Diritto della fotografia

La fotografia è tutelata come opera, sia di carattere creativo che non, nella Legge 22 aprile 1941, n. 633 sul diritto d’autore. Questa stessa legge è stata poi modificata dal DPR 19/79 e, più recentemente, dal Dlgs 154/97 e dalla legge 248/2000. I primi accenni sul diritto d’autore nella fotografia si ritrovano in un ordinamento della Corte Suprema di Cassazione del 3 giugno 1876, la quale attribuisce un valore connesso alla natura intellettuale delle fotografie. Successivamente la Corte di Appello, il 7 luglio 1876, nega che la fotografia sia un’opera d’ingegno, ma viene definita un mero processo meccanico. La fotografia venne per la prima volta considerata nel Regio decreto legge 28 ottobre 1925 n.1949. Questo decreto indicava le fotografie quali opere dell’ingegno a pieno titolo, ritenendo così che qualunque fotografia potesse essere tutelata. Nella versione originaria della legge del 22 aprile 1941 n.633 la fotografia non era menzionata nel novero delle opere d’ingegno, ma veniva regolamentata come opera connessa, tutelata ai sensi della norme di cui al Capo V Titolo II, art.87 e seguenti[1].
Dalla Convenzione di Parigi del 24 luglio 1971 e in Italia tramite il D.P.R 8 gennaio 1979 n.19, il legislatore decise il reinserimento delle opere fotografiche, e di quello espresse con procedimento analogo a quello della fotografia, nel novero delle opere dell’ingegno.
La legge 633/41 è stata poi soggetta a molte modifiche successive, le principali sono: D.Lgs 1997 n.154 D.Lgs 1999 n.169, D.Lgs 2000 n.248 e il D.Lgs 2003 n.68.
Sono individuate secondo il diritto d’autore tre tipologie distinte di fotografia: la fotografia semplice, le opere fotografiche e le fotografie documentali. Fanno parte di questa categoria le opere protette dall’art. 2 al 7 della legge n. 633/1941, aggiunti successivamente nel D. Lgs 518/92 , (“le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia protetta ai sensi delle norme del Capo V del Titolo II;”).
Il fulcro di questa normativa è essenzialmente la natura creativa dell’opera. Se si tratta di opera creativa la durata del diritto è pari a 70 anni (art. 25 lda) dalla morte dell’autore, ed è coperto dalle norme vigenti per le opere protette dal diritto d’autore. Per la fotografia valgono i diritti morali e patrimoniali della Legge 633/41 sul Diritto d’autore italiano.
Per essere protetta da tale diritto è sempre obbligatoria la citazione del nome del fotografo (art.8 lda).
Nel caso in cui la fotografia non rientrasse negli articoli sopra citati, ci troviamo di fronte ad un’opera semplice protetta dai diritti connessi alla legge sul diritto d’autore negli articoli dall’87 al 92. In tal caso la durata del diritto è di 20 anni (art. 92) dalla data di produzione. Le opere tutelate da tale diritto sono (art. 87):
immagini di persone;
immagini di aspetti, elementi o fatti della vita naturale;
immagini di aspetti, elementi o fatti della vita sociale;
riproduzioni di opere d’arte;
fotogrammi delle pellicole cinematografiche.
Sono invece escluse le fotografie di (art.87.2):
scritti;
documenti;
carte di affari;
oggetti materiali;
disegni tecnici;
prodotti simili.
Il contenuto di tale legge è quello di diritto esclusivo di riproduzione, diffusione e spaccio (art.88), la fotografie è protetta sole se contiene (art 90): il nome del fotografo, della ditta o del committente; l’anno di produzione; nome dell’autore dell’opera d’arte fotografata. Nell’art. 90 comma 2 viene però specificato “Qualora gli esemplari non portino le suddette indicazioni, la loro riproduzione non è considerata abusiva e non sono dovuti i compensi indicati agli artt. 91 e 98, a meno che il fotografo non provi la mala fede del riproduttore.”. I diritti sia economici che morali spettanti all’autore non sono tutti autonomi e fra loro indipendenti e l’esercizio di uno di essi non esclude l’esercizio di ciascuno degli altri(art.88.3). (Fonte: Wikipedia)

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