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Il nuovo narcotraffico alla frontiera tra Colombia ed Ecuador (1)

L’Ecuador comincia a soffrire gli attacchi del narcoterrorismo .In meno di tre mesi, il Paese ha dovuto subire l’assassinio di quattro militari, il sequestro di tre civili ed ha registrato un centinaio di feriti grazie all’ampliarsi della nuova fase del conflitto colombiano. Gli otto attacchi alla zona di frontiera con auto-bomba ed esplosioni alle sedi di Esercito e Polizia, hanno scosso le forze di sicurezza e il Governo ecuadoregno.
Dopo una decina di anni di convivenza e di discorsi di pace tra entrambi i Paesi, l’Ecuador si prepara ad uno scenario militare fino ad oggi sconosciuto: la guerra della guerriglia di gruppi armati illegali per assicurarsi il business del narcotraffico, il contrabbando e lo sfruttamento illegale delle risorse.

Sebbene per le autorità la rinascita della violenza da parte ecuadoregna sia un nuovo problema di natura nazionale, per gli esperti militari è piuttosto la “cronaca di un conflitto molto annunciato”. Il generale in pensione dell’Esercito Paco Moncayo, ha da anni fatto presente il panorama problematico con mappe, movimenti di bande e lucrosi affari illegali nella provincia di Esmeraldas nella giungla, che confina a nord con il dipartimento colombiano di Nariño.

Per mezzo secolo, la cartografia dello Stato colombiano è stata redatta in base alle zone occupate dai guerriglieri, dai paramilitari e dalle bande di trafficanti di droga. Il sud del Paese era diventato la retroguardia delle FARC. In questa zona, l’ex-insurrezione ha messo insieme più di 2.000 combattenti. Ma il 1 dicembre 2016, quando la più antica guerriglia dell’America Latina ha firmato un accordo di pace con il governo di Juan Manuel Santos, il vuoto di potere e’ cominciato in molte regioni della Colombia. Lo status quo è crollato. A quel tempo, l’ELN, le FARC e i dissidenti e disertori del settore occupavano gli spazi della guerriglia.

Il bottino è succulento sul confine che separa la Colombia dall’Ecuador: estrazione illegale, coltivazione di coca, traffico di esseri umani, traffico di organi, armi e contrabbando di ogni tipo, sfruttando la dollarizzazione dell’economia ecuadoregna che facilita il riciclaggio di denaro sporco e transazioni internazionali. La costa del Pacifico che bagna i due Paesi è lo sbocco naturale per le rotte verso l’America Centrale e il Messico, che hanno come destinazione finale il mercato statunitense.

Fonti: ADUC – Fi / El Pais -edizione Argentina- del 13/04/2018

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