[Italia] Amianto: Quanti siti contaminati e discariche esistono?

L‘amianto è un gruppo di minerali formati da silicato di magnesio, calcio e ferro ed è detto asbesto (letteralmente “che non brucia”). Come tutti i minerali presenti in natura, viene estratto da cave e miniere tramite frantumazione della roccia madre, da cui si ottiene la fibra purificata.

La principale caratteristica di questa fibra mineraria consiste nella sua incredibile resistenza alle temperature elevate, alla trazione e all’usura. Tutte caratteristiche che ne hanno fatto, per molti decenni, uno dei materiali più utilizzati nell’industria siderurgica, automobilistica, meccanica ed edile (Fonte: Ministero della Salute).

L’impiego dell’amianto, nei più svariati settori produttivi, inizia nel 1901 quando l’austriaco Ludwig Hatschek brevetta per la prima volta una miscela di cemento rinforzata con fibre di amianto. Verrà successivamente commercializzata con il marchio Eternit, dall’azienda svizzera Schweizerische Eternitwerke AG (di proprietà del commerciante Alois Steinmann) che nel 1923 cambiò nome in Eternit AG, associandolo al fibrocemento. Dal 1911 divenne il materiale più utilizzato soprattutto in edilizia, per la produzione di lastre e tegole, realizzazione di tubi destinati alla costruzione di acquedotti fino agli anni Settanta.

L’eternit è presente nelle nostre case, nelle città e nei luoghi di lavoro, nei depositi e nelle discariche abusive in cui vi è abbandonato senza alcuna protezione.

Nel nostro Paese è bandito l’utilizzo a partire dal 1992 ed esiste la Commissione nazionale amianto (prevista dall’articolo 4 della legge 257), insediata presso il Ministero della Salute, incaricata di svolgere attività di ricerca sul trattamento dell’amianto in fase di bonifica e di redigere documenti-guida sulla valutazione, il contenimento e l’eliminazione di materiali contenenti asbesto. (tuttogreen.it)

Il 14 Gennaio 2011 il ministro Giulio Tremonti firmò il decreto che istituiva il fondo per le vittime per l’amianto. Si trattava di 30 milioni di euro a disposizione in totale per tutti coloro che hanno contratto patologie legate all’esposizione.

In Italia, le morti accertate dal Ministero della Salute per esposizione all’amianto sono circa 1.000 all’anno. In particolare, tra il 1988 e il 1997 si sono registrati 9.094 decessi (5.942 uomini e 3.152 donne) per tumore maligno della pleura.

I numeri del cancro in Italia 2016 di Aiom /Airtum” riferiscono che gli uomini sono esposti più delle donne: uno su 234 in Italia rischia di sviluppare questa patologia mentre per le donne la percentuale è di una su 785. I decessi oncologici per mesotelioma, in entrambi i sessi, si attestano al 4%. I pazienti ad oggi, in Italia, con diagnosi di mesotelioma sono 2.732. (AGI.IT)

Non tutti i siti sono uguali, e anzi alcuni risultano assai più pericolosi di altri. Per questo le linee guida del ministero dell’Ambiente prevedono cinque diverse classi di priorità, a indicare quali sono le aree a maggior rischio e quali invece quelle in cui la bonifica è meno urgente. La aree a priorità 1 sono quelle che contengono amianto friabile – quindi assai pericoloso – in un sito di uso pubblico, liberamente accessibile e non confinato. I siti confinati sono invece contraddistinti dalla classe 5, meno urgente, e dunque dovrebbero risultare in fondo alla lista delle bonifiche. La parte più rilevante dei siti contenenti amianto appare composta da cinema, teatri, sale convegni o auditorium. Al contempo, risultano anche circa 1350 siti all’interno di scuole, 800 in biblioteche o edifici culturali; persino 250 negli ospedali. Moltissimi, comunque, quelli per cui non è possibile sapere di che tipo di struttura si tratta. (Wired.it)

Sui metodi di smaltimento della materia, oltre alla tecnica più nota della torcia al plasma per il trattamento dei rifiuti particolari e problematici, sono emerse al dibattito nuove proposte. Il professor Norberto Roveri ha presentato il suo metodo di inertizzazione chimica dell’amianto con il siero del latte, per il quale è stato aperto un procedimento di valutazione di impatto ambientale. Una tecnologia innovativa che permetterebbe di separare le fibre di amianto dal magnesio fino a isolare del tutto l’elemento chimico non nocivo e quindi riutilizzabile. Il tutto grazie ad una sostanza naturale. Solo nel 2016 lo stato italiano ha speso 700 milioni di euro destinati alla cure dei malati da mesotelioma pleurico e altre patologie che colpiscono chi ha respirato e vissuto per anni le fibre dell’amianto. Bonifiche, trasporti, smaltimento hanno un costo per lo Stato di 300 milioni di euro. (ofcs.report)

Tanti sono i processi in corso o appena conclusi riguardano: ETERNIT (Casale M., Cavagnolo, Rubiera, Bagnoli); FIBRONIT (Bari, Broni); FINCANTIERI (Marghera, Palermo, Monfalcone); MARINA MILITARE (Padova); ALLSTOM (Savigliano); TEKSID (Torino); MONTEDISON (Mantova), MONTEFIBRE (Verbania); ENEL (Turbigo), PIRELLI (Milano); BREDA (Sesto San Giovanni); ANSALDO (Legnano); VELODROMO (Roma). (cittadinireattivi.it)

In Italia vi sono varie associazioni che si occupano delle vittime dell’Amianto, ovviamente non possiamo fare l’elenco, ma consigliamo nel stare attenti a quelle che con una associazione speculano sulla sofferenza altrui.

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Posted by on 27/08/2017. Filed under ARCHIVIO, SALUTE. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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