Giornalismo internazionale, informazione controllata ?

I giornalisti si scontrano sempre di più con un altro ostacolo alla trasparenza -e che ha del paradossale-, ossia la mole di notizie riversate ogni giorno sia dal settore pubblico sia da quello privato. Il tentativo è quello di diffondere informazioni a getto continuo per avere una buona copertura mediatica, e nello stesso tempo evitare che i giornalisti s’informino in proprio. Questa tendenza si constata un po’ ovunque, non solo in Svizzera. Urs Thalmann, direttore dell’Associazione dei giornalisti Impressum, sostiene che si tende a confondere le relazioni pubbliche con la trasparenza e che ci sono sempre meno giornalisti e sempre più specialisti della comunicazione; quest’ultimi hanno obiettivi diversi, e i giornalisti spesso non hanno tempo e modo di verificare le informazioni confezionate con cura dai primi. Anche Olivier Voirol, sociologo presso le Università di Losanna e Francoforte, spiega quanto sia difficile fare una sintesi, individuare gli aspetti essenziali, proporre questioni vere quando si ha a che fare con una massa sterminata di informazioni. Il giornalista non indaga più, ma è sommerso dalle notizie e non sa dove cercare le fonti. Insomma, c’è il rischio che sia lo strumento di chi controlla i canali informativi. La soluzione? Restituire al giornalista il tempo per fare ricerche e indagini per proprio conto. Purtroppo manca il sostegno finanziario per questo tipo di giornalismo. Se i grandi gruppi del settore hanno come scopo principale il profitto e non la qualità dell’informazione, l’unico rimedio sarebbe una maggiore concorrenza.
Il giornalismo di qualità ha comunque bisogno di mezzi finanziari adeguati, di tutela del diritto d’autore, di un maggiore riconoscimento da parte delle istituzioni pubbliche.

(adattamento di un articolo apparso su swissinfo.ch del 01-05-2012. a cura di Rosa a Marca)

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