Farnesina, Cooperazione all’estero: La sicurezza degli operatori

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Il tema della sicurezza è stato più volte oggetto di dialogo tra le Ong e l’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri, sviluppatosi particolarmente negli ultimi dieci anni. Un’iniziale pubblicazione “La gestione della sicurezza degli operatori impegnati all’estero” è stata, nel novembre 2008, il primo risultato di un lavoro congiunto che ha messo le basi per ulteriori approfondimenti negli anni successivi, sollecitati anche da nuove situazioni di rischio, compresi i sequestri di personale delle
Ong. Il momento attuale – con la crescente complessità delle crisi, i maggiori rischi anche per la sicurezza delle operatrici e degli operatori umanitari e perfino i frequenti commenti e critiche superficiali e fuorvianti di alcuni media – richiede una più generalizzata presa di coscienza di tali rischi e una migliore conoscenza delle misure che occorre adottare, come molte Ong da tempo stanno facendo.
La sicurezza del personale e la gestione del rischio sono ormai assunti dalle Ong come
temi prioritari, che richiedono un approccio molto più attento e prudente che nel passato e che
possono riguardare anche aree normalmente non coinvolte. La loro esperienza nelle aree di crisi e nei
contesti di conflitto armato è cresciuta negli ultimi 25 anni e si è adeguata costantemente alle
situazioni e ai contesti divenuti più difficili, formando il personale e definendo precise procedure.
Hanno adottato rigorosi codici di sicurezza che vincolano l’attività del proprio personale e puntano a
gestire e minimizzare i rischi, anche in coordinamento con Ong internazionali e Agenzie delle Nazioni
Unite.
L’osservanza dei codici e la maggiore attenzione non possono da soli assicurare l’incolumità,
ovviamente, ma rappresentano i più validi strumenti per tutelare la sicurezza degli operatori. Il
confronto tra Ong e Unità di Crisi, aperto, sincero, rispettoso delle differenti finalità, attento alle
esigenze e ai suggerimenti reciproci può aiutare a meglio individuare le migliori e più efficaci modalità
e a condividerle con le varie organizzazioni solidaristiche, per poter coniugare sicurezza e azione
umanitaria, quando questa è necessaria ed è vissuta come imperativo irrinunciabile.

Le Ong sono coscienti che la loro è spesso la sola presenza italiana nelle aree di
emergenza umanitaria a soccorso di vittime inermi, dei più vulnerabili, di quanti fuggono per salvarsi e
salvare la propria dignità umana. E’ una responsabilità che ogni operatore sente fortemente e che
assume, cercando di dare il meglio di sé, esprimendo così il proprio paese. Sapere che l’Unità di Crisi
e, con lei, il Governo italiano sono interessati e costantemente attenti a questa presenza di umanità,
solidarietà e fratellanza, pronti a sostenerla e proteggerla nei momenti di maggiore rischio, è per le
Ong italiane un incoraggiamento.

Fonte: https://www.dovesiamonelmondo.it/public/sites/default/files/pdf/01-introduzioneOng.pdf

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