Egitto, 1940: ricordiamo i Campi di concentramento per gli italiani residenti

egitto

Nel 1940, dopo la dichiarazione di guerra da parte dell’Italia, il Governo egiziano è costretto a far scattare nel Paese un severo piano d’emergenza a difesa degli interessi della Gran Bretagna. Il piano comprende tra l’altro una serie di sanzioni contro gli Italiani residenti in Egitto: incriminazione generale sotto l’accusa di «very dangerous person» (persona molto pericolosa), sequestro dei beni mobili e immobili, licenziamento dai posti di lavoro, divieto di riunione e di frequenza dei locali pubblici, divieto al personale licenziato di avvicinarsi a meno di 500 metri dai vecchi posti di lavoro, divieto di esercitare qualsiasi attività economica e di effettuare qualsiasi transazione commerciale, consegna degli apparecchi radio alle autorità locali ed infine l’internamento degli uomini dai 15 ai 65 anni e delle donne ritenute “pericolose”. Al Governo egiziano spettò il compito di arrestare e deportare gli Italiani nei campi di concentramento sotto scorta armata. I campi erano sparsi sul territorio egiziano e dipendevano dal Ministero degli Interni egiziano e dall’Alto comando Militare britannico.
I campi di concentramento di Fayed erano i più severi ed imponevano una vita dura, per molti fisicamente insopportabile. Altri campi in tempi successivi furono aperti a Suez, a Embabeh, a Tantah per trasferirvi i più anziani e gli ammalati. Gli internati civili detenuti nei campi di concentramento dislocati sul territorio egiziano furono complessivamente circa ottomila. Per gli internati civili non esisteva alcuna convenzione internazionale a cui potersi appellare. Talvolta, pur d’avere un aggancio giuridico, veniva chiamata in causa la Convenzione Internazionale di Ginevra per i prigionieri di guerra. Ma il Comando inglese dei campi di Fayed tagliava corto rispondendo che gli internati civili usufruivano di «privilegi» e «concessioni» a facoltà e descrizione del comando inglese. Il capitano inglese M.C., soprannominato «la vipera», diceva che il trattamento riservato agli internati si ispirava ai principi di giustizia dell’impero di S. M. Britannica. In pratica tale trattamento era notevolmente inferiore a quello riservato ai prigionieri di guerra. Il Governo egiziano era allora strumento nelle mani del Residente inglese lord Killearn (factotum della politica di Londra) e gli Egiziani esercitavano il potere con il suo beneplacito.
La domanda che gli internati si ponevano durante la guerra era questa: «Ma di chi siamo prigionieri? Da chi dipende la nostra sorte?», ma il dilemma non fu mai chiarito e si risolve solo per la dinamica delle circostanze.

Quanto sopra è estratto dall’associazione ANPIE

Note di redazione:
Stiamo svolgendo un’inchiesta giornalistica su questo importante, ma delicato argomento, per ricostruire la vicenda della famiglia di un nostro collaboratore.

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Posted by on 05/09/2010. Filed under ARCHIVIO, ATTUALITA', CRONACA ESTERA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 Responses to Egitto, 1940: ricordiamo i Campi di concentramento per gli italiani residenti

  1. a guerra finita, le sanzioni decretate contro gli Italiani si protrassero fino al trattato di pace dell’Italia e al ripristino delle relazioni diplomatiche con il Cairo. Gli uomini – reduci dai campi di concentramento dopo quasi cinque anni – erano senza lavoro, sotto le leggi discriminatorie, smarriti, con la famiglia senza casa ed in gravi difficoltà finanziarie. 

    Quando pensiamo all’Inghilterra ricordiamoci sempre questo episodio in Egitto, ma non odiamo questo paese né gli abitanti; piuttosto, come italiani, ignoriamo quel paese e boicottiamo tutto ciò che loro producono e vendono in Italia. Questa è la nostra risposta a chi, stranieri di quel paese, per mano e bocca degli egiziani, operarono contro gli italiani residenti, confiscando beni mobili e immobili.

    L’Inghilterra deve, ad ogni italiano internato a quel tempo in Egitto, un congruo risarcimento danni morali e materiali che, ovviamente, non ripagherà MAI le famiglie nè i loro discendenti.

  2. A proposito di questo argomento conosco una situazione aberrante, ove una famiglia italiana per salvarsi dalla deportazione nei campi di concentramento faceva denunce false. Il nome della famiglia la sappiamo, ma ovviamente non possiamo scriverla, però i loro figli si occupano del settore ICT e risiedono in due regioni diverse: una è il Veneto e l’altro è il Lazio. Coloro che ne sono a contatto o ci lavorano non sanno che per salvarsi la pelle vendettero quella degli altri. VergognateVi!!!
    Un’altro caso assurdo fu di un uomo, ingegnere, il quale, mentre ignaro camminava fu catturato dalla camionetta degli inglesi e portato via; lo aveva denunciato la moglie, per salvare i propri figli: VERGOGNA!!!

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  6. Concordo con Luigi e ribadisco: “L’Inghilterra deve, ad ogni italiano internato a quel tempo in Egitto, un congruo risarcimento danni morali e materiali che, ovviamente, non ripagherà MAI le famiglie nè i loro discendenti.” . Quindi INGHILTERRA FRUGATI NELLE TASCHE ED INIZIA A RISARCIRE I DANNI!!!

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