Italia, Chiesa: Un flusso di denaro dalla notte dei tempi

egoismo

«Nonostante solo la metà circa dei contribuenti italiani decida a chi destinare la quota Irpef prevista per fini sociali, e di questi meno del 40% scelga di destinarla alla Chiesa cattolica, oltre l’80% della somma totale viene incassata dalla Chiesa cattolica che incamera così anche i soldi di chi non sceglie, in base a una legge truffa che da anni chiediamo di modificare.

La nostra petizione in merito, corredata da migliaia di firme per chiedere di cambiare verso, è stata depositata in Parlamento nell’autunno del 2011, la bellezza di 5 anni fa, senza ottenere risposta.
La stessa Corte dei Conti (con Deliberazione 26 ottobre 2015, n. 8/2015/G) ha rilevato che “il sistema risulta non del tutto rispettoso dei principi di proporzionalità, di volontarietà e di uguaglianza” e ha lamentato la scarsa pubblicizzazione delle risorse erogate (visto che “la rilevanza degli importi avrebbe imposto un’ampia pubblicità e la messa a disposizione dell’archivio completo delle contribuzioni versate negli anni, al fine di favorire forme diffuse di controllo”) invitando la presidenza del Consiglio a una maggiore trasparenza. Ciononostante i link del Dipartimento delle Finanze sulle scelte e gli importi dei contribuenti risultano, al momento in cui scriviamo, inesistenti.
Nella stessa Deliberazione, sempre la Corte dei Conti ha sottolineato “il rischio di discriminazione nei confronti di confessioni non firmatarie di accordi”, “l’aumento dei fondi a disposizione delle confessioni religiose, in un periodo di generalizzata riduzione delle spese sociali a causa della congiuntura economica”, “l’assenza di controlli sulla gestione dei fondi” e “la carenza di controlli sulla correttezza delle attribuzioni degli optanti e sull’agire degli intermediari”; inoltre, ben più grave a nostro parere, la Corte dei Conti ha stigmatizzato “lo scarso interesse dello Stato per la quota di propria competenza” e “lo scarso controllo sui fondi di competenza statale”.
Difatti, nonostante i rilievi della Corte dei Conti, lo Stato nulla fa per porre rimedio alla vergogna di un sistema che favorisce una confessione religiosa rispetto alle altre e rispetto alle scelte dei propri cittadini, questo in barba ai principi di laicità dello Stato e, in particolare, malgrado su ogni settore della vita pubblica sia calata la spada della riduzione della spesa. Lo stesso Stato che, secondo la legge, dovrebbe finanziare con la sua quota interventi per assistenza ai rifugiati (c’è qualcosa di più attuale?), calamità naturali, beni culturali e edilizia scolastica. Lo stesso Stato che non fa nulla per promuovere la scelta dei cittadini di assegnare a tali azioni il proprio denaro.
Di tutta evidenza la responsabilità non è solo della Chiesa cattolica, o delle confessioni religiose in generale, ma proprio e soprattutto dello Stato che non agisce per correggere una evidente stortura.
Per questo chiediamo più trasparenza e pubblicizzazione del meccanismo e proponiamo, in vista della prossima compilazione della dichiarazione dei redditi, spot informativi sulla RAI affinché gli italiani possano effettuare scelte consapevoli e ragionate.»

fonti:
– Corte Conti
– 8×1000 rendiconto
– i costi della chiesa
– occhio per mille
– Agenzia Entrate

ADUC

Dichiarazione di Igor Boni, Silvja Manzi e Laura Botti (Coordinatori Associazione radicale Adelaide Aglietta)

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