Comunicati stampa, per quale motivo pubblicarli gratis?

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Il comunicato stampa è un testo, generalmente di una-due pagine utilizzato da molte aziende per comunicare a giornalisti ed esperti di comunicazione le proprie iniziative e novità sui prodotti. Riporta tutte le informazioni utili per realizzare articoli inerenti alla notizia che intende comunicare.(1) Il problema sorge nel momento in cui chi riceve il comunicato lo pubblica gratuitamente sul suo blog o sito web, ma colui che lo ha scritto riceve un compenso per svolgere la redazione del testo. Quindi la domanda è, per quale motivo pubblicare gratuitamente un comunicato ? Bisogna ovviamente fare delle distinzioni, cioé se il comunicato arriva da una associazione no profit che, effettivamente, non ha soldi per permettersi un addetto stampa, allora in quel caso il giornalista della testata X può anche decidere di pubblicare il comunicato o estrapolarne la notizia da esso. Nel caso però, come accade spesso, di quei comunicati la cui provenienza è commerciale, la domanda è sempre la medesima: Per quale motivo pubblicare gratuitamente il comunicato ?

L’addetto stampa è un lavoro per il quale si riceve un compenso. Il comunicato è per il 90% dei casi considerabile pubblicitario, in quanto il contenuto può proporre servizi, prodotti, offerte turistiche, promozioni di vario tipo. I comunicati definibili esclusivamente pubblicitari sono quelli tematici, per esempio nel settore automobilistico come anche la moda, salvo casi differenti, il comunicato presenta un nuovo prodotto della marca XX.

L’invio del comunicato stampa piuttosto che l’accordo nel far realizzare un redazionale in quanto pubblicitario, quindi a pagamento, è pratica di vari soggetti. Quindi non c’è o ci sarebbe da meravigliarsi se il lettore scambia un comunicato per un articolo o notizia.

Sappiamo altresì che ci sono uffici stampa di aziende, in settori spesso tematici, i quali pagano la pubblicità, ma poi intrattengono rapporti con i giornalisti, di quella testata X, per avere la pubblicazione di vari comunicati, piuttosto che del redazionale in quanto più costoso. Ma non solo. Si sa che in alcune presentazioni alla stampa, anche i direttori marketing colloquiano con i giornalisti, cercando di avere da loro la pubblicazione di articoli camuffati.

Come tutelarsi da queste situazioni che, professionalmente, sminuiscono la categoria dei veri giornalisti, cioé quelli che svolgono l’attività della informazione e non di pubblicità ?

I giornalisti, in particolare modo di testate indipendenti, devono capire che pubblicare questa tipologia di comunicati non è né gratificante né serve ad ottenere visibilità e notorietà. Il giornalismo non è mercanteggiare con le aziende ed i loro addetti stampa. Il giornalismo è scrivere articoli, servizi e notizie.

Per quanto concerne quei siti web che aggregano comunicati stampa o li pubblicano gratuitamente è giunta l’ora di farli smettere legalmente, poiché danneggiano l’attività professionale giornalistica e quella di coloro che, mediante l’informazione o la comunicazione, ricavano il loro sostentamento economico: in parole povere  devono camparci.

Cosa fare ? Prima di tutto esortiamo gli organi preposti nel creare un codice deontologico apposito per quanto concerne la regolamentazione dei comunicati stampa.

Poi, quei giornalisti che non campano con sovvenzioni e sostegni dalle aziende, enti e istituzioni, ma svolgono attività professionale gestendo anche blog e magazine, dovrebbero iniziare nel stendere un codice deontologico ove, prima di tutto, viene suddivisa la tipologia del comunicato, cioé commerciale o no profit o simile.

Secondo, il giornalista che riceve il comunicato deve valutare se è considerabile utile ai fini della informazione.

Quarto, quando il giornalista verifica che il contenuto del comunicato è pubblicitario è preferibile, per rispetto nei lettori, non pubblicarlo.

Quinto, nel caso di comunicati pubblicitari, se lo ha ricevuto il giornalista, egli lo deve inviare alla sezione pubblicità della sua testata, informando in modo coerente e corretto chi lo ha spedito, chiarendo che la informazione va distinta dalla pubblicità.

Sesto, gli addetti stampa di aziende di settori tematici i quali sanno a priori che i loro comunicati hanno fine pubblicitario, devono ricordare che non è il giornalista il loro interlocutore, ma l’agenzia di pubblicità la quale poi concorda con il cliente il redazionale.

Settimo, il giornalista, qualora ritiene che il contenuto del comunicato è utile, dovrebbe, tempo permettendo, estrapolare la notizia o approfondire per fare un adeguato servizio, ricordando sempre che il cliente principale, non è l’azienda, ma il lettore, cioé colui che decreta il successo/insuccesso di una testata.

 

Note

(1) testo estrapolato da Wikipedia 

 

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