Grecia, il business delle ONG sugli immigrati

 

Nello studio del gennaio 2017 pubblicato dal Laboratory for Tourism Research and Studies dell’Università dell’Egeo curato dai professori Theodore Stavrinoudis della medesima università e da Stanislav Ivanof dell’Università di Varna in Bulgaria sugli effetti della migrazione a danno dell’economia turistica, le percentuali raccontano di un calo del 43% sull’incoming, del 36% sui ricavi e del 24% sui prezzi di mercato.

Nei primi tre mesi del 2016, rivelano i dati Unhcr, sono arrivati in Grecia 151mila migranti; negli altri nove mesi “appena” 21mila. Confrontando il dato di gennaio 2017 con quello del primo mese dell’anno scorso, notiamo come da 67mila ingressi il numero di chi entra in Grecia si sia ridotto a poco più di mille.

La Turchia continua a rappresentare un hub di smistamento di migranti e un mercato fondamentale per i trafficanti di uomini. Migliaia, prendono la via dell’Anatolia dagli immensi spazi del Pakistan, dell’Afghanistan, dell’Iran. Giunti nella Mezzaluna, in molti si dirigono verso la porzione di Tracia sotto controllo turco: l’ultimo lembo europeo di quello che fu l’impero ottomano.

Nel 2015 è arrivato in Germania oltre un milione di persone e anche l’opinione pubblica interna ha iniziato a mostrare segni di insofferenza. Guidati dall’Austria, gli Stati balcanici hanno iniziato a costruire muri alle frontiere, relegando l’onere dell’accoglienza all’unico Paese le cui frontiere sono indifendibili per motivi geografici: la Grecia.

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Posted by on 30/05/2017. Filed under ARCHIVIO, ATTUALITA'. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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