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Fame nel mondo in crescita

In un mondo in cui una persona su tre è malnutrita e in cui il numero di affamati è passato da 777 milioni nel 2015 a 815 milioni di persone nel 2016, l’obiettivo ”Fame zero” contenuto nell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile (SDGs 2), che stabilisce di sradicare la fame e la malnutrizione in tutte le forme entro il 2030, non potrà essere raggiunto a meno che non si intervenga tempestivamente con un radicale cambio di paradigma del sistema di produzione e distribuzione alimentare, in favore di modelli più democratici, inclusivi e sostenibili.

Alla base di fame e malnutrizione ci sono cause socio-economiche e politiche, come povertà, marginalizzazione e diseguaglianze. Vanno però considerati altri fattori come la transizione nutrizionale – cioè il mutamento che sta avvenendo nei Paesi in via di sviluppo dalle diete tradizionali caratterizzate da un elevato tasso di consumo di cereali e fibre ad una più ”occidentale” caratterizzata zuccheri, grassi, proteine animali e cibo processato – il degrado ambientale e i cambiamenti climatici, che rischiano di aggravare in modo significativo l’insicurezza alimentare e nutrizionale a livello globale.

I dati sulla malnutrizione mostrano come l’attuale sistema alimentare industriale non sia in grado di garantire una dieta adeguata alla maggioranza della popolazione mondiale. I grandi produttori sono i principali beneficiari di questo modello, a spese dell’ambiente e della maggioranza dei piccoli contadini che rappresentano, invece, la spina dorsale dei sistemi alimentari territoriali. Fame e malnutrizione sono le manifestazioni di un sistema alimentare che ha fallito nel suo compito fondamentale di sfamare le persone. Per questi motivi è fondamentale promuovere sistemi alimentari sostenibili e diete sane.

In primo luogo, i governi devono promuovere un cambio di paradigma alimentare, sostenendo la transizione verso modelli agro-ecologici e rafforzando i sistemi alimentari locali partecipati. La fame, infatti, non è un problema di quantità ma di accesso. L’agro-ecologia promuove un approccio complessivo alla produzione di cibo mirato a preservare la ricchezza dei suoli e degli ecosistemi, combinando tradizione, innovazione e scienza per trarre benefici dall’ambiente e mirando a promuovere relazioni eque tra tutti gli attori coinvolti nella produzione e consumo del cibo.

In secondo luogo, i governi devono mettere al centro della loro azione di contrasto alla fame e alla malnutrizione i diritti delle donne, a partire dall’accesso alla terra e alle risorse naturali. Altro passo importante è la limitazione dell’indebita influenza delle multinazionali dell’agribusiness nel sistema di produzione e distribuzione alimentare. E’ infine fondamentale la promozione della democrazia alimentare e l’accountability a tutti i livelli, a partire dalla governance internazionale, assicurando che il Comitato Mondiale per la Sicurezza Alimentare (CFS) rimanga il principale organo di controllo e monitoraggio di tutte le iniziative globali per la lotta alla fame e alla malnutrizione e promuovendo politiche alimentari locali.

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