Bolivia, Droga: Accordo tra sindacati cocaleros e Governo

seguito a violenti scontri con la polizia. Il ministro degli Interni, Carlos Romero, in una conferenza stampa ha detto che l’accordo cocaleros prevede di poter coltivare 14.300 ettari nella regione delle Yungas de La Paz e 7.700 ettari nella zona del tropico di Cochabamba, nel Chapare (centro), dove ha base il presidente Evo Morales.

La decisione dell’esecutico e’ stata annunciata in un incontro da Romero e i suoi colleghi della presidenza, René Martinez, e alla Sviluppo Rurale e Terre, Cesar Cocarico, insieme ai dirigenti cocaleros delle Yungas. La decisione e’ stata presa grazie a negoziati che sono seguiti alle proteste dei produttori che sono stati repressi dalla Polizia, con scontri e quasi duecento arresti da lunedi’ scorso, la maggior parte dei quali sono stati gia’ rimessi in liberta’. I cocaleros delle Yungas si erano mobilitati per denunciare che la nuova norma beneficiava il Chapare, ma alla fine l’hanno accettata.

L’accordo e’ stato fatto sulla base della nuova legge sulle coltivazioni di coca, che sostituisce la Régimen de la Coca y Sustancias Controladas, vigente dal 1988, che consentiva solo 12.000 ettari nelle Yungas. Nel Chapare, un decreto del 2004 autorizzava le coltivazioni di piu’ di 3.000 ettari, ma attualmente ce ne sono piu’ di 6.000. Con gli accordi, le Yungas e il resto delle regioni cocalere di La Paz, guadagnano 2.300 ettari di coltivazioni legali, mentre nel Chapare si e’ arrivati a piu’ del doppio di quanto era gia’ consentito. Le Yungas sono una zona tropicale del dipartimento di La Paz, dove si concentra quasi tutto il territorio considerato di produzione tradizionale delle piantagioni di coca, che in Bolivia si permette per il consumo culturale, medico e rituale.

I contadini delle Yungas hanno sempre denunciato che gran parte delle piantagioni di coca del Chapare non passano per il mercato legale, ma sono indirizzati alla produzione di cocaina. Cocarico ha spiegato che esistono Comuni di altre province de La Paz, sia nel nord che nel sud delle Yungas, che sono riconosciuto come facenti parte della zona di coltivazione tradizionale, ma ha scartato che altre zone come Inquisivi siano incorporate nel nuovo processo di legalizzazione.

Martinez ha detto che il nuovo assetto normativo “divide due acque che dovrebbe sempre essere separate”, alludendo ad una norma generale sulle coltivazioni di coca e un altro sulla regolamentazione per la produzione di droghe, Romero ha evidenziato che il modello di controllo e legalizzazione della foglia ha un appoggio internazionale e che al giorno d’oggi le coltivazioni di coca boliviane rappresentano il 13% della produzione totale della regione andina, dove Peru e Colombia sono i maggiori produttori della pianta.

Secondo studi della Unione europea, che il governo conosce fin dal 2013, la Bolivia necessita da sola di 14.705 ettari di coca per i consumi tradizionali legali. Un dirigente del Consejo de Federaciones Campesinas de los Yungas (Cofecay), David Huayhua, che ha rappresentato i produttori negli incontri, ha assicurato che la maggior parte delle federazioni dei cocaleros che protestavano si stanno gia’ smobilitando.

Il governo aveva accusato un altro dirigente dei cocaleros, Franklin Gutierrez, di “intenti golpisti” per aver cercato di destabilizzare il Paese con proteste e facendo opposizione alla firma degli accordi. Il Parlamento, a maggioranza “oficialista”, ha approvato in prima istanza la norma ed ora sta dibattendo sui dettagli in base agli accordi stabiliti tra Esecutivo e sindacati dei cocaleros.

ADUC -FI

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