Intervista esclusiva a Claudio Malaponti sul film “E l’angelo partì da lei”

claudio_malapontiPremessa introduttiva all’intervista. “E l’angelo partì da lei” (Edizioni San Paolo) è di Pino Farinotti, giornalista e critico cinematografico, noto agli appassionati del grande schermo come l’autore del Dizionario di tutti i film (Newton Compton), o più semplicemente “Il Farinotti”. Dal suo precedente romanzo “7 km da Gerusalemme (2000)” è stato tratto il film omonimo con Luca Ward e Rosalinda Celentano, diretto da Claudio Malaponti nel 2007. Il giornalista Pino Farinotti ha scritto il libro “E l’angelo partì da lei?” su una motivazione ben precisa: «Un giorno, ho incontrato una coppia per caso, mi ringraziava perché con il mio libro precedente, 7 km da Gerusalemme, aveva superato la morte del figlio. Quella volta mi hanno chiesto: “Ma rivedremo nostro figlio?”. Ecco, per rispondergli ho scritto questo libro». Lo schema è dunque vicino a quello di 7 km, dove il protagonista si confrontava con (un probabile) Gesù, e qui con una (probabile) Maria. La parte di dubbio è importante, fa parte della ricerca dell’autore e della ricerca di tutti.

Farinotti ha già ceduto i diritti cinematografici a Claudio Malaponti, il regista di 7 km. che sta organizzando una co-produzione europea. Malaponti e Farinotti hanno già completato la sceneggiatura.

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DOMANDE AL REGISTA

Viene proposta una versione cinematografica del romanzo “E l’angelo partì da lei ? “. Che cosa ne pensa il giornalista Pino Farinotti di questa trasposizione dal libro alle immagini con attori veri?

Io e Pino abbiamo un rapporto splendido, già con 7km mi aveva fatto uno dei più bei complimenti che si possono fare ad un regista e cioè che il film che avevo realizzato era addirittura più bello del libro, fatto rarissimo se non unico. Inoltre Farinotti essendo anche un critico e un profondo conoscitore del cinema scrive romanzi come fossero sceneggiature, io non faccio altro che adattarli per lo schermo aggiungendo la mia creatività visiva e spettacolare. Il risultato è che lui è felice perché non snaturo la storia, io sono felice perché riesco a trasmettere il mio mondo mistico attraverso gli strumenti che ho a disposizione: fotografia, recitazione e musica in particolare. E il pubblico … beh, con 7 km ha dimostrato di gradire a tal punto da farlo diventare un cult irrinunciabile.

Dopo il primo film siamo ad un secondo, che cosa dovrebbe stimolare gli spettatori a vedere il sequel se pur con trama differente ?

Io lo definisco sequel concettuale poiché la tematica mistica è la stessa, il personaggio di Alessandro Forte interpretato da Luca Ward rimane, ma la trama è diversa, mentre nel primo conosciamo un Gesù post-moderno, qui in questo nuovo progetto conosceremo una donna misteriosa di nome Maria che ci ricorderà che tutto è iniziato da un Angelo che è partito da Lei. Mai come in questo momento storico c’è bisogno di trovare delle risposte sulla vita, sulla morte e sul perché della nostra esistenza. C’è un programma divino? Un disegno? O quello che ci capita nel bene o nel male è soltanto dovuto al “caso”. Questo film darà tutte queste risposte e anche di più.

Gli eventi del libro regalano una catarsi ed il conforto spirituale di chi lo legge. Secondo Lei il film potrà ugualmente cogliere questa opportunità di trasmettere emozioni interiori, anche spirituali anche a chi non crede nei miracoli ?

Certamente sì. I miei film si occupano di alimentare la scintilla divina che è dentro ognuno di noi. Con 7 km ci sono riuscito, spero di riuscire a farlo anche in questo. Le emozioni quando sono profonde e sincere smuovono le fondamenta stesse del nostro essere e anche chi è troppo razionale e scientifico ad un certo punto si deve piegare al “miracolo” per giustificare certi accadimenti. Ma se vuoi lavorare su te stesso devi cominciare a credere ai miracoli e citando Paulo Coelho, nel momento esatto in cui tu crederai ai miracoli, i miracoli cominciano ad accadere.

