Operazione Pressing: arresti della Polizia e della Guardia di Finanza

Dopo 2 anni di indagini, la Polizia di Stato di Modena in collaborazione con il Gico della Guardia di Finanza di Bologna, hanno dato vita ad una operazione denominata “Pressing” che ha portato all’arresto di appartenenti al clan dei Casalesi operanti nella provincia di Modena.
Tutti i destinatari dei provvedimenti sono indagati per il delitto di estorsione, consistente in richieste di denaro a piccoli e medi imprenditori locali e per lesioni con l’aggravio della partecipazione ad associazione di stampo camorristico.
Contestualmente sono state effettuate numerose perquisizioni a carico di altri soggetti, residenti a Caserta e a Napoli, collegati a vario titolo ai destinatari dei provvedimenti restrittivi.
Gli operatori del Gico della Guardia di Finanza dopo meticolosa attività di ricostruzione dei patrimoni hanno proceduto al sequestro dei beni mobili ed immobili di tutti gli indagati.
 

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Crotone: la polizia arresta pericoloso latitante

Dopo articolate indagini personale del Servizio Centrale Operativo e della squadra mobile di Crotone con l’ausilio di specialisti della polizia scientifica di Roma hanno tratto in arresto Manfredi Pasquale, latitante dal 4 dicembre 2009 ed inserito nella lista dei 100 latitanti più pericolosi.
L’uomo, elemento di vertice della cosca Nicosia-Manfredi di Isola Capo Rizzato (Kr) è ritenuto responsabile di associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidi, reati estorsivi, traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi, anche da guerra.
Gli operatori della Polizia di Stato, dopo aver circondato lo stabile in via Kennedy di Isola Capo Rizzuto (Kr), hanno fatto irruzione nella palazzina ed hanno rintracciato il Manfredi, mentre tentava fuggire dal tetto. L’uomo si è arreso senza opporre resistenza.
Successivamente, è stata effettuata un’accurata perquisizione dell’intero edificio ed individuati i probabili fiancheggiatori, rivelatisi parenti del latitante.
Manfredi Pasquale è ritenuto responsabile di 2 omicidi, quello di Arena Carmine e di Tipaldi Pasquale, avvenuti rispettivamente nell’ottobre 2004 e nel dicembre del 2005.
E’ senza ombra di dubbio il più pericoloso pregiudicato della provincia crotonese, sospettato di aver eseguito numerosi altri omicidi, sui quali la locale Squadra Mobile sta svolgendo approfondite e meticolose indagini.

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Trapani:operazione antimafia Golem 2, 19 arresti.

Dalle prime ore di oggi, in provincia di Trapani, investigatori della Polizia di Stato appartenenti al Servizio Centrale Operativo ed alle Squadre Mobili di Trapani e Palermo coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia  della Repubblica di Palermo, al termine di un’articolata attività investigativa stanno eseguendo 19 fermi di indiziato di delitto nei confronti di altrettanti indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti e trasferimento fraudolento di società e valori. I destinatari dei provvedimenti restrittivi fanno parte della struttura operativa “cosa nostra” trapanese, facente capo al boss Matteo MESSINA DENARO.Gli uomini della squadra mobile di Trapani e Palermo, supportati anche da equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine, stanno eseguendo 40 perquisizioni, in diverse Regioni italiane, nei confronti di persone legate al clan mafioso. Complessivamente sono impiegati oltre 200 uomini della Polizia di Stato, con l’ausilio di elicotteri e unità cinofile specializzate.Gli arresti odierni costituiscono il proseguimento dell’operazione “Golem 1”, del giugno scorso,  condotta da uno speciale “team” investigativo, costituito da esperti del Servizio Centrale Operativo e delle Squadre Mobili di Trapani e Palermo, diretti dalla D.D.A. del capoluogo palermitano,che  ha avuto la finalità di aggredire e disarticolare le strutture operative di “cosa nostra” trapanese, facente capo al latitante Matteo MESSINA DENARO, vertice incontrastatonella provincia di Trapani ed elemento di riferimento dell’intera associazione mafiosa, dopo le catture dei boss latitanti Bernardo PROVENZANO e Salvatore LO PICCOLO.Tra i destinatari della misura restrittiva figurano, in particolare, alcuni elementi apicali del gruppo criminale, tra cui i reggenti della “famiglia” mafiosa di Castelvetrano, di Campobello di Mazara, di Partanna e di Marsala. Secondo quanto ricostruito dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e dagli investigatori della Polizia di Stato, a costoro, tra le altre cose, era stato demandato il delicatissimo ruolo di veicolare notizie tra Matteo MESSINA DENARO ed i suoi fedelissimi, nonché con i vertici della “cosa nostra” palermitana.Nell’ambito dell’operazione, è stato richiesto alla competente Autorità giudiziaria il sequestro di aziende operanti nel settore della ristorazione e della distribuzione alimentare, risultate fittiziamente intestate a prestanome di parenti del latitante e di affiliati al “mandamento” mafioso, al fine di salvaguardare il patrimonio illecitamente conseguito dalle aggressioni giudiziarie.

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Trieste: bambina rom venduta per duecentomila euro.

Si è conclusa l’operazione “Kali” della Squadra Mobile di Trieste coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo giuliano, che ha portato all’emissione di un ordinanza di custodia cautelare a carico  di quattro cittadini croati, accusati a vario titolo di aver venduto e acquistato una bambina rom di tredici anni da destinare alla commissione di furti.Gli investigatori accusano due cittadini croati appartenenti ad un gruppo rom, di aver “venduto”  nel settembre dello scorso anno la figlia  di tredici anni a due loro connazionali residenti  in provincia di Padova.Tre dei quattro  protagonisti dell’incredibile vicenda si trovano ora ristretti nella casa circondariale di Trieste con l’accusa di acquisto e alienazione di schiavi, rischiando una condanna ad oltre venti anni di carcere, mentre la mamma della vittima è ricercata in campo internazionale per l’esecuzione di un mandato di cattura europeo emesso dalla Procura della Repubblica di Trieste.L’inchiesta era partita nel settembre dello scorso anno dopo il rintraccio effettuato nel capoluogo giuliano di due minori rom, vittime di riduzione in schiavitù insieme ad altri coetanei, ad opera di una banda di zingari finita in carcere a dicembre del 2009, in un altro filone di indagine su abusi commessi ai danni di bambini denominato “Gipsy child”.
 

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Razzismo:scoperto leader ku klux klan italiano.

Con un’ operazione denominata “kkk Italia” la Polizia Postale del Lazio ha identificato il referente del ku klux klan in Italia, che è un’organizzazione dell’estrema destra inneggiante la diversità razziale, nata negli Usa nel 1865 dove attualmente riveste carattere di legalità.Si tratta di un uomo di 33 anni residente nella provincia di Modena, che dopo perquisizione domiciliare effettuata in collaborazione con la sezione della polizia postale e la Digos di Modena, è stato denunciato in stato di libertà per aver commesso atti di discriminazione e odio etnico, nazionale, razziale al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, movimenti che hanno il medesimo scopo.L’uomo era già noto alle forze dell’ordine come simpatizzante degli skinheads ed era anche il responsabile dell’area italiana del sito www.unskkk.com.L’intento del movimento italiano era farsi pubblicità, richiamare a sè nuovi adepti, coordinandone i movimenti per azioni inneggianti l’odio razziale.
 

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