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India, Dalit protestano contro discriminazione

L’India rischia di dover affrontare un 2018 difficile, durante il quale le prossime elezioni politiche possono fungere da pretesto per un aumento delle violenze contro le minoranze Dalit, Cristiani e Musulmani. Nei scorsi giorni centinaia di migliaia di Dalit hanno protestato a Mumbai contro il perdurare della discriminazione nei loro confronti e contro la violenza da parte dei nazionalisti hindù, in seguito della morte violenta del 28enne Rahul Phatangale. Il giovane dalit è stato ucciso a Pune lo scorso 1 gennaio 2018 da un presunto nazionalista hindù, durante le commemorazioni del 200esimo anniversario della battaglia di Bhima-Koregaon del 1818, la quale aveva segnato la vittoria dei Dalit e dei soldati britannici contro i membri di una casta alta.

Dopo la morte di Rohith è dovuto intervenire il primo ministro, Narendra Modi. “L’India ha perso un figlio. Riesco a sentire il dolore “, ha detto il premier, che poi ha citato Bhimrao Ramji Ambedkar, simbolo dalit, un riformatore sociale che ha combattuto contro la discriminazione sociale.

Il caso ha risvegliato la rabbia dei 180 milioni di dalit indiani, che quotidianamente subiscano abusi e discriminazioni: sono i più poveri nella scala sociale e hanno minori opportunità. A dirlo è anche Sukhadeo Thorat, un dalit che “fa eccezione” perché diventato direttore del famoso Consiglio indiano per la Ricerca in Scienze Sociali.

Fonti varie

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