Qual è il motivo “mistico” per aver scelto l’Isola di Malta ed i Santuari più noti ?

Come sempre, quando comincio a preparare un film avvengono quelle che io definisco “coincidenze miracolose”. Le coincidenze non sono altro che segnali che ci invia Dio o l’Universo per farci realizzare i nostri sogni. Noi dobbiamo restare in ascolto e coglierli, individuarli e nel momento in cui capitano, decifrarli. Ecco che davanti a noi comincerà a delinearsi un sentiero, una strada da percorrere perché tutto avvenga. Dobbiamo essere pronti ad imboccare questa strada anche se ci sembra strana. La paura potrebbe bloccarci, ma se abbiamo fiducia di questi segnali tutto si manifesterà come per magia. Quando sono stato a Malta per effettuare dei sopralluoghi non ero convinto, poi durante la visita ad una cattedrale davanti ai miei occhi è apparso un enorme affresco raffigurante un angelo che annuncia a Maria la sua missione. Ho colto questo segnale e tutta l’isola è diventata per me la nuova e stupenda location dove ambientare la storia. Ho trovato tutte le connessioni: dai colori dell’isola che riprendono quelli di 7 Km al fatto che girando a Malta la mia sceneggiatura prendeva la forma di un unicum narrativo e nello stesso tempo portava il film a dimensioni universali.

Qual è stata la reazione del Vaticano o chi per loro, nel momento in cui ha proposto di realizzare questo film in due ambienti ben precisi, quali i Santuari più famosi nel Mondo ?

In 7 km abbiamo avuto l’approvazione della Santa Sede da parte del Papa emerito Benedetto XVI che ha scritto una lettera dicendo: “…Auspico che la proposizione filmica possa accrescere negli spettatori l’amore verso Gesù Figlio di Dio e la conoscenza della ricchezza del suo messaggio, suscitando in tutti propositi di bene e di impegno cristiano.
…Invio una speciale Benedizione, pegno di copiosi favori divini a quanti hanno favorito la realizzazione dell’opera, con particolare pensiero per il regista , Sig. Claudio Malaponti.”
Per questo nuovo film non abbiamo ancora ricevuto nessuna reazione ma spero di averla a breve.

Qual’é il motivo per il quale ha deciso che il film ha il Patrocinio di un Ordine storico, noto in tutto il mondo in ambito filantropico ed umanitario ?

Credo che sia il mio film che l’Ordine abbiamo gli stessi valori e gli stessi obiettivi. Anche questa è stata una “coincidenza miracolosa” e allora perché non coglierla. Il messaggio che si trasmette attraverso quest’unione e questo Patrocinio è che si crea per la prima volta nella storia del cinema un movimento artistico ed energetico di proporzioni inimmaginabili per dimostrare fattivamente che esiste un piccolo esercito di anime che vogliono mantenere vivi i valori della solidarietà e della speranza.

Che cosa vorrebbe trasmettere con questo film alle nuove generazioni le quali una gran parte sono immerse nello utilizzo di una tecnologia virtuale e non reale, vivendo emozioni invisibili e poco tangibili ?

Conoscete la storia dell’uomo della lanterna?

