AMBIENTE ARCHIVIO 

Ecosistema marittimo: sei mesi per smaltire una busta definita biologica

Più di sei mesi: è questo il tempo che serve al mare per “smaltire” le cosiddette buste ecologiche di nuova generazione. Senza dimenticare poi che la plastica biodegradabile di cui sono fatte può comunque alterare lo sviluppo delle piante e modificare alcune importanti variabili del sedimento marino come ad esempio ossigeno, temperatura e pH.

Due anni fa il Programma Onu per l’ambiente (l’Unep) a mettere in guardia sui sacchetti (e gli altri prodotti) in plastica biodegradabile, avvertendo che non potevano essere investiti del ruolo di salvatori degli oceani per vari motivi; in primis perché nell’ambiente marino è assai difficile trovare le condizioni necessarie per una loro completa e rapida biodegradazione – d’altronde le bioplastiche non sono prodotte per poi essere gettate a cuor leggero in mare –, e in secondo luogo perché affermare il contrario potrebbe deresponsabilizzare i consumatori, che paradossalmente potrebbero inquinare ancora di più.

In alcuni casi specifici – ad esempio l’utilizzo delle plastiche biodegradabili per applicazioni dove il rilascio ambientale è probabile o inevitabile, come per l’allevamento delle cozze – l’introduzione di materiali biodegradabili può essere effettivamente di grande aiuto per ridurre il problema dei rifiuti marini, ma ciò non significa aver trovato una panacea universale.

Una differenza non da poco, che le istituzioni dovrebbero essere in grado di spiegare ai cittadini, mentre con l’introduzione della nuova normativa sui sacchetti biodegradabili è stata proprio la mancanza di una buona comunicazione ambientale a contribuire nel dilagare della psicosi collettiva.

(tratto da un articolo di Luca Alterini, Greenreport del 17/01/2018)

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