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Il segreto professionale per i giornalisti

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In Italia il carcere per i giornalisti è già previsto dalle normative vigenti, non è solo un’eventualità che potrebbe essere introdotta dalla legge bavaglio sulle intercettazioni. In Europa e in tutto l’occidente per la diffamazione la detenzione non è prevista… L’art. 200 del Codice di Procedura Penale che sancisce il segreto professionale dei giornalisti lo nega ai pubblicisti e subito dopo, in sostanza, lo esclude anche per i professionisti, contraddicendo la legge istitutiva dell’Ordine che lo prevede… E’ necessaria una riforma dell’intera legislazione sulla stampa che è punitiva per i giornalisti e limita la libertà di stampa. Un esempio da imitare viene dalla Germania…

La notizia che il tribunale di Palermo ha riconosciuto alla collega pubblicista Maria Letizia Affronti il diritto al segreto professionale, che per qualsiasi giornalista è un dovere, è da accogliere come molto positiva da tutta la categoria: finalmente la magistratura ha riconosciuto quello che la legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti ha sempre affermato, che cioè la differenza tra pubblicisti e professionisti non è nei diritti e nei doveri, ma solo nella esclusività della professione. 

I pubblicisti, specie quelli che svolgono la professione giornalistica come esclusiva o prevalente (o, come afferma significativamente il neopresidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sicilia, Riccardo Arena, commentando la vicenda, “chi svolge attività giornalistica in forma professionale”), condividono difficoltà e asprezze del mestiere con i professionisti, sempre che valga ancora questa distinzione, in considerazione che molti professionisti non si distinguono, quanto a retribuzioni, sicurezza del posto e vita professionale, dai pubblicisti.

Per questo ribadisco che, anche senza lo stimolo della riforma introdotta dai decreti di Ferragosto e “Salva Italia”, sarebbe necessario permettere ai pubblicisti che vivono solo di giornalismo e lo fanno in maniera professionale e continuativa di poter accedere al registro dei praticanti e poi all’esame di Stato.

Il segreto professionale è una delle colonne della professione e da sempre non si capiva il motivo per cui la giurisprudenza fino ad oggi avesse negato questo diritto-dovere ai pubblicisti (da ricordare che proprio pochi mesi fa una collega pubblicista di Enna fu condannata in tribunale proprio perché non gli fu accordato tale diritto e lei non rinunciò al suo dovere di segretezza).

Personalmente, leggo con entusiasmo questa decisione nell’ottica della professionalizzazione della categoria, della quale sono convintissimo e per questo sono favorevole ad una riforma in questo senso dell’Ordine dei Giornalisti (e – ripeto per non essere frainteso – del diritto dei pubblicisti che lavorano in via esclusiva o prevalente come giornalisti con una norma transitoria), che dovrebbe arrivare comunque, indipendentemente da quelli che saranno gli obblighi imposti dai decreti governativi.

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