Un giorno dell’anno 1904 un treno arrivava da Westchester e doveva passare sul ponte. A quell’epoca prima del ponte c’era un uomo con una lanterna che aveva il compito di far capire al macchinista se il convoglio poteva passare; quando sentiva il fischio della locomotiva , se il ponte era alzato l’uomo faceva oscillare la lanterna; se il macchinista non la vedeva dondolare, capiva che il ponte era abbassato e che il treno poteva passare.
Quel venerdì, verso le tre del mattino, un treno finì dentro il fiume. Fu un incidente grave, una vera tragedia: ci furono morti e feriti e la linea rimase chiusa per diciotto mesi. Naturalmente tutti volevano sapere di chi fosse la colpa.
I sospetti caddero ovviamente sull’uomo della lanterna: dopotutto era lui l’unico responsabile, quello che doveva far oscillare la lanterna se il ponte era alzato e non poteva essere attraversato. L’uomo, comunque, in tribunale protestava la propria innocenza con un tale vigore che non si riusciva a chiudere il caso. Dopo sei mesi di udienze inconcludenti, l’avvocato della difesa decise di compiere un gesto eclatante rispetto alle consuetudini processuali dell’epoca e chiamò il suo assistito al banco.
“Che lavoro fate?” chiese il giudice.
“Sono l’uomo della lanterna” rispose con prontezza.
“Dove vi trovavate il venerdì mattina dell’incidente?”
“Al mio posto” rispose con calma.
“Vedeste arrivare il treno?”
“Certo.”
“Eravate ubriaco?”
“No, signore. Io non bevo.”
“Allora dite alla corte che cosa accadde quando vedeste che il treno stava sopraggiungendo. Avete o non avete dato il segnale con una lanterna?”
Calò il silenzio in aula: si sentivano solamente il suono dei respiri trattenuti e il rumore delle matite dei giornalisti. Era strano, molto strano, ma l’uomo della lanterna, che fino a quel momento era rimasto completamente tranquillo, cominciò a balbettare. “S-s-s-s-sì. H-ho d-d-d-dato il s-s-s-segnale” riuscì finalmente a dire.
La giuria non riusciva a capire il senso di quel balbettio: era un segno che stava mentendo? Discussero a lungo, ma alla fine decisero di credergli: fu assolto. Quando l’ultima persona del pubblico ebbe lasciato l’aula e l’avvocato si trovò da solo con il suo assistito, esplose: “Vi ho difeso per sei mesi!” sbottò. “Ho lavorato giorno e notte! Non ho quasi visto mia moglie e i miei figli e voi mi avevate detto di essere innocente. Allora perché quel balbettare da colpevole? Stavamo quasi per perdere! Mi avete mentito per tutti questi mesi?”.
L’uomo della lanterna guardò con tristezza l’avvocato. “Non vi ho mai mentito … E’ solo che mi avete fatto sempre la domanda sbagliata” rispose. “Mi avete chiesto se avevo dato il segnale con la lanterna, ma vi siete dimenticato di chiedermi se la lanterna era accesa”.

Viviamo in un’epoca di professionalità e competenza. Abbiamo letto tutto sull’educazione dei figli e su come conservare le relazioni d’amore. Siamo ben preparati nei settori che abbiamo scelto. Idraulici, neurologi, madri, padri, elettricisti, rappresentanti di commercio, guru del marketing, programmatori di computer: siamo bravi manager di noi stessi. Gestiamo il nostro tempo e abbiamo perfino imparato a gestire le nostre relazioni: siamo degli esperti nel far oscillare la lanterna. Sappiamo esattamente che angolo debba descrivere, come debba essere impugnata e di quale materiale debba essere fatta.
Ma ci siamo dimenticati che, perché illumini il nostro cammino, la lanterna deve essere accesa.
Solamente la fiamma della vostra anima può illuminare la vostra vita e trasformare la vostra esistenza da soddisfazione ordinaria di una serie di obblighi a rivelazione appassionata dell’unicità della vostra storia nel mondo.
Certo, sappiamo come attraversare i moti della vita e anche quelli dell’amore, mettiamo su famiglia, andiamo in chiesa, andiamo in analisi, frequentiamo seminari, leggiamo testi di sviluppo delle proprie capacità. Ma dopo che abbiamo detto e fatto tutto, resta soltanto una domanda fondamentale: la lanterna è accesa?
I miei film si preoccupano di accendere la lanterna della vostra anima.

 

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NOTA DI REDAZIONE
Per la suddetta intervista ringraziamo S.A. Don Thomas Molendini di Santa Magdalena Governatore della Real Casa che ha reso possibile la esclusiva partecipazione e disponibilità del regista Claudio Malaponti.

 

Il libro di Pino Farinotti, dal quale è tratto il film.

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