Auto Union

La Auto Union AG è stato un gruppo industriale automobilistico, nato dall’unione delle quattro case automobilistiche tedesche DKW, Audi, Horch e Wanderer. Tale gruppo fu fondato nel 1932 a Chemnitz, Sassonia per fare fronte alla Grande depressione. Lo stemma della casa era una figura costituita da quattro cerchi interconnessi allineati orizzontalmente stanti a significare l’unione delle quattro case, anche se in realtà Audi era già stata acquisita da DKW nel 1928.

Negli anni venti del secolo scorso, i quattro marchi che in seguito si sarebbero riuniti sotto l’egida dell’Auto Union, tentarono affannosamente di tornare alla produzione di regime dopo il periodo della iperinflazione che colpì gran parte dell’Europa, ed in particolare la Germania, tra il 1920 ed il 1923. La DKW che avviò la sua ripresa sulla base della produzione motociclistica (di cui nel giro di pochi anni sarebbe divenuta la massima esponente mondiale), tentò di espandere la produzione al settore automobilistico, dapprima producendo le vetture Slaby-Beringer, spostandosi poi su vetture elettriche ed infine su vere e proprie autovetture con motore a due tempi, e dai successi alterni. Se alla DKW andò il merito di aver introdotto la trazione anteriore in Europa sui modelli Front, lo stesso non si poté dire dei modelli a trazione posteriore, equipaggiati con un altro propulsore, quest’ultimo soggetto a frequenti guasti. Gli investimenti per tentare di migliorarlo furono tanti e tali (e di talmente scarso successo) da mettere la Casa di Zschopau in serie difficoltà.

Nello stesso decennio, un’altra Casa della Sassonia, l’Audi di Zwickau si trovò alle prese con grandi difficoltà economiche: dei vari modelli proposti nell’arco degli anni venti, solo quelli dei primi anni del decennio, basati su vecchi progetti d’anteguerra, si rivelarono decisivi per dare una possibilità all’Audi di arrivare al 1928, anno in cui, nonostante tutto, dovette essere rilevata dalla DKW.

A poche centinaia di metri di distanza, sempre a Zwickau, un’altra Casa automobilistica, la Horch, stava fronteggiando gli anni venti nel miglior modo possibile. Dopo ingenti investimenti volti a rinnovare la gamma, la Horch lanciò sul mercato la vettura che avrebbe dovuto riposizionare la Casa al vertice dei costruttori tedeschi, ossia la 670, equipaggiata con un motore V12 da 6 litri. Purtroppo, la vettura non si rivelò all’altezza delle aspettative e ciò, unito alle forti oscillazioni del mercato delle auto di lusso, portò la Horch in una posizione decisamente precaria, anche se a conti fatti, delle quattro Case coinvolte nella storia dell’Auto Union, la Horch fu quella che si presentò all’appuntamento con la crisi economica del 1929 nelle migliori condizioni.

A Chemnitz, circa 45 km ad est di Zwickau, la Wanderer, già forte del successo della sua produzione motociclistica, dei suoi accessori per ufficio (note erano la macchine per scrivere Continental, prodotte dalla stessa Wanderer) e della Puppchen, si apprestò ad ampliare il ventaglio della gamma automobilistica. Per far fronte alle superiori esigenze produttive, nel 1927 trasferì la produzione nel nuovo e più ampio stabilimento di Siegmar. L’investimento per l’acquisto del nuovo stabilimento, però, ebbe l’effetto di un boomerang nel momento in cui esplose la crisi conseguente al martedì nero di New York.

Per fronteggiare l’evento, inizialmente la Wanderer si appoggiò su altre aziende, come la Carrozzeria Gläser, la Daimler-Benz e persino Ferdinand Porsche, che da pochissimo aveva aperto il suo studio di progettazioni. Anzi, fu proprio la Wanderer ad essere la prima cliente dell’estroso ingegnere boemo trapiantato a Stoccarda. L’allora direttore commerciale della Casa di Chemnitz, Klaus-Detlof von Oertzen, intrecciò via via dei rapporti sempre più stretti con Ferdinand Porsche, rapporti che avrebbero avuto dei riscontri negli anni a venire.
A quelle che furono le vicissitudini di ognuna delle quattro Case, vanno aggiunti anche altri risvolti più generali. Innanzitutto non va trascurato l’arrivo in Europa di molti modelli americani, molto concorrenziali perché già da tempo utilizzavano il principio della catena di montaggio che riduceva notevolmente i costi di produzione. Dal canto loro, molte delle principali Case europee, per fronteggiare l’iperinflazione d’inizio anni venti, cercarono soluzioni volte all’abbattimento dei costi di produzione e nel contempo alla massificazione della produzione. Il più tangibile contributo in tal senso venne proprio dalla catena di montaggio e dai principi del taylorismo, che molte Case europee, sia pur in ritardo rispetto ai colleghi d’oltreoceano, adottarono. Ma con il crack della Borsa di New York, tali soluzioni si rivelarono controproducenti, poiché molte Case si ritrovarono ad un regime di sovrapproduzione e moltissime vetture rimasero giacenti nei magazzini.

Furono proprio uomini come von Oertzen, già ai vertici della Wanderer, Richard Bruhn, inviato dalla Staatsbank per risanare i conti della DKW, e Moritz Straus, già detentore del pacchetto di maggioranza della Horch, a traghettare il destino delle quattro aziende verso l’unione sotto il marchio della Auto Union, unione che avvenne il 29 giugno del 1932, data di nascita della Auto Union AG, con sede a Zschopau. Al tavolo del Consiglio di Amministrazione del neonato gruppo tedesco sedettero anche J.S. Rasmussen ed August Horch, storico fondatore sia della Horch che dell’Audi.

Fonte: Wikipedia

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