Bolivia, Droga: Conferenza Episcopale. La difesa del Governo

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Il Governo boliviano ha qualificato come “distorta” e “temeraria” la nota diffusa dai vescovi cattolici sulla penetrazione del narcotraffico nelle strutture dello Stato e nelle forze dell’ordine. In una nota inviata al presidente della Conferenza episcopale dela Bolivia (CEB), Ricardo Centellas, il ministro del Governo, Carlos Romero, ha detto che il documento pastorale dei cardinali sul tema “pecca di falsita’ e di approssimazione poiche’ pone un ostacolo per poter conoscere la verita’ sul problema delle droghe”. Romero ha sostenuto che le affermazioni dei cardinali sulla penetrazione del narcotraffico nelle strutture dello Stato “costituiscono un’azione temeraria e un affronto contro lo Stato che proprio nella lotta contro il flagello della droga ha registrato diversi successi”.
Il ministro ha cosi’ replicato al documento pastorale “”Hoy pongo ante ti la vida o la muerte” (Oggi ti metto davanti alla tua vita o alla morte), presentata nei giorni scorsi dalla CEB, in cui i vescovi fanno conoscere le proprie opinioni sul narcotraffico e la tossicodipendenza.
“Come e noto a tutti, il narcotraffico, nella propria strategia di espansione e di impunita’, penetra anche nelle strutture statali e nelle forse dell’ordine, mercanteggiando il consenso”, dice il documento pastorale. La corruzione, continua, “ha minato la credibilita’ delle autorita’ di diversi livelli gerarchici incaricati della lotta al narcotraffico, sia nel presente che nel passato”.
Il documento cita i casi di due ex-dirigenti antidroga, uno dei quali e’ stato condannato in Usa per narcotraffico, René Sanabria, e l’altro, Oscar Nina, catturato in Bolivia e accusato di arricchimento illegale e di contatti coi narcotrafficanti.
Nel contempo viene citata una dipendendente della azienda petrolifera di Stato, la YPBF, che e’ stata incarcerata per presunto narcotraffico, e fa riferimento all’imprenditore boliviano José Luis Sejas Rosales, arrestato da poco e che ha in corso un processo di estradizione dall’Argentina.
I vescovi considerano che l’economia della Bolivia “si nutre, in parte, dei proventi derivati dal narcotraffico, e questo lo rende non credibile”, e affermano che questo falsifica il mercato e l’economia.
Secondo il ministro Romero, i successi della politica antinarcotici del governo del presidente Evo Morales, sono stati “riconosciuti da tutte le organizzazioni internazionali, tranne che dagli Usa ed ora dalla Chiesa cattolica della Bolivia. Ed ha ricordato che la Bolivia, con 24.000 ettari di piantagioni di foglia di coca, e’ il minor produttore della regione andina, “a fronte del Peru’ , che ne coltiva 42.900 ettari, e la Colombia, che ne produce 69.000 ettari”.
Il ministro ha ricordato i numeri delle operazioni e dei sequestri di droghe fatti da quando Morales ha assunto la presidenza della Bolivia nel 2006 e la distruzione di piante illegali di foglia di coca, che hanno ammontato a 11.000 negli ultimi tre anni, “grazie al dialogo e alla partecipazione sociale e senza morti”.
“La Bolivia, pur coi suoi bassi livelli di contributo, ha proporzionalmente dato una mano come nessun altro Paese alla soluzione della problematica mondiale delle droghe. Disconoscendo questi progressi, la Chiesa cattolica si affianca agli Usa nella posizione politica di attacco permanente contro il popolo della Bolivia”. Romero ha concluso la sua nota chiedendo chela CEB “ammetta i propri errori contenuti nella carta pastorale a beneficio della verita’”.

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