di plastica introdotti da una normativa italiana emanata in attuazione di una Direttiva europea.

    Si parla delle buste di plastica in materiale leggero con uno spessore inferiore a 50 micron, con o senza manici, fornite ai consumatori per il trasporto di merci o prodotti o per la pesatura di merci sfuse.
    Per queste buste gli obiettivi europei hanno previsto una progressiva riduzione dei consumi, a scopi ecologici e di difesa dell’ambiente, attraverso norme di vario tipo che ne scoraggino o vietino l’uso.
    Tra le varie misure che gli Stati europei possono adottare ve ne sono alcune obbligatorie, che comprendono il farne pagare l’utilizzo, introducendo il divieto di fornitura gratuita (c.d. “pricing”). Tra l’altro si tratta di una misura, specifica il Ministero, che molti operatori hanno adottato su base volontaria già dal 2012.

    La Direttiva inoltre consente agli Stati membri di estendere regole restrittive o disincentivanti anche ad altri tipi di buste di plastica indipendentemente dal loro spessore, comprese in particolare quelle ultraleggere (spessore inferiore ai 15 micron), che per intendersi sono le bustine ultrasottili che abbiamo usato fin’ora gratis nei supermercati per pesare frutta e verdura.

    Sulla base di queste premesse le normative italiane si sono adeguate estendendo per l’appunto restrizioni anche per le buste ultraleggere.

    Queste le novità in sintesi (approfondimenti sulla circolare http://www.minambiente.it/comunicati/shopper-ecco-la-circolare-ministeriale-intepretativa):
    Buste di plastica commercializzabili
    Sono commercializzabili:
    – le buste di plastica riutilizzabili di determinati spessori, con maniglie, contenenti percentuali minime di plastica riciclata, da utilizzare come imballaggio di generi alimentari e non;
    – le buste di plastica biodegradabili e compostabili certificate;
    – le buste ultraleggere biodegradabili e compostabili realizzate con almeno il 40% di materia prima rinnovabile richieste ai fini di igiene da utilizzare come imballaggio di alimenti sfusi (frutta, verdura e altri alimenti).

    Obbligo di pagamento per le buste commercializzabili
    Le borse di plastica suddette – riutilizzabili, biodegradabili e compostabili, ultraleggere- non possono più essere distribuite a titolo gratuito e il loro prezzo di vendita deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per mezzo delle stesse.

    Per essere chiari, e per entrare nel merito della novità che è risultata più ostica e confusionaria, si devono pagare -a prezzi fissati dal negozio- tra le altre le buste ultrasottili usate ai fini igienici per trasportare o pesare prodotti sfusi (frutta e verdura tipicamente) e NON altri tipi di imballaggi di plastica come i foglietti con cui si incarta il prosciutto, la carta oleata, gli imballaggi dei prodotti surgelati e preconfezionati.
    Non sono soggette a pagamento tutte le buste diverse da quelle suddette.

    Per quanto riguarda l’utilizzo di buste proprie il Ministero dell’Ambiente rimanda la decisione al Ministero della Salute, specificando che quest’ultimo si mostra propenso a condizione che il consumatore utilizzi quelle adatte agli alimenti e comunque monouso. I negozi e supermercati potranno definire il tipo di buste utilizzabili -definendone i criteri igienici- comunicandoli alla propria clientela attraverso apposita segnaletica.
    Come si vede il “chiarimento” su questo ultimo punto è in realtà generico e ambiguo e la questione rimane aperta, anche perché è difficile immaginare che il consumatore possa procurarsi gratuitamente buste monouso alternative a quelle vendute dal negozio. E inoltre: chi controlla che il consumatore stia utilizzando buste monouso nuove?

    Siccome a nostro avviso la questione merita non solo e non tanto dal punto di vista economico ma da quello ambientale, ci auguriamo che il Ministero della Salute intervenga di nuovo per definire quali buste il consumatore può utilizzare in alternativa a quelle a pagamento, comprendendo magari tipologie riutilizzabili.

    (1) http://www.minambiente.it/comunicati/shopper-ecco-la-circolare-ministeriale-intepretativa
    (2) Dl 91/2017 art.9bis attuativo della Direttiva 2015/720/UE, che aggiorna il codice ambietale, D.lgs.152/2006

    Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo

  5. Redazione Reporters

    il consumatore che acquista dei prodotti sfusi al supermercato applica sul sacchetto di plastica un prezzo X del prodotto pesato, pertanto non può riutilizzarlo.

    Acquistare sacchetti nuovi extra per poi portarseli al supermercato, bisogna stare molto attenti perchè ci sono supermercati che fanno pagare l’involucro alla cassa, mentre altri applicano sulla tara il costo della busta.

    Informarsi per evitare di dover pagare soldi inutilmente….

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