I reporter di guerra. Evoluzione di una professione difficile.

A parte i telefoni e i cavalli, oggi non ci sono poi tante differenze tra il lavori di Russell e quelli dei reporter di oggi.
Anche Russell raccoglieva le notizie intervistando gli ufficiali e i soldati cercando di trovare una mediazione tra le varie versioni dei fatti che raccoglieva. La sola reale differenza sono gli strumenti utilizzati: oggi c’è il computer, mentre ieri la penna e il calamaio.
Grazie alla trasmissione via satellite, oggi le corrispondenze viaggiano in tempo reale fino alle redazioni (come Peter Arnett ha potuto dimostrare durante i suoi collegamenti in diretta da Bagdad per la CNN durante la Guerra del Golfo). Per i corrispondenti dell’epoca di Russell però, la stesura dell’articolo era solo la prima parte del
lavoro. Il dispaccio del giornalista veniva infatti consegnato all’ufficiale di servizio, che a sua volta lo passava al corriere militare per essere portato al più vicino ufficio postale. I tempi di consegna erano naturalmente lunghi e dipendevano da alcuni fattori come la disponibilità di un corriere, la velocità del cavallo, la vicinanza di un ufficio postale, l’esistenza di un telegrafo. Il famoso articolo sulla sconfitta inglese, per esempio, fu scritto il 25 ottobre ma pubblicato il 14 novembre. Il fattore che realmente incideva più di tutti sui tempi e i modi di pubblicazione di un articolo era però la
censura.

Quando Russell cominciò il suo lavoro di reporter la censura nemmeno esisteva, ma cominciò ad essere messa in atto quando la guerra di Crimea non era ancora finita. Nel febbraio 1856 venne deciso il “divieto di pubblicazione di ogni notizia utile al nemico” e da allora i corrispondenti di guerra si sono sempre dovuti impegnare a sottrarre alle mani dei militari le cronache pronte per essere inviate ai giornali.

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Posted by on 18/06/2011. Filed under ARCHIVIO, CRONACA ESTERA